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In Puglia e Basilicata

Gaglione: a posto con la coscienza  deciderò se lasciare il Parlamento

Gaglione: a posto con la coscienza  deciderò se lasciare il Parlamento
Il Pd lo vuole espellere dal partito per le assenze. E lui replica: «Sono evangelico e mi attengo a quel passo che dice: se entri in una casa e non sei gradito, scuoti la polvere sotto le scarpe e vai via. Per ora sono passato al gruppo misto, poi si vedrà. Ho bisogno di una pausa di riflessione: forse mi dimetto dal partito prima che se ne discuta alla direzione

08 Ottobre 2009

ROMA - Antonio Gaglione, il Pd la vuole espellere dal partito per le assenze. Che replica? «Sono evangelico e mi attengo a quel passo che dice: se entri in una casa e non sei gradito, scuoti la polvere sotto le scarpe e vai via. Per ora sono passato al gruppo misto, poi si vedrà. Ho bisogno di una pausa di riflessione: forse mi dimetto dal partito prima che se ne discuta alla direzione e devo decidere se lasciare il parlamento o continuare la battaglia sulla riforma della legge elettorale, su cui vedo che finalmente si è alzata qualche voce nel Pd, dopo mesi di silenzio». 

A lei e agli altri 22 assenti del Pd, venerdì scorso, in aula, hanno attribuito la responsabilità di non aver fatto andare sotto il governo, durante il voto sullo scudo fiscale. Si sente in colpa? «No. Anche D’Alema lo ha detto: il provvedimento non sarebbe passato lo stesso. Diciamoci la verità, in questa legislatura il ruolo del parlamento è stato svuotato. Con 100 parlamentari in più, se il governo vuole far approvare un provvedimento, la maggioranza è schiacciante e l’ostruzionismo, che non condivido, può solo ritardare di u n’ora, di un giorno, il via libera definitivo. Il motivo per cui lascio il partito è politico: in un parlamento di nominati, grazie a questa legge elettorale, più che dare conto ai cittadini, i parlamentari devono rendere conto ai capi corrente per andare avanti. Questa legge è l’anticamera della dittatura o dell’oligarchia». 

Ma lei ha mandato la giustificazione per l’assenza, come i suoi colleghi? «Non dico bugie. Quel giorno avevo la moderazione di un congresso scientifico e non presento il certificato medico, come fanno molti, per non perdere la diaria di 250 euro, anche se potevo presentare tutti i certificati del mondo (Gaglione è medico, ndr). E’ così frustrante fare queste maratone alla Camera, che non servono ai risultati, per chi, come me, ha fatto sempre politica sul territorio ed è stato eletto con il consenso dei cittadini. Il mio collegio, nel 2001, non lo voleva nessuno, perché il centrosinistra aveva poche preferenze. Lo trasformai nel collegio con la percentuale più alta di voti, in Puglia. Alle primarie ebbi un risultato strepitoso. Come premio, nel 2006 mi misero diciassettesimo alla Camera e non fui eletto. C’erano dei risentimenti, da parte mia, per come ero stato trattato dal partito. E che nel Pd non c’è dialogo e democrazia, lo dimostra anche la mancata risposta alla lettera che ho inviato al segretario regionale del Pd, e per conoscenza a quello nazionale, manifestando il mio disagio per la gestione della sanità in Puglia». 

Il direttivo del gruppo e Rosy Bindi chiedono le sue dimissioni da parlamentare. E’ deluso? «Nelle legislature passate sono sempre stato presente, perché aveva un senso, era proficuo. In questa le assenze ci sono state, ma perché ho preferito fare politica sul territorio. Hanno cacciato solo me perché non ho padroni e non ho protezioni: sono l’unico che possono colpire senza toccare gli interessi dei capicorrente. E Bindi la smettesse di dare lezioni, ha il 22% di presenze e centinaia di permessi per missione. Mi sento a posto con la coscienza: sono uno che, in politica, ha dato più che prendere».
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