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In Puglia e Basilicata

Le Tac inutili uccidono 20 salentini ogni anno

Le Tac inutili uccidono 20 salentini ogni anno
di GIOVANNI DELLE DONNE
Ogni anno una ventina di salentini si ammalano e muoiono per colpa della medicina. Anzi, per abuso di medicina o - come dice qualcuno - per «eccesso di difesa». Si chiama cancro radiogeno ed è quello provocato dalla eccessiva esposizione alle indagini radiologiche. Insomma, radiografie, scintigrafie e soprattutto Tac possono provocare tumori. Nel primo semestre del 2009 sono state effettuate 158.589 indagini, di cui 15.747 Tac e 8.749 Risonanze. Il trenta per cento delle prestazioni richieste ed eseguite risulta inappropriato. Dati, questi, confermati da ricercatori di tutto il mondo.
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11 Ottobre 2009

di GIOVANNI DELLE DONNE


Ogni anno una ventina di salentini si ammalano - e muoiono - di cancro per colpa della medicina. Anzi, per abuso di medicina o, come dice qualcuno, per «eccesso di difesa».

Si chiama cancro radiogeno ed è quello provocato dalla eccessiva esposizione ad indagini radiologiche. Insomma, radiografie, scintigrafie e soprattutto Tac possono causare tumori. E se si considera che in provincia di Lecce nell’arco di dodici mesi ne vengono eseguite oltre 300mila, allora il problema diventa molto serio. Anche perchè almeno il 30 per cento (parliamo di quasi centomila esami) sarebbero inappropriate, quindi inutili e dannose. Dati, questi, confermati da ricercatori di tutto il mondo e riguardano non solo il Salento ma, con esso, la Puglia, l’Italia, l’Europa, il mondo. Con un conto da pagare molto salato in fatto di vite umane, di liste d’attesa e di costi per la collettività.

Numeri che appaiono piccoli se confrontati con gli oltre mille nuovi tumori che vengono diagnosticati ogni anno in provincia di Lecce ma che sono preoccupanti ed in costante crescita. Venti morti forse evitabili se per fare una diagnosi si tornasse a visitare i pazienti invece di ricorrere sempre e comunque alle indagini strumentali. Spesso, come dicevamo, non solo inutili ma anche molto dannose. Eppure, una tac non si nega a nessuno visto che l’opinione pubblica preme ed è meglio cautelarsi in caso di denuncia da parte dei pazienti insoddisfatti.

Ma torniamo ai numeri che appaiono veramente esorbitanti. In un anno nella Asl di Lecce sono state garantite circa 300mila prestazioni diagnostiche tra radiografie, ecografie, mammografie, densitometrie, Tac e risonanze magnetiche. E la tendenza è in costante aumento. Nel primo semestre del 2009, infatti, il totale delle prestazioni si è assestato a ben 158.589 indagini, di cui 90.404 nel territorio della ex Asl Lecce/1 ed altre 68.185 nella ex Asl Lecce/2 di Maglie. Le Tac sono state 15.754 (11.819 nella ex Lecce/1 e 3.935 nella ex Lecce/2) mentre le risonanze magnetiche sono state 8.749 (rispettivamente 4.062 e 4.687). Numeri che illustrano un fenomeno esorbitante che, se non verrà contenuto, rischia di provocare danni molto seri e di portata sempre maggiore.

Siamo, dunque, al paradosso. L’eccessivo numero di indagini strumentali eseguite con il nobile scopo della prevenzione rischiano di provocare il cancro in chi non ce l’ha e non era destinato ad averlo.

La maggiore indiziata è la Tac ed il motivo è ben chiaro; basti pensare che una Tac equivale a circa 500 radiografie. Un impatto tremendo per l’organismo che perciò dovrebbe essere tutelato richiedendo la prestazione diagnostica solo quando è effettivamente necessaria. Invece pare che non ci sia freno anche se, fortunatamente, sta progressivamente crescendo il ricorso alla Risonanza, molto meno dannosa della Tac.

A rendere evidente l’abuso di «prestazioni» contribuisce, solo per fare un esempio, quanto accaduto di recente in uno studio medico (il paziente interessato vuole, ovviamente, conservare l’anonimato) dove lo specialista, avendo perduto il referto sulla Tac eseguita un mese prima, invece di richiederne copia ne ha ordinata un’altra, con evidenti rischi per la persona, allungamento delle liste d’attesa, ulteriore colpo per il disastrato bilancio della sanità pugliese.

Se i tumori provocati da radiazioni sono il primo problema, non meno drammatica è la questione che riguarda le liste d’attesa. E non tanto perchè spesso occorre aspettare mesi per poter fare una Tac o una Risonanza ma perchè a pagarne le maggiori conseguenze sono proprio quelle persone che ne hanno realmente bisogno. L’inappropriatezza allunga i tempi, chi poteva ottenere risposte esaurienti con indagini meno invasive si becca un bombardamento di radiazioni non certo benefiche, chi invece le risposte le può ottenere solo da quegli esami rischia di perdere tempo preziosissimo.

In questo contesto, naturalmente, non è facile trovare i colpevoli di un andazzo ormai insostenibile. Tra medici di famiglia e specialisti le accuse sono reciproche. Mentre la gente chiede un numero sempre maggiore di apparecchiature. Insomma, se il mercato lo richiede bisogna attrezzarsi per soddisfarlo.

Così si alimenta un circolo vizioso che non promette nulla di buono. Ed infatti, i radiologi ed i neuroradiologi sono chiamati a lavorare in straordinario che poi - a loro dire - la Asl non riesce a retribuire. Oppure si è costretti ad un eccessivo ricorso al privato.

Per restare in tema, il primario della Neuroradiologia del Fazzi, Fernando Lupo, rivendica il potenziamento della struttura in modo da poter rispondere alla forte domanda di Tac e Risonanze che proviene dall’esterno e lancia una provocazione per quanto riguarda l’inappropriatezza. Se al Cup (il Centro unico di prenotazione) ci fosse anche un radiologo capirebbe subito se la richiesta di Tac o Risonanza è effettivamente utile, indirizzando verso altre indagini meno crucruenti (soprattutto ecografie) le richieste inappropriate. Avremmo un abbattimento delle prestazioni pari al 30 per cento. Il notevole risparmio economico potrebbe essere utilizzato per rinnovare la tecnologia, aumentare il numero di prestazioni giornaliere, elimimare le liste d’attesa. Ed evitare l’insorgere di qualche tumore.

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