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In Puglia e Basilicata

Trappola in grotta salvi in extremis speleologi leccesi

Trappola in grotta salvi in extremis speleologi leccesi
di BIAGIO VALERIO 
Due ricercatori universitari dispersi in una grotta a venti metri di profondità e altri due in salvo. Stanno bene i salentini Simonetta Fraschetti e Toni Terlizzi, dell’Università del Salento, testimoni del dramma che si è consumato martedì nelle acque dell’area marina del Plemmirio, a Siracusa
• «Traditi dal sedimento» e forse dalla sagola
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08 Ottobre 2009

di BIAGIO VALERIO 

Due ricercatori universitari dispersi in una grotta a venti metri di profondità e altri due fortunatamente in salvo. Testimoni di quella che appare ormai un dramma senza ritorno, Simonetta Fraschetti e Toni Terlizzi, dell’Università di Lecce, che hanno assistito alla scomparsa di due colleghi in una grotta nell’area marina protetta del Plemmirio, a Siracusa. I docenti universitari si trovano in Sicilia da alcuni giorni per un progetto di ricerca che coinvolge l’ateneo leccese e stanno lavorando ad uno studio sulla biodiversità in ambiente marino, tema portante della loro attività. Terlizzi è ricercatore nel dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche ed ambientali dell’università del Salento dal 2001. 

Fraschetti, moglie del professor Ferdinando Boero, è docente di Biologia marina ed Ecologia animale, sempre a Lecce, dallo stesso anno. A loro, ancora sotto choc per quanto avvenuto, il compito di raccontare che cosa è accaduto e ricostruire la scomparsa di due colleghi subacquei che, ancora ieri a tarda ora, risultavano dispersi nell’area della Grotta del Granchio. Si tratta di Dario Romano, studente di 26 anni di Agrigento, e del docente Gaetano Ferruzza, 43 anni, di Palermo. I due si erano immersi per prelevare dei campionamenti insieme con Terlizzi. Una volta conclusa la missione, Ferruzza è tornato in grotta per recuperare alcuni oggetti dimenticati ed è stato seguito dal giovane Romano, allarmato perché il docente non risaliva. Inutile, poi, anche un estremo tentativo di Antonio Terlizzi che ha tentato una discesa senza esito quando si è reso conto che entrambi non tornavano in superficie. Sulla barca d'appoggio sono rimasti la professoressa Fraschetti e il titolare di un diving locale. 

La grotta in cui è avvenuto l’incidente si trova a venti metri di profondità e si sviluppa per una lunghezza di circa 55 metri. Al primo allarme i colleghi leccesi dei due sub scomparsi, visti i vani tentativi di rintracciarli, hanno richiesto l’intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Siracusa e Catania che martedì sera hanno iniziato le ricerche poi interrotte a causa dell’oscurità e dell’acqua torbida. E’ assai improbabile, secondo gli speleologi, che all’inter no della grotta vi siano bolle d’aria. Ieri mattina le ricerche sono riprese. Intanto, la Commissione nazionale speleosubacquea del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico è stata posta in allerta. Una versione univoca di quanto accaduto ancora non c’è ma pare chiaro che le testimonianze dei due docenti dell’università salentina saranno fondamentali per ricostruire l’accaduto. Ieri sera erano a colloquio con gli ufficiali della locale capitaneria di porto al fine di rimettere insieme, non solo cronologicamente, i pezzi della ormai probabile tragedia. Appare impossibile, infatti, che si possa sopravvivere così a lungo in un ambiente ostile come una grotta di tale profondità. Al momento parrebbe che i due studiosi siciliani avessero deciso di scendere in grotta ma non sono chiare le circostanze che riguardano la cosiddetta «sagola di sicurezza». 

Il fatto che, per motivi legati al movimento dei sub nell’acqua, si sia sollevato sedimento potrebbe spiegare la perdita di orientamento da parte dei due studiosi. Quando l’acqua diventa torbida, praticamente un muro di fanghi e pulviscolo, i sub riescono a riguadagnare l’uscita soltanto in presenza di una fune che li “guida” verso la salvezza: un “filo d’Arianna”.
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