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In Puglia e Basilicata

Sanità in Puglia Vittima di «Gianpi» per omonimia

Sanità in Puglia Vittima di «Gianpi» per omonimia
di ONOFRIO PAGONE 
I guai di un’azienda che si chiama Techno Hospital come quella di Tarantini. Il proprietario della società con sede ad Acquaviva che pure opera nella sanità, ma già due anni prima di quella del Gianpi: ci confondono con lui e ora abbiamo problemi con banche, fornitori e Asl
• Laforgia: «sui listini gonfiati per le protesi la colpa non è di noi ortopedici

10 Ottobre 2009

di ONOFRIO PAGONE 

BARI - La telefonata arriva da Roma: è un fornitore della «Tecno Hospital» molto interessato alle notizie sul sexy-scandalo collegato alla Sanità pugliese. Con estrema disinvoltura, in quella telefonata - e non è l’unica del genere giunta all’azienda barese - si fa riferimento al «parco escort» di cui si sa attraverso i giornali e si avanza una richiesta precisa: «Possiamo essere messi a giro anche noi?». Piccolo particolare: l’azienda in questione non è quella di Gianpi Tarantini. E’ solo un caso di omonimia, che però sta costando caro all’altra «Tecno Hospital», quella collegata a questi fornitori di Roma. Non è facile da reggere l’omonimia ai tempi dell’inchiesta giudiziaria sulla Sanità. 

Di aziende denominate «Tecno Hospital» ce ne sono una decina in tutta Italia: non solo a Bari, ma anche a Sassari, a Brescia, a Vicenza. Il fatto è che a Bari ce ne sono due: quella di Tarantini, appunto, e la srl di cui è amministratore unico Francesco Solazzo, con sede legale e officina ortopedica ad Acquaviva delle Fonti, sulla Murgia barese, e filiali a Grumo Appula, Altamura, Taranto e Conversano. 
Il caso vuole che uno dei soci di questa seconda «Tecno Hospital» assomigli fisicamente a Tarantini, per cui la confusione tra le due aziende in questi mesi è stata ulteriormente facilitata. 

In base alla legge, la Camera di Commercio tutela il marchio ma non la denominazione di un’azienda. E così Solazzo, forte del fatto che la sua società è stata registrata nel ‘94 - cioé due anni prima di quella ora sotto inchiesta - ha formalmente diffidato Tarantini invitandolo a modificare il nome della sua impresa. Diffida finora rimasta lettera morta. Solazzo ha anche scritto alla pm Dig eronimo, titolare dell’inchiesta della procura di Bari, invitandola ad intervenire. Frattanto ha diffuso una nota-stampa di chiarificazione e, inascoltato dai più, ha cominciato a procedere per le vie legali nei confronti di chi continua a confondere le due aziende a suo danno. 

«Ma insomma - si sfoga - un cittadino come fa a difendersi?». L’azienda di Acquaviva è un’officina ortopedica ma - al pari di quella di Tarantini - è anche fornitore ospedaliero. Si occupa però di protesi esterne, carrozzelle e ausili per disabili: ai fini contabili, finisce comunque nei bilanci degli ospedali ed è capitato che le Asl abbiano persino sbagliato indirizzo per i pagamenti. Assurdo ma vero. In questi mesi si sono moltiplicati i problemi nelle relazioni commerciali con banche, clienti e distretti Asl. 

Solazzo racconta di appuntamenti saltati, pratiche bloccate, pagamenti congelati, sorrisini e battutine maliziose anche nei confronti dei quindici dipendenti dell’azienda, che hanno contatti con i pazienti. «Operiamo con tre istituti bancari - sottolinea - e ci siamo dovuti giustificare con le rispettive direzioni generali, nonostante le spiegazioni e le garanzie dei direttori delle agenzie locali che ci conoscono». 
Il colmo? Lea Cosentino, direttore generale della Asl Bari, poco prima di essere dimissionata ha respinto un progetto prodotto dalla «Tecno Hospital» per riciclare sedie o letti ortopedici, e dunque far risparmiare la Asl. «Ci fu detto - racconta Solazzo - che la Tecno Hospital crea problemi. Noi, davvero noi? Non è giusto tutto questo».
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