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In Puglia e Basilicata

All'Asl Bat quelle 26 strane borse di studio

All'Asl Bat quelle 26 strane borse di studio
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Nel campionario dei metodi creativi con cui le Asl pugliesi spendono i fondi della sanità - contribuendo a un «buco» che quest’anno potrebbe assestarsi sui 300 milioni di euro - non ci sono soltanto le forniture «allegre» finite nel mirino della Procura di Bari. C’è una Asl, quella della Bat, che utilizza i soldi destinati all’assistenza sanitaria per erogare borse di studio. Borse di studio destinate, sulla carta, a «progetti formativi». Ma che si trasformano, nei fatti, in contratti a termine mascherati. Come se di precari la sanità pugliese non ne avesse già abbastanza.

09 Ottobre 2009

di Massimiliano Scagliarini

BARI -Nel campionario dei metodi creativi con cui le Asl pugliesi spendono i fondi della sanità - contribuendo a un «buco» che quest’anno potrebbe assestarsi sui 300 milioni di euro - non ci sono soltanto le forniture «allegre» finite nel mirino della Procura di Bari. C’è una Asl, quella della Bat, che utilizza i soldi destinati all’assistenza sanitaria per erogare borse di studio. Borse di studio destinate, sulla carta, a «progetti formativi». Ma che si trasformano, nei fatti, in contratti a termine mascherati. Come se di precari la sanità pugliese non ne avesse già abbastanza.


Il meccanismo, a Barletta, va avanti almeno dal 2007. Da allora, ha ricostruito la «Gazzetta» attraverso i documenti ufficiali, la Asl ha erogato 26 borse di studio, retribuite con 500 euro al mese, per una spesa complessiva di 156mila euro. Soldi che, come vedremo tra un attimo, vengono sottratti a quelli che la Asl dovrebbe spendere per far funzionare gli ospedali.


Ma a rendere paradossale questa storia delle borse di studio sono almeno altri due aspetti. Primo, i requisiti necessari. L’ultimo bando, quello di giugno 2009, da un lato è molto permissivo (si può concorrere fino a 35 anni: borse di studio per anziani), dall’altro è piuttosto bizzarro: per partecipare è infatti necessario aver «già concluso positivamente una precedente esperienza di tirocinio presso Enti pubblici». Insomma: una borsa di studio per chi ha già avuto una borsa di studio.


E forse non è un caso (e veniamo al secondo aspetto bizzarro) che a vincere 7 delle 12 borse di studio bandite quest’anno siano stati gli stessi «tirocinanti» che avevano vinto le borse della Asl Bat negli anni precedenti. Maria Capurso, che si sta occupando di «Correlazione tra delibere e contratti e contabilità generale», con il bando del 2007 si era occupata di «Implementazione procedure di controllo amministrativo/contabile». Roberta Rosito, oggi borsista per la «Stipula di contratti integrativi aziendali», nel 2008 faceva tirocinio di «Relazioni sindacali e contrattazione integrativa aziendale». 

Isabella Miracapillo, destinata quest’anno a «Implementazione strumenti e procedure di valutazione permanente delle risorse umane», nel 2007 si occupava di «Politiche delle risorse umane e composizione dei conflitti individuali e collettivi». Simona Ieva, vincitrice della nuova borsa in «Verifica del rispetto degli standard qualitativi di gestione dei servizi esternalizzati», nel 2008 si era invece occupata di «Definizione procedure per la gestione delle gare informatizzate e del marketplace». 

Rosa Martiradonna, che si formerà sul «Coordinamento nella predisposizione dei progetti di Servizio civile», nel 2007 aveva fatto esperienza sui «Rapporti con le Università e gli Enti di formazione». Bartolomeo Cozzoli, impegnato a questo giro con la «Correlazione tra contratti e procedure di approvvigionamento», era già passato per gli uffici della Asl barlettana con una borsa sul «Controllo di gestione». 

E Laura Renna, già stagista sulle «Procedure di stabilizzazione del personale precario della dirigenza e del comparto», stavolta è passata alle «Procedure di reclutamento del personale».


Insomma, sembra un cane che si morde la coda: anche perché nei corridoi della Asl si fanno notare le curiose assonanze di alcuni cognomi con quelli di personaggi molto conosciuti nell’ambito ospedaliero. E a parte l’evidente ironia di mettere dei precari a occuparsi di contratti integrativi e stabilizzazioni, c’è pure il problema economico. Le Asl finanziano le borse di studio con le entrate proprie, cioè i soldi che le aziende incassano - ad esempio - a fronte delle sperimentazioni dei farmaci. Potrebbe dunque sembrare che le borse siano autofinanziate, ma non è così: nel Dief (il «bilancio» della sanità regionale) le entrate proprie vengono sottratte dal fabbisogno, cioè dai soldi che lo stato eroga al sistema sanitario regionale. Dunque chi utilizza le entrate proprie per scopi diversi da quelli istituzionali (cioè: assistere i malati) danneggia due volte il sistema sanitario.

Detto per inciso, il direttore amministrativo della Asl Bat, Felice De Pietro, figura tra gli indagati sia nell’inchiesta del pm Rossi (la prima inchiesta della Procura di Bari su Tarantini), sia in quella della Digeronimo: si tratta di appalti, e non di borse di studio. Interpellati in merito, i manager della Bat si limitano a far sapere che «è stato fatto un regolare bando pubblico», e che «le borse di studio sono state assegnate a seguito di colloquio». Un colloquio tra vecchi amici, evidentemente.

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