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In Puglia e Basilicata

Truffa all'Ilva due gli indagati

Truffa all'Ilva due gli indagati
di MIMMO MAZZA
TARANTO - Venti milioni di euro: è questa la cifra che sarebbe costata al gruppo Riva la non oculata gestione delle forniture nel settore elettromeccanico nell’ultimo quinquennio. Gestione sulla quale l’Ilva, come anticipato ieri dalla Gazzetta, ha acceso i riflettori, affidando ad una società di revisione, la Kpmg Italia il compito di verificare le procedure seguite nella divisione acquisti, che ha basi a Taranto e Milano, per approvvigionarsi del materiale necessario al funzionamento dello stabilimento siderurgico tarantino.

11 Ottobre 2009

di MIMMO MAZZA

Venti milioni di euro: è questa la cifra che sarebbe costata al gruppo Riva la non oculata gestione delle forniture nel settore elettromeccanico nell’ultimo quinquennio.

Gestione sulla quale l’Ilva, come anticipato ieri dalla Gazzetta, ha acceso i riflettori, affidando ad una società di revisione, la Kpmg Italia il compito di verificare le procedure seguite nella divisione acquisti, che ha basi a Taranto e Milano, per approvvigionarsi del materiale necessario al funzionamento dello stabilimento siderurgico tarantino.

L’esito dei primo accertamenti, avviati all’inizio dell’anno, sarebbe stato devastante al punto da far decidere al patron del siderurgico Emilio Riva azioni molto forti.

Oltre all’affidamento dell’incarico ad una delle società leader nella gestione delle aziende e nella verifica delle strategie, Riva ha dato mandato ai suoi legali di predisporre un esposto da presentare in Procura nei prossimi giorni, forse già domani, dopo che della vicenda ha avuto modo di parlare informalmente con il procuratore capo Franco Sebastio.

La truffa milionaria ai danni del titolare della più grossa impresa del territorio, capace di impiegare stabilmente circa 13mila dipendenti, sarebbe il frutto di un meccanismo ben congegnato e altrettanto ben collaudato. Questa clamorosa cresta sulla spesa, stando a quanto si dice, vedrebbe protagonisti quattro grosse imprese (una tarantina e tre del Nord) che forniscono materiale elettromeccanico alla grande acciaieria ma anche qualche «gancio» interno allo stabilimento. Si parla di una ventina di dipendenti, in qualche maniera interessati agli acquisti all’esterno, che negli ultimi giorni, stando ad indiscrezioni attendibili, sarebbero stati messi in libertà. Non un provvedimento disciplinare vero e proprio ma un invito cordiale ma fermo a smaltire le ferie accumulate sinora. In attesa di fare chiarezza su eventuali responsabilità.

Emilio Riva, dopo le prime avvisaglie della possibile truffa, avrebbe letteralmente perso la pazienza. L’imprenditore milanese che ha stabilito in riva allo Jonio il core business delle sue attività, avrebbe messo tutto nero su bianco, pronto a presentarsi alla Procura per denunciare l’accaduto e chiedere all’autorità giudiziaria di fare chiarezza e perseguire i possibili responsabili.

Il calo della produzione dell’acciaio accusato nell’ultimo anno ha portato i manager del gruppo a rivedere la catena dei costi e a fare alcune comparazioni con quanto si spende normalmente sul mercato per assicurarsi le forniture ora finite sotto i riflettori. Facendosi i conti in tasca, Riva avrebbe notato una macroscopica sporporzione tra le forniture che arrivano in azienda e la cifra pagata alla consegna della merce. Incrociando i numeri, l’imprenditore lombardo avrebbe scoperto di aver speso molto di più di quanto sarebbe stato possibile con una attenta politica di gestione. Dopo una prima serie di controlli a campione, la verifica delle spese starebbe riguardando ora i conti dei magazzini di ogni reparto e ogni unità produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto.

I numeri che ballano sono di assoluto rilievo. Da quanto apprende la Gazzetta, le somme pagate in più sfiorerebbero addirittura i 20 milioni di euro. Cifra che allo stato dei fatti sarebbe stata incassata dalle aziende finite nel mirino delle verifiche incrociate grazie ad una politica dei prezzi molto gonfiata. A maggio scorso, quando la vicenda è arrivata ai vertici aziendali, è dunque partita la decisione di bloccare tutti i pagamenti e avviare ogni tipo di verifica, compresa ora anche la possibile appendice penale, per ricostruire tutto l’accaduto, accertare eventuali responsabilità, capire che tipo di legame si era creato tra chi forniva la merce e chi firmava i contratti e teneva i rapporti con le ditte, e punire i responsabili.

Una stagione da lunghi coltelli, insomma, che sembra destinata a mietere vittime illustri, dentro e fuori lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa.

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