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In Puglia e Basilicata

Noicattaro, i ladri urlavano: «Apri questa porta bastardo! Apri!...»

Noicattaro, i ladri urlavano: «Apri questa porta bastardo! Apri!...»
di NATILE e STRAGAPEDE 
Emergono nuovi particolari sulla rapina ai danni dell'imprenditore Giuseppe Difino il quale, barricatosi in camera da letto, ha sparato (con una pistola legalmente detenuta) e ucciso uno dei ladri, il pregiudicato Luigi Bartoli. Secondo i Cc, sabato notte, Bartoli e i suoi due complici (attualmente ricercati) avrebbero agito in base alle "dritte" fornite da qualcuno che conosceva la casa e le abitudini dei Difino. L'autopsia: l'imprenditore ha detto la verità, Bartoli era dietro alla porta quando Difino ha sparato
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30 Settembre 2009

BARI - Luigi Bartoli e i suoi due complici, che nella notte tra il 26 e il 27 settembre sono penetrati nell’appartamento del costruttore Giuseppe Difino, a Noicattaro, per rapinarlo, probabilmente conoscevano quella casa, forse anche le abitudini di vita e il menage domestico dell’imprenditore, per avere avuto informazioni di prima mano da una «talpa», da un basista. Non è improbabile, stando alle ipotesi che vengono ora prese in esame dagli investigatori, che, pianificando il colpo, avessero previsto di sorprendere l’imprenditore noiano e la sua compagna nel sonno. 

Non avevano previsto che Difino, proprietario di una pistola denunciata regolarmente, l’avrebbe usata. Uno dei quattro proiettili esplosi dall’imprenditore ha centrato il 45enne Luigi Bartoli, uccidendolo. Di certo non si è trattato della incursione preparata in maniera frettolosa ed estemporanea da un manipolo di sbandati, né da ladri di polli senza esperienza. Tutt’altro. 

Secondo i Carabinieri, le modalità dell’azione, fino al tentativo di forzare la porta della camera da letto chiusa a chiave dal padrone di casa, barricato all’interno (contro il quale la banda di intrusi - stando alla ricostruzione investigativa - avrebbe inveito, intimandogli di lasciarli entrare: «Apri questa porta bastardo! Apri!...»), inducono gli investigatori a ritenere che si trattasse di una banda organizzata. Di quelle che orbitano negli ambienti della criminalità «predatoria» del San Paolo. E i carabinieri, da domenica, stanno passando al tappeto il quartiere, per stanare i complici. Intanto, dall’autopsia, eseguita dall’esperto medico legale Luigi Strada ieri pomeriggio, emergerebbe che il proiettile calibro 9 ha raggiunto Bartoli in pieno petto, trapassandogli la parete esterna del cuore, in modo tale da causare la morte nel giro di una ventina di minuti. Un’altra indiscrezione: la traiettoria appare frontale, né dal basso all’alto né dall’alto al basso. 

Alla luce dell’esame necroscopico, gli inquirenti non escludono che Bartoli fosse proprio quello che con il cacciavite stava tentando di forzare la stanza matrimoniale. Infine: le condizioni del proiettile sarebbero compatibili con l’attraversamento del legno della porta. 

L’ipotesi del basista è avvalorata dalle dichiarazioni del Procuratore Antonio Laudati: «C'era chiaramente un basista nella rapina anomala e non certo episodica avvenuta a Noicattaro nella notte fra sabato e domenica scorsi. Le persone che sono penetrate in quella abitazione - ha aggiunto il capo dell’ufficio inquirente - non sono andate avanti a tentoni, non hanno improvvisato. Per muoversi in un luogo bisogna conoscerlo, bisogna essere informati sugli orari di chi ci vive». 

Secondo Laudati, «la rapina è anomala perchè probabilmente le modalità del fatto denotano un profilo ulteriore». Si ipotizza un sequestro di persona? «Potrebbero esserci - ha risposto - varie ipotesi, noi non escludiamo nulla. Dico che questa rapina potrebbe non essere di tipo occasionale. Potrebbe esserci l’ipotesi che sia stata commessa da chi era interessato ad impossessarsi delle armi detenute (tutte legalmente, ndr) dall’imprenditore, o per motivi di ritorsione. Il ruolo delle persone coinvolte potrebbe fare pensare anche a un collegamento con gruppi di criminalità organizzata». 

Secondo il Procuratore, è «chiaro» che nella vicenda viene applicato «l'articolo 52 comma 2» del Codice penale che disciplina la legittima difesa. Ha aggiunto che l’imprenditore, sebbene invitato a sua tutela e garanzia a partecipare agli accertamenti irripetibili, non sarebbe indagato.
di LUCA NATILE e CARLO STRAGAPEDE
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