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Polveri nere a Brindisi perquista l'Enel di Roma

Polveri nere a Brindisi perquista l'Enel di Roma
Gli agenti della Digos e i carabinieri del Nucleo ecologico ieri mattina hanno bussato alle porte della sede romana dell'Enel per effettuare una perquisizione. Gli investigatori hanno acquisito documenti che già questa mattina potrebbero essere al vaglio del pool di magistrati appositamente creato per chiudere al più presto la delicata inchiesta sulle polveri di carbone e sui danni che - secondo le accuse - sarebbero stati provocati all'ambiente, con particolare riferimento ai prodotti agricoli

10 Ottobre 2009

Gli agenti della Digos e i carabinieri del Nucleo ecologico ieri mattina hanno bussato alle porte della sede centrale dell’Enel - in via Regina Margherita, a Roma per effettuare una perquisizione.

Avevano pieno mandato dai sostituto procuratori Giuseppe De Nozza, Silvia Nastasia e Cristina Fasano. Gli investigatori hanno acquisito documenti che già questa mattina potrebbero essere al vaglio del pool di magistrati appositamente creato per chiudere al più presto la delicata inchiesta sulle polveri di carbone e sui danni che - secondo le accuse - sarebbero stati provocati all’ambiente, con particolare riferimento ai prodotti agricoli. Un filone dell’inchiesta riguarda anche alcune patologie che, sempre secondo le accuse, potrebbero essere in qualche modo collegate con le stesse polveri.

Sempre nella giornata di ieri, carabinieri e poliziotti hanno «visitato» lo studio di un agronomo. Infine, perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici dei dodici indagati che sono i dirigenti dell’Enel Luciano Mirko Pistillo, Antonino Ascione, Vincenzo Putignano, Calogero San Filippo, Lorenzo Laricchia, Giuseppe Varallo, Diego Baio, Antonino Caprarotta, Vittorio Vagliasindi e Sandro Fontecedro e gli imprenditori brindisini Aldo Cannone e Luca Screti.

Quanto ai dirigenti, si tratta di funzionari Enel che hanno avuto a vario titolo responsabilità connesse alle modalità di movimentazione del carbone, mentre gli imprenditori sono quelli che gestiscono per conto dell’Enel le quote di carbone da movimentare via terra, attraverso i camion.

Tutti rispondono di getto pericoloso di cose e danneggiamento di piante e di viti: ipotesi di reato che si riferiscono alla possibilità che i terreni e le piantagioni adiacenti alle aree adibite alla movimentazione del carbone siano state contaminate dallo stesso. E questo spiega anche il coinvolgimento nell’inchiesta di alcuni imprenditori che, in periodi diversi, hanno avuto affidato anche l’appalto per la pulizia del nastro trasportatore del carbone: un’incombenza che dovrebbe servire proprio limitare la dispersione di combustibile dovuta alla movimentazione dello stesso.

Un’inchiesta nata dall’esposto inviato in Procura da alcuni agricoltori, spesso affetti da grave patologie, che hanno fatto riferimento proprio ai reati e alle circostanze che hanno portato i tre magistrati a far notificare le informazioni di garanzia e disporre ulteriori accertamenti. Esposto sottoscritto da persone - braccianti o imprenditori agricoli - che risiedono su quei terreni o vi hanno lavorato a lungo. Sono novanta complessivamente le famiglie coinvolte e che hanno avuto a che fare con una grave patologia contratta da uno dei propri congiunti. Ciò che inquirenti dovranno verificare, dunque, è l’eventuale sussistenza di un nesso tra le patologie e la possibile contaminazione dei terreni dovuta alla movimentazione del carbone. Indagini delicate che potrebbero riservare ulteriori sorprese. I pm, ovviamente, faranno effettuare delle perizie prima di chiudere il cerchio intorno alla vicenda.

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