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In Puglia e Basilicata

Brindisi, poker illegale 79 denunciati dalla Gdf

Brindisi, poker illegale 79 denunciati dalla Gdf
di ANTONIO NEGRO
BRINDISI - Da un lato slot machine, video-poker e videogame di ultima generazione con tanto di scenari tridimensionali, dall’altro, ben più nascosta, ricavata all’interno di un deposito accessibile solo ai clienti più affezionati e fidati, una stanza di medie dimensioni con tanto di tavolo verde al centro, luce soffusa e tutto l’occorrente per tirare l’alba tra una doppia coppia agli assi ed un agognata scala reale: comode sedie, fiches in abbondanza e mazzi di carte francesi col giusto grado di scivolosità.

09 Ottobre 2009

di Antonio Negro

BRINDISI - Da un lato slot machine, video-poker e videogame di ultima generazione con tanto di scenari tridimensionali, dall’altro, ben più nascosta, ricavata all’interno di un deposito accessibile solo ai clienti più affezionati e fidati, una stanza di medie dimensioni con tanto di tavolo verde al centro, luce soffusa e tutto l’occorrente per tirare l’alba tra una doppia coppia agli assi ed un agognata scala reale: comode sedie, fiches in abbondanza e mazzi di carte francesi col giusto grado di scivolosità.

È questo il volto del gioco d’azzardo moderno, che per essere praticato non ha più bisogno di fumose e interrate bische clandestine ma solo di un minimo di riservatezza. E infatti non era affatto una bisca clandestina ma un locale pubblico, regolarmente classificato come sala-giochi, quello in cui l’altra notte sono piombati i Baschi Verdi della Guardia di Finanza, al comando del capitano Domenico Mallia, denunciando una decina di persone in quel momento presenti nella sala «riservata» e diverse verse altre decine poco dopo, per un totale di 78 persone che avrebbero preso parte alle partite di «Texas hold’em» svoltesi nell’arco di ben 9 serate, sempre all’interno di quella sala, ricavata in una rinomata sala giochi del centro cittadino.

Un gioco esportato un po’ in tutto il mondo dagli Stati Uniti, il «Texas hold’em», che mobilita centinaia di migliaia di appassionati: basti pensare che negli Usa, in occasione dei tornei internazionali più rinomati, vengono organizzate interminabili dirette televisive, capaci di tenere incollati agli schermi innumerevoli spettatori decisi a seguire le gesta dei giocatori, molti dei quali hanno acquisito oltreoceano una popolarità quasi analoga a quella delle più affermate stelle Hollywood. Ed anche in Italia il gioco in questione può ormai contare su nutrite schiere di accaniti sostenitori, anche perché fino a poche settimane fa era considerato dalla legge un gioco perfettamente legale, purché svolto presso le sedi di associazioni autorizzate e riconosciute dalla Federazione nazionale del poker sportivo. Dall’1 settembre, però, il ministero degli Interni ha di fatto dichiarato fuori legge il gioco in questione, demandando contestualmente all’Amministrazione dei Monopòli di Stato il compito di stilare un nuovo regolamento per la pratica dello stesso gioco. In sostanza è stato ravvisato che il gioco, così come si svolgeva da tempo in Italia, sia pure sotto il controllo della Federazione nazionale, si prestava all’azzardo. Da qui la messa la bando, almeno fino a quando i Monopòli non ne ridurranno la pericolosità, redigendo un regolamento in grado di imporre un limite agli importi massimi delle puntate, assieme ad una serie di prescrizioni utili a ridurre le caratteristiche che possono fare del «Texas hold’em» un gioco d’azzardo.

Per questo dall’1 settembre il ministero degli Interni ha diffuso una circolare al riguardo, facendo di fatto scattare una serie di controlli nelle diverse sedi in cui il gioco veniva praticato. E quando i finanzieri sono giunti nella sala giochi brindisina, l’altra sera, era già notte inoltrata: la sala giochi è risultata perfettamente in regola, con tanto di licenze e autorizzazioni amministrative. Ma la saletta in cui si giocava al «Texas hold’em» ha subito insospettito i Baschi verdi, che hanno visto sul tavolo, in corrispondenza del posto in cui sedevano alcuni giocatori, grosse quantità di fiches. In realtà non c’è la prova che si trattasse di gioco d’azzardo in quanto non è stata rinvenuta traccia di denaro, ma gli investigatori presumono che tutte quelle fiches prima o poi sarebbero state cambiate in denaro. E comunque resta il fatto che il gioco in quel momento praticato è temporaneamente illegale in Italia. Per questo le Fiamme gialle hanno voluto controllare i registri della sala giochi, da dove sono saltati fuori i nomi dei diversi giocatori ed i dati relativi alle partite giocate (con l’indicazione delle date in cui si sono svolte) da quando il «Texas hold’em» è stato bandito fino alla sera del blitz. Inevitabile la denuncia per gioco d’azzardo del titolare dell’esercizio e delle altre 78 persone che avrebbero preso parte alle partite nell’arco di 9 distinte serate.

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