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In Puglia e Basilicata

Trivigno, in una cappella spuntano gli ori rubati nelle chiese lucane

Trivigno, in una cappella spuntano gli ori rubati nelle chiese lucane
A Trivigno piccolo centro del Potentino da giorni non si discute d’altro. La gente ha quasi gridato al miracolo per il ritrovamento di due stole piene di ex voto in monili d’oro, finemente intarsiati e di fattura antica, con appositi bigliettini di carta recanti i santi destinatari, la Madonna del Carmine e S. Rocco, e le date (il più vecchio risale al 1947). Erano in un borsone nella chiesetta di Sant'Antonio Abate

29 Settembre 2009

POTENZA - Trovato un piccolo tesoro nella chiesetta di Sant’Antonio Abate di Trivigno. Ma la sorpresa è che si tratterebbe del bottino di alcuni «colpi» messi segno diversi anni addietro in altri luoghi sacri del posto. Una specie di operazione «San Gennaro» famosa pellicola della vecchia commedia all’italiana di Dino Risi (dove una banda ruba l’oro milionario del santo napoletano. L’impresa riesce, ma alla fine il tesoro è loro malgrado restituito), rivisitata come «Operazione Sant’Antonio». 

La quantità d’oro ritrovata deriva dagli ex voto dei fedeli alla Madonna del Carmine e di San Rocco. Il fatto è accaduto sabato scorso, ma solo ieri se n’è avuta notizia. I carabinieri del paese, però, non hanno ricevuto alcuna denuncia del ritrovamento e il parroco non parla. 

A Trivigno piccolo centro del Potentino da giorni non si discute d’altro. La gente ha quasi gridato al miracolo per il ritrovamento di due stole piene di ex voto in monili d’oro, finemente intarsiati e di fattura antica, con appositi bigliettini di carta recanti i santi destinatari, la Madonna del Carmine e S. Rocco, e le date (il più vecchio risale al 1947). 

Il fatto potrebbe far pensare a una bella notizia se non ci fossero dei particolari che farebbero pensare che il tesoro è nient’altro che la refurtiva di altre «Operazioni San Gennaro» di diversi anni fa. Infatti agli inizi degli anni ’60 fu rubato l’oro nella chiesa Madre di S. Pietro e Paolo, nel ’95 ci fu il furto del tesoro di S. Rocco, custodito sempre nella chiesa Madre, e che circa dieci anni fa fu saccheggiata la canonica del defunto parroco, don Giuseppe Ciorciaro. 

La cappella di S. Antonio Abate, «S. Antuono» nella tradizione popolare, è aperta solo per la celebrazione del santo il 17 gennaio. Venerdì scorso, i ragazzi di «Cittadinanza Solidale» riaprono (dopo circa un anno) la cappella per le pulizie. Dopo di chè la chiesa rimane aperta dalle 8 alle 19, però è fuori custodia durante le ore dei pasti. Il giorno seguente ritornano in chiesa alcuni ragazzi e il parroco per mettere le tovaglie sugli altari. Appena messo piede in chiesa viene trovato un borsone sportivo moderno. C’è curiosità e viene aperto. 

Al suo interno c’è una vecchissima valigia nera che, contiene due buste di plastica contenenti a loro volta le due stole piene d’oro. Il parroco è incredulo e sorpreso. Poi si riprende e verifica, chiedendo in giro, se il borsone fosse lì già il giorno prima. Ma arriva la conferma che il venerdì non c’era assolutamente nulla. Finale della storia l’oro è custodito a casa del parroco, senza denunciarne il ritrovamento ai carabinieri né mettere al corrente il resto dei fedeli. Alla richiesta di ulteriori informazioni, il parroco risponde che «le cose si fanno in silenzio e che non c’è nulla da sapere».
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