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Trinitapoli, amianto in pieno centro

Trinitapoli, amianto in pieno centro
dal nostro inviato PAOLO PINNELLI 
La zona interessata si trova tra via Diaz e via Di Bari. È un vecchio stabilimento vinicolo ormai usato solo come deposito. Il primo cittadino Ruggero Di Gennaro (del Partito democratico) si affretta a precisare: «La copertura è stata verificata e non c’è necessità urgente della rimozione». L'edifico appartiene alla famiglia del sindaco

13 Ottobre 2009

TRINITAPOLI - La folta vegetazione riesce a nascondere in modo quasi impeccabile un grosso tetto ondulato. Il colore della tettoia lascia pochi dubbi sulla sua natura mentre il suo stato di eventuale degrado, soprattutto per la distanza considerevole dalla quale è possibile vederne almeno una parte, lascia aperte tutte le possibilità.

NEL CENTRO STORICO - Siamo in pieno centro di Trinitapoli, città premiata per la qualità e per le iniziative dell’amministrazione in favore dell’ambiente. In pieno centro, tra le vie Giuseppe Di Bari e Armando Diaz, nel dedalo delle stradine del centro storico della cittadina ofantina. Qui, all’interno di un ex stabilimento vinicolo, fermo ormai da anni, un capannone giganteggia con la sua copertura. Dall’esterno, i muri perimetrali del vecchio stabilimento, sia in via Diaz che in via Di Bari, nascondono alla vista le strutture al suo interno. Davanti, all’angolo, una palazzina in fase di ristrutturazione di un paio di piani, come quelle del circondario. Accanto, un’altra palazzina ad un piano in stato di abbandono. 

AMIANTO E VEGETAZIONE - Imprescrutabile l’interno, mentre i cancelli non tralasciano una sola fessura. Poi, poco, distante, all’altezza del civico 15, la sorpresa: una fitta vegetazione, in un atrio giardino, lascia scorgere, appena ma chiaramente, la parte iniziale della temibile tettoia. Imponente, come il capannone che copre. Una distesa di amianto che nessuno ha mai pensato, di rimuovere, lasciando che il tempo (meteorologico oltre che cronologico) la lavorasse «ai fianchi» da oltre trent’anni. Ma la sorpresa non è solo questa. Anche se in pochi ricordano quello stabilimento vinicolo in funzione, tanti sanno bene che parte del fabbricato di tipo “padronale” - almeno quello originario - fa capo alla famiglia dell’attuale sindaco del Partito democratico, Ruggero Di Gennaro. Una parte della sua famiglia ancora vive in quella zona, mentre il capannone in questione appartiene al fratello del sindaco Di Gennaro. È lo stesso primo cittadino di Trinitapoli a parlarne e a spiegare. 

IL SINDACO CHIARISCE - «Quel vecchio stabilimento apparteneva alla mia famiglia ed il capannone appartiene attualmente a mio fratello - dice il sindaco Ruggero Di Gennaro - lui lo sta usando ormai da alcuni anni come deposito. Credo abbia intenzione, nel tempo, di destinarlo ad altri usi, ma per ora resterà così com’è.» 
Quindi, sindaco, lei è perfettamente a conoscenza dell’esistenza della copertura di eternit del capannone? 
«Certo, so bene che la copertura dell’intero capannone è in eternit, ma non ci sono problemi. Le condizioni in cui versa sono buone e le verifiche, effettuate anche abbastanza di recente, realizzate con i vigili urbani e con l’Arpa lo hanno confermato». 
Quindi, sindaco Di Gennaro, secondo le informazioni in suo possesso, quel capannone - o meglio - quella copertura in eternit non necessita di essere rimossa? 
«Non c’è alcuna necessità di una rimozione urgente della copertura del capannone di mio fratello. Lo so bene perchè di recente abbiamo fatto effettuare, insieme alla Regione e all’Arpa, una serie di controlli e di verifiche in tutto il territorio di Trinitapoli. Abbiamo scoperto numerose situazioni e laddove i responsabili dell’Arpa hanno verificato che era necessario intervenire, è stato disposto l’intervento di rimozione. Quindi se quel capannone è restato così significa che non è stata ritenuta necessaria la rimozione. Quando saranno effettuati interventi diversi, allora mio fratello provvederà a rimuoverlo secondo la normativa». 

Fin qui il sindaco. Tranquillo e chiaro nelle sue risposte. Non come il cielo che, intanto sempre più cupo,minaccia abbonadante pioggia, quasi a sottolineare che il lavoro «ai fianchi» della copertura in eternit prosegue ogni giorno. Incessante da oltre trent’anni. Ma, tanto - almeno sulla carta - non c’è nessun pericolo. 
dal nostro inviato PAOLO PINNELLI
pinnelli@gazzettamezzogiorno.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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