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Vertenza Lasme, speranza per 75

Vertenza Lasme, speranza per 75
di FRANCESCO RUSSO 
La cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività; la ripresa produttiva con la costituzione di una nuova società, sempre a Melfi, per produrre moduli porta e alzacristalli manuali per la Fiat Punto; il mantenimento del posto di lavoro nei confronti di almeno 75 dei 174 operai interessati; un tavolo con la Regione per la reindustrializzazione ed il reinserimento occupazionale delle restanti unità lavorative. Sono queste, le proposte scaturite dall'incontro che si è tenuto ieri a Roma, al Ministero dello Sviluppo economico

13 Ottobre 2009

MELFI - La cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività; la ripresa produttiva con la costituzione di una nuova società, sempre a Melfi, per produrre moduli porta e alzacristalli manuali per la Fiat Punto; il mantenimento del posto di lavoro nei confronti di almeno 75 dei 174 operai interessati; un tavolo con la Regione per la reindustrializzazione ed il reinserimento occupazionale delle restanti unità lavorative. Sono queste, le proposte scaturite dall'incontro che si è tenuto ieri a Roma, al Ministero dello Sviluppo economico, per trovare una soluzione alla difficile vertenza che interessa la Lasme, azienda dell'indotto industriale di San Nicola di Melfi, che ad agosto aveva deciso di chiudere l’attività e di mettere in mobilità le maestranze. 

Alla riunione, oltre alle organizzazioni di categoria, ai funzionari del ministero e ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali erano presenti anche il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo e l'assessore regionale alle attività produttive, Gennaro Straziuso. All'inizio dell'incontro (uno dei diversi, che si sono susseguiti nelle ultime settimane) il direttore del personale della Lasme aveva annunciato un'istanza con la richiesta di cassa integrazione straordinaria «per crisi per cessazione di attività, per ridurre l’impatto sociale del problema e favorire una più flessibile rioccupazione all’esterno dei dipendenti». 

Dopo la richiesta dell'azienda è arrivata la nuova proposta. «Lasme e sindacati - ha spiegato all’uscita De Filippo - faranno conoscere la loro risposta entro pochi giorni». Per Giuseppe Cillis, segretario regionale della Fiom Cgil «siamo di fronte ad una proposta inadeguata, perché contempla la cessazione della attività ed il mantenimento del posto di lavoro nei confronti di un numero di operai inferiore rispetto alle nostre richieste. E' previsto inoltre - aggiunge il sindacalista - lo spostamento al Nord di parte delle produzioni di Melfi. Per questo, non riteniamo che la proposta presentata a Roma, alla stesura della quale ha contribuito anche il ministero Claudio Sajola sia adeguata. Ma lasceremo l'ultima parola ai lavoratori, ai quali spigheremo i rischi che correrebbero se dovesse passare quel progetto». 

«Mercoledì in assemblea - commenta il segretario della Uilm provinciale, Vincenzo Tortorelli - parleremo con i lavoratori. E' chiaro però che siamo in una fase cruciale della vertenze, con il ministero che minaccia di tirarsi fuori se entro giovedì non sarà tutto concluso. La proposta di oggi (ieri per chi legge, ndr.) è soltanto un piccolo passo in avanti, ma riteniamo tutto ancora complesso, non solo per il fatto che si parla di mantenere 75 lavoratori e non tutti i 174, ma anche perché, trattandosi di azienda in liquidazione risulta difficile l'applicazione degli ammortizzatori sociali». 

«È arrivato il momento – dice il segretario regionale della Fimisc, Marco Roselli – di arrivare ad una conclusione della trattativa. E' stato fatto un ulteriore passo in avanti, ma ormai siamo ad un punto di non ritorno». Anche per il segretario regionale dell'Ugl, Giovanni Tancredi e per il componente della segreteria, Giuseppe Giordano «è stato fatto un altro passo in avanti. È necessario però ascoltare le ragioni dei lavoratori e richiedere alla Regione che continui a fare la sua parte».
di FRANCESCO RUSSO 
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