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In Puglia e Basilicata

guerra e conseguenze

«Pnrr sudista, ma non troppo e attenzione alla legalità»

Gianfranco Viesti

Gianfranco Viesti

Viesti: il caro-energia della guerra può fermare il Paese

15 Maggio 2022

Michele De Feudis

Professor Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, che meridionalismo emerge dal Forum di Sorrento?

«Le occasioni di riflessione sulla questione meridionale sono benvenute e le dichiarazioni del presidente Mario Draghi che dice di evitare “pigre interpretazioni” del Sud sono meritorie, ma non registro grandi novità».

La prospettiva di una economia di guerra come prefigurato dal ministro Franco e  dal governo che rischi presenta per il Sud?

«Ci sono difficoltà enormi in arrivo per l’Italia e per le sue parti più deboli. L’economia italiana, come emerge da sondaggi tra le imprese, non sta prendendo sul serio che a fine anno ci potremmo trovare con gravi carenze energetiche. Da un lato fotografa l’ottimismo della categoria, ma allo stesso tempo rileva come in caso di crisi legata al prolungamento del conflitto non so quanto saremmo preparati. Per governo e Bankitalia fare previsioni è difficilissimo. Gli scenari sullo sfondo sono preoccupanti con parti della produzione industriali che potrebbe a fine anno fermarsi per gli alti costi energetici».

Guerra ed economia sono temi connessi.

«Finora il dibattito sull’Ucraina è stato tutto politico, ma oltre ai diritti umani intangibili degli ucraini, l’interesse nazionale italiano - legato come la Germania alla dipendenza energetica dalle importazioni - è che la guerra termini in tempi il più breve possibile».

I fondi Ue - su cui ha scommesso il ministro Carfagna - con il 40% al Sud impegnano le classi dirigenti meridionali. Sapranno spenderli?
«Il disegno del Pnrr per il Sud è ancora molto sfuocato. Il 40% è bene che ci sia, ma non risolve tutto. Manca di un indirizzo forte, specifico, per il Mezzogiorno».

A cosa si riferisce?

«Per esempio è essenziale il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati. Su questo il Pnrr destina risorse per oltre 13 miliardi a una misura che si chiama Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, dalle parti più forti del tessuto produttivo italiano: consoliderà le strutture presenti nel triangolo produttivo italiano tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le altre misure dovrebbero avere una forte indicazione per il Mezzogiorno per favorire la nascita di nuova attività produttiva dove c’è di meno. Bene, se per queste linee c’è solo il 40%, i risultati saranno modesti».

A Sorrento è stata elogiata la produzione di energia solare e eolica nelle regioni meridionali…

«È un dato positivo, ma dovremmo cogliere questa occasione per produrre non solo energia ma anche componenti per queste attrezzature, tecnologie e servizi di installazione e manutenzione per il settore, generando occupazione».

Enrico Letta del Pd parla di fiscalità di vantaggio.

«Non mi convince. Il punto è che siamo in un mondo per larga misura nuovo nel quale le politiche pubbliche devono accompagnare la transizione digitale ed energetica. Non si va avanti con il mercato ma con grandi iniziative di politiche pubbliche. Bisogna collocare il Sud in questi grandi processi, favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. La Svimez fotografa che finora invece c’è poco lavoro, spesso precario e pagato poco. Così si favorisce la fuga dei cervelli».

Giorgia Meloni lancia l’idea di un ministero del mare e della blue economy.

«Dipende da che politiche può attuare. Mi piacerebbe leggere più indicazioni concrete nelle linee di Fdi, che trovo un po’ vaghe».

I soldi da Bruxelles in arrivo impongono di non abbassare la guardia sulla legalità.
«Sì, bisogna stare attentissimi. Stiamo giustamente facendo scommessa di forte semplificazione degli appalti, ma questa tendenza porta alla necessità di ulteriori controlli nel merito. Sono molto preoccupato del forte aumento di fenomeni di criminalità organizzata e di intrecci corruttivi in Puglia. Abbiamo una situazione migliore di Calabria, Sicilia e Campania, ma ci sono indizi, a partire dal Foggiano, da non sottovalutare».

Il forum di Sorrento ha sostituito l’inaugurazione della Fiera del Levante, appassita tra disinteresse e distrazione della politica pugliese?

«Io ci ho provato in passato, ma non avevo il vento nelle vele. Quando ospitammo Mario Monti nel Petruzzelli lanciammo un evento che si sarebbe potuto ripetere. Bari si conferma un posto interessante, con il sindaco Antonio Decaro che ammiro perché gioca un ruolo non indifferente. Ci sono cose che tramontano e cose che nascono».

Per tirare le somme, c’è una formula fuorviante da abolire per riscattare il Sud?

«L’immagine più distorsiva che alcuni presentano ancora è quella del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico. Abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisogna assumere negli uffici di programmazione come negli asili. La ripresa passa da qui. Mentre c’è Sorrento, il Miur formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E questo non va bene…».

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