Venerdì 19 Agosto 2022 | 09:27

In Puglia e Basilicata

Bari, Punta Perotti in 12 chiedono danni per 20 milioni

Bari, Punta Perotti in 12 chiedono danni per 20 milioni
di NICOLA PEPE
BARI - Una causa dietro l’altra. Da Strasburgo al tribunale civile, al Tar. Il fantasma dell’ecomostro di Punta Perotti continua ad aleggiare pericolosamente innescando procedimenti giudiziari a cascata finalizzati all’indennizzo. A depositare un ulteriore atto, stavolta dinanzi ai giudici amministrativi, sono stati 12 degli acquirenti di unità immobiliari che nel 1998 stipularono un contratto di compravendita con la «Sud Fondi», la società del gruppo Matarrese chiamata in causa per la vicenda Punta Perotti.

09 Ottobre 2009

di Nicola Pepe

BARI - Una causa dietro l’altra. Da Strasburgo al tribunale civile, al Tar. Il fantasma dell’ecomostro di Punta Perotti continua ad aleggiare pericolosamente innescando procedimenti giudiziari a cascata finalizzati all’indennizzo. A depositare un ulteriore atto, stavolta dinanzi ai giudici amministrativi, sono stati 12 degli acquirenti di unità immobiliari che nel 1998 stipularono un contratto di compravendita con la «Sud Fondi», la società del gruppo Matarrese chiamata in causa per la vicenda Punta Perotti.

Tale nuova azione deriva da una sentenza del presidente della sezione civile del tribunale di Bari, Luigi Di Lalla, cha ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. Per essere chiari, secondo il giudice Di Lalla, le pretese risarcitorie avanzate dagli acquirenti (tra cui i professionisti dello studio Vitone che si occupò dei calcoli delle strutture del complesso edilizio) devono essere valutate da un altro giudice. Il Tar. E proprio sul tribunale di piazza Massari pesa ora la decisione di una richiesta di non meno di 20 milioni di euro tra danni materiali, lucro cessante, danni morale e danni esistenziali. A tirare le somme sono stati il prof. Giuseppe Tucci, l’avv. Pasquale Medina e l’avv. Fabrizio Lombardo Pijola.

Oggetto della contesa, l’ormai nota questione della responsabilità amministrativa del Comune, l’ente che avrebbe rilasciato gli atti concessori per la realizzazione del complesso immobiliare, nonchè la Regione e il ministro dei Beni culturali per la parte relativa all’attuazione di piani paesaggistici e strumenti urbanistici. Il punto è: che colpa hanno i costruttori, e gli acquirenti, se i palazzi sono stati costruiti in virtù di una licenza e un privato ha acquistato in buona fede un appartamento tenuto conto dell’esistenza di un permesso? Una questione tutta ancora da discutere, che trae spunto dalla sentenza della Corte di Cassazione che nel gennaio del 2001 assolse i costruttori ma ordinò la confisca dei suoli e degli immobili costruiti (poi demoliti il 2 aprile del 2006). I giudici romani, però, elencarono una serie di violazioni di norme urbanistiche che avrebbero dovuto impedire, secondo la sentenza, il rilascio delle concessioni per quella che è stata considerata una «lottizzazione abusiva».

Ma anche questa partita, ormai, sembra mandata in soffitta dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo datata 20 gennaio di quest’anno. I giudici di Strasburgo, ricordiamo, hanno sancito l’illegittimità della confisca e condannato lo Stato italiano al risarcimento dei danni morali (per la prima volta riconosciuti nei confronti di un’azienda) e stabilito anche il diritto da parte dei costruttori (Matarrese, Andidero e Quistelli) ad ottenere un indennizzo. Ma i sei mesi concessi da Strasburgo non sono stati sufficienti per arrivare a un accordo (complice forse la campagna elettorale) facendo slittare di altri tre mesi il termine previsto per il deposito di un’eventuale transazione tra le parti. Tale termine dovrebbe scadere tra poco più di dieci giorni anche se a complicare le cose ci ha pensato una legge - varata ad agosto dal Parlamento con il decreto anticrisi - che riconosce il diritto al risarcimento da parte dei costruttori (alla norma manca solo il riferimento Punta Perotti) attraverso la restituzione dei suoli e il versamento di una quota in denaro. Sul «parto» di tale legge (un emendamento infilato in commissione da un parlamentare del Pdl trentino «fedelissimo» di Tremonti) si sarebbero registrate frizioni in autorevoli stanze della maggioranza di centrodestra per una presunta non «condivisione del testo». In parole povere, chi ha scritto la legge non avrebbe tenuto conto dell’effettiva situazione dei suoli di Punta Perotti: restano edificabili ma non si può costruire un metro cubo perchè esiste un vincolo paesaggistico. I costruttori, dal canto loro, sembrerebbero interessati a battere solo cassa.

Si parla di una somma che oscillerebbe tra i 250 e i 300 milioni di euro. La verità si conoscerà tra pochi giorni. In caso di mancato accordo, a decidere la cifra saranno direttamente i giudici della Corte europea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725