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In Puglia e Basilicata

Caso Punta Perotti: risarcimenti milionari Il Comune fu "vittima"

Caso Punta Perotti: risarcimenti milionari Il Comune fu "vittima"
di NICOLA PEPE 
BARI - Tra i danneggiati di Punta Perotti potrebbe esserci anche il Comune. La nota di trascrizione con la quale 8 anni fa le aree furono confiscate, annovera anche la civica amministrazione: con la differenza che l’ente ha «conservato» i suoi suoli. Intanto al lista dei risarcimenti potrebbe allungarsi. Proseguono le trattative con i Matarrese per l’indennizzo (200 milini) 
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12 Ottobre 2009

BARI - Il risarcimento di Punta Perotti è ormai un rubinetto aperto. Tra cause decise, pendenti e in arrivo, non è ancora chiaro quale sarà (o potrebbe essere) il conto finale di quella lottizzazione maledetta. La spiegazione sta nel fatto che ad avere diritto a un indennizzo, probabilmente, non saranno solo le società riconducibili agli imprenditori Matarrese, Andidero e Quistelli ormai «coperti» da una sentenza della Corte europea, ma anche altri «soggetti» che si sono visti sfilare aree di loro proprietà pur non avendo mai costruito un solo metro cubo. E uno dei paradossi vedrebbe proprio il Comune tra i potenziali «danneggiati » e al tempo stesso beneficiari. 

La trascrizione alla Conservatoria di otto anni fa è rimasta sempre la stessa: 14 pagine zeppe di numeri di particelle e di superficie dei suoli «incriminati» espressi in are e centiare (unità di sottomisura dell’ettaro). In quell’elenco di 17 «soggetti» contro i quali fu eseguita la famosa trascrizione «contro» c’è lo stesso Comune di Bari a «favore» del quale è stato girato l’intero suolo di 10 ettari che comprende tutta l’area di Punta Perotti. La civica amministrazione, con una superficie di circa 4 ettari e mezzo, risulta tra quei soggetti colpiti «indirettamente » dal provvedimento di confisca sancito dalla Cassazione con la sentenza del 20 gennaio del 2001. Quei suoli erano infatti detenuti prima che scoppiasse il «caso ecomostro». 

Rispetto agli altri destinati del provvedimento, il Comune ha «conservato » intatta la sua proprietà. Nella lista non ci sono solo Matarrese, Andidero e Quistelli (le imprese che realizzarono gli edifici poi demoliti il 2 aprile di tre anni fa), ma compaiono i nomi di altri soggetti che, a vario titolo, potrebbero aver diritto a un risarcimento. C’è la «Giem» (società che ha fatto ricorso anch’essa alla Corte europea), ci sono due fratelli di Barletta, c’è un altro barese, un’altra società barese, nonchè la Regione, l’Aci e lo stesso Comune (nella nota non compare il ministero delle Finanze proprietario di un’altra particella). 

In queste settimane, come pubblicato nei giorni scorsi, al ministero dell’Economia è in atto un’istruttoria finalizata a definire quel famoso accordo richiesto dalla sentenza della Corte di Straburgo che ha sancito l’ille gittimità della confisca condannando lo Stato italiano al risarcimento per danni morali e materiali. Quest’ultima fase sarebbe stata complicata da una legge varata ad hoc dal Parlamento il 3 agosto scorso unitamente al decreto anticrisi, con la quale si stabiliscono - di fatto - le modalità di indennizzo ai costruttori di Punta Perotti. 

Il punto controverso è quello che riguarda la restituzione dei suoli ai proprietari (non ne vogliono nemmeno sentir parlare) che, pur essendo sulla carta ancora edificabili, di fatto sono «intoccabili » per effetto di un piano paesaggistico ma per la stessa sentenza della Cassazione che ha sancito l’illegittimità delle concessioni edilizie rilasciate negli anni Novanta. 

C’è una scuola di pensiero che prevede un congruo indennizzo (pare 200 milioni di euro) e chi invece ritiene che gli imprenditori debbano esssere indennizzati in rapporto la valore «attuale» delle aree, di gran lunga inferiore alla cifra di cui si parla. In un modo o nell’altro, si pensa a un rinvio «di fatto» del termine (20 ottobre) previsto dalla Corte europea per trovare un accordo. Uno slittamento necessario anche per capire dove trovare i soldi, visto che si è persino parlato di un prelievo straordinario dal «Fas», il fondo per le aree sottoutilizzate.
NICOLA PEPE
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