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In Puglia e Basilicata

Mangiano alici crude a Bari 22 intossicati

Mangiano alici crude a Bari 22 intossicati
Il responsabile è forse il batterio dell’anisakis, che alligna nell’apparato digerente delle alici colpite. Dai Nas avvertono: «La presenza del batterio non cambia il sapore. È sconsigliabile, in assoluto, mangiare le alici crude. Anche se la cottura non sempre debella il batterio. Per evitare rischi, il singolo pesce va sempre eviscerato»
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08 Ottobre 2009

di CARLO STRAGAPEDE 

BARI - Una partita di alici affetta da sospetta anisakis, o «sindrome sgombroide», ha causato malori alle vie respiratorie ed eruzioni cutanee a una ventina di persone residenti a Bari e in alcuni centri della provincia, che nella giornata di martedì avevano gustato il saporito pesce azzurro, crudo. I 20 consumatori, preoccupati, sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere, al San Paolo, al Di Venere e al Policlinico. Fortunatamente, nessuno di loro versa in gravi condizioni. Ieri sera, solo due di essi erano rimasti ricoverati in ospedale, precisamente nel reparto di dermatologia del Policlinico: guariranno in una decina di giorni. 
Altri due pazienti si sono autodimessi dal Policlinico, firmando sotto la loro responsabilità. Gli altri cittadini che avevano ingerito le alici a rischio comunque erano già a casa. 

A parte Bari, casi di malore si sono registrati nelle vicine Bitonto e Valenzano, e, nella zona murgiana, a Gravina e Altamura. Dopo le segnalazioni dei malori, sono intervenuti in tempo reale i Carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas), agli ordini del capitano Antonio Citarella. I militari, sentendo anche le persone colpite dai malesseri (difficoltà respiratorie ed eritemi cutanei su tutto il corpo), sono risaliti almeno a due venditori ambulanti che stazionano abitualmente nel mercato rionale di via Montegrappa, al quartiere Carrassi. Ieri, intorno a mezzogiorno, i Carabinieri del Nas si sono recati in via Montegrappa angolo corso Benedetto Croce e, con l’aiuto degli esperti del servizio veterinario della Asl Bari, hanno sequestrato e distrutto 30 chilogrammi di alici. 

Dalle informazioni assunte dai due dettaglianti (altri dettaglianti potrebbero avere venduto le alici a rischio in altri mercati, allestiti nei giorni scorsi nei due centri dell’hinterland e nella zona murgiana), i Carabinieri hanno accertato che la partita sarebbe stata fornita loro da due grossisti di Bisceglie. Quindi, gli investigatori, insieme con il personale del dipartimento di prevenzione della Asl Bat, sono andati a controllare le due ditte della città della sesta provincia. Dove si sono fatti consegnare la documentazione che riguarda la provenienza e la commercializzazione del pesce. 

Insomma, i Carabinieri puntano a risalire tutta la filiera, per isolare le partite sospette e quindi tranquillizzare i consumatori. Sia i dettaglianti controllati sia i grossisti hanno offerto la massima collaborazione ai militari. I quali hanno informato l’Osservatorio epidemiologico regionale, per mettere in moto un monitoraggio costante e completo sul fenomeno. Inoltre, cinque campioni di alici sono stati inviati all’Istituto sperimentale zooprofilattico di Foggia, per tutti gli accertamenti di laboratorio necessari. La malattia è denominata «avvelenamento da istamina da pesce» o Hfp ed è causata dal batterio dell’anisakis, che alligna nell’apparato digerente delle alici colpite. Dal Nas avvertono: «La presenza del batterio non cambia il sapore. È sconsigliabile, in assoluto, mangiare le alici crude. Anche se la cottura non sempre debella il batterio. Per evitare rischi, il singolo pesce va sempre eviscerato. E, ancora, il pesce dovrebbe essere freschissimo, altrimenti c’è il rischio che il batterio, con il tempo, possa spostarsi dall’apparato digerente alle carni».
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