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In Puglia e Basilicata

Puglia, stop addizionale su benzina dal 1° novembre

Puglia, stop addizionale su benzina dal 1° novembre
Lo ha annunciato l’assessore regionale al bilancio, Michele Pelillo, replicando agli interventi in Aula sulla manovra finanziaria di assestamento. La Puglia è arrivata al 2009 in buona salute economica, ha rilevato Pelillo. «Nel triennio dal 2006, la nostra regione ha fatto segnare il maggiore incremento di ricchezza pro capite e quest’anno, col Trentino, è quella che subisce meno la crisi economica mondiale»

29 Settembre 2009

BARI - «Dal 1° novembre sarà abolita l'addizionale sulla benzina per autotrazione in Puglia. Altre buone se non ottime notizie arriveranno col bilancio di previsione 2010 della Regione, la Giunta Vendola destinerà tutte le risorse a ridurre l’impatto fiscale sui pugliesi». Lo ha annunciato l’assessore regionale al bilancio, Michele Pelillo, replicando agli interventi in Aula sulla manovra finanziaria di assestamento. 

«E' un bilancio in chiaro, sono conti facilmente leggibili, con un po' di pazienza, c'è uno sforzo di chiarezza» ha detto, indicando tra le novità il report sui bond regionali aggiornato a luglio. Gli altri aspetti in positivo: «non abbiamo più il bubbone delle carte contabili, una partita aleatoria che metteva a rischio la certezza contabile. Sono i meriti della concertazione tra maggioranza e opposizione». 

La Puglia è arrivata al 2009 in buona salute economica, ha rilevato Pelillo. «Nel triennio dal 2006, la nostra regione ha fatto segnare il maggiore incremento di ricchezza pro capite e quest’anno, col Trentino, è quella che subisce meno la crisi economica mondiale (perde solo lo 0,1%). Questo è dovuto al buon governo della Giunta regionale, alla spesa dei fondi comunitari finalmente completa e che ha rispettato di più gli standard qualitativi: si è speso tutto e meglio. La Puglia è davvero la locomotiva del Mezzogiorno, per meriti suoi e demeriti di altri». Oggi dobbiamo scontare un momento di difficoltà, però: la «congiuntura economica 2009 è difficile per il nostro territorio e il mondo» ha sottolineato l’assessore, che ha indicato nei fondi Fas regionali il «punto cruciale»: servono a sostenere il sistema delle imprese, a dare una mano all’economia regionale, ad alleviare l’impatto della crisi.  

Il piano di attuazione del Fas pugliese è bloccato, in attesa di approvazione ministeriale, pur avendo sempre meritato complimenti da Roma. Per il Ministero il Par è ok, «sostiene gli investimenti senza alimentare la spesa corrente, come fanno invece i Fas siciliani». Risultato: a fine luglio è stato approvato il Par della Sicilia, nulla di fatto finora per quello pugliese. Per Pelillo, «sbloccare i nostri Fas è l’unica soluzione» e deve vedere schierato l’intero sistema istituzionale pugliese, «a cominciare da quest’Aula. Dobbiamo essere forti e uniti, non è una vicenda sulla quale dividerci, non sia oggetto di speculazioni politiche, serriamo le fila in questa battaglia contro i fantasmi.

Il rendiconto 2008 secondo l’assessore al bilancio non offre molti spunti, non si è verificato uno scostamento sensibile tra il consuntivo e il preconsuntivo. L’avanzo di amministrazione, 200 milioni, si allontana di poco dai 212 previsti e nella sanità l'ulteriore disavanzo è solo di 7 milioni, coperto con parte dell’avanzo di amministrazione. La variazione sarà l’unica dell’esercizio in corso, ha anticipato Pelillo. «Nessuna necessità di stravolgere un bilancio 2009 fatto bene». I risparmi di gestione sugli interessi passivi (52 milioni in meno nel debito con le banche), sono indirizzati alla stabilizzazione dei forestali ("450 famiglie più serene») e alle università. «Non solo colmiamo i tagli del ministro Gelmini, per 6-7 milioni di euro, ma offriamo ulteriori risorse per implementare l’offerta formativa. Possiamo far tornare il sorriso sul volto di docenti e studenti. Il sistema universitario pugliese esce più forte di prima e abbiamo operato a favore dei giovani». L’assessore ha definito «serena e costruttiva la discussione in Consiglio, come si era già verificato in commissione».
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