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In Puglia e Basilicata

LA SOLIDARIETA'

Ora Bari aggiunge un posto a tavola: cuori aperti ai profughi ucraini

Ora Bari aggiunge un posto a tavola: cuori aperti ai profughi ucraini

L'accoglienza di Bari ai profughi ucraini (foto Fasano)

L'appello: «Chi ha ospitato i rifugiati prima del decreto non può chiedere i sostegni. Speriamo nello sconto sulle bollette»

10 Maggio 2022

Antonella Fanizzi

BARI - «Abbiamo raddoppiato i posti a tavola, ma anche la rete degli affetti. In questa nuova avventura non siamo soli: accanto a noi ci sono i nostri amici, i colleghi di lavoro che ci aiutano a riempire la dispensa, qualche azienda del territorio che ci fornisce verdure, un po’ di pesce e un po’ di carne. La cucina ha i profumi dell’Est europeo: a colazione accanto al caffellatte ci sono le zuppe con l’aglio, ma soprattutto ci sono quei sorrisi che mascherano la paura e le ferite nel cuore». Il barese Gianni Macina, operaio in fabbrica cresciuto a pane e volontariato (si è occupato di profughi, di rom, ha collaborato con la Comunità di Sant’Egidio per poi fondare l’associazione «InConTra» che si prende cura dei senza fissa dimora) di fronte alla tragedia dell’Ucraina è stato ancora una volta coerente con il suo percorso di vita: insieme alla compagna Laura ha aperto le braccia e la casa a due donne e tre piccoli in fuga dalla guerra.

Così nella villetta di Cassano, sulle colline di Bari, sono in corso i lavori per attrezzare altre due confortevoli camere da letto per garantire a Luba, 73 anni, a Karima, 32 anni, e a Roman, Dima e Mikita di 9, 5 e 2 anni, un soggiorno il più sereno possibile. «Il traduttore di Google – sorride Gianni – è il nostro interprete. Karima, che a Kramatorsk faceva la pedagogista, sta studiando l’italiano. Quelle poche volte che chiama al telefono suo marito, bloccato in Ucraina, il suo volto si riga di lacrime. Le bombe che sono cadute sul Donbass hanno danneggiato il loro palazzo, mandando immediatamente in frantumi i vetri. Le due donne hanno pensato a portare in salvo i bambini: quando sono scesi dal pullman avevano con sé una macchinina ciascuno e lo spazzolino da denti».

L’accoglienza non ha avuto incrinature. Roman e Dima, nelle loro classi di elementare e materna, hanno trovato il grembiule e la divisa messi a disposizione dalla scuola che dal primo giorno ha garantito inoltre la presenza del mediatore culturale. Un ponte di solidarietà che per i piccoli ha il sapore della vacanza. «Il nostro giardino sembra un campo di calcetto. I miei figli, Daniele di 5 anni e Alessio di 3, stanno facendo un’esperienza importante: hanno incontrato tre nuovi amici strappati alla loro quotidianità, ma soprattutto all’orrore dei morti abbandonati per strada e alle città devastate dal conflitto». Luba, che piange al telefono, e Karima, nonostante la paura per i loro cari, sognano di tornare in Ucraina. «Non hanno voluto - racconta Gianni - che facessi l’iscrizione a scuola per i bambini per il prossimo anno. Sono molto riservate, non chiedono niente. Hanno accettato volentieri la visita dal nostro pediatra e dal nostro medico di base, che si sono offerti di seguire questa famiglia, però non pensano di trasferirsi in Italia. Sono pronte a rimboccarsi le maniche per la ricostruzione».

Il rientro in patria, al momento, non ha alcuna data. Gianni Macina non ha fretta e non mette fretta, però le spese sono un’incognita pesante sul futuro. Spiega: «Chi come noi ha ospitato i profughi dal mese di aprile, non ha diritto ad alcun sostegno. Ora, invece, con il nuovo decreto, viene garantito un bonus sia agli italiani che ospitano i profughi, sia agli stessi rifugiati. Il contributo di sostentamento statale è di 300 euro al mese per gli ucraini adulti e di 150 euro per il minore al seguito. Il sussidio sarà riconosciuto per un massimo di tre mesi dalla richiesta di permesso di soggiorno per protezione temporanea. Non intendiamo chiedere soldi né alle nostre ospiti, né ad alcun altro. I bambini stanno andando in piscina perché il gestore dell’impianto di Cassano ha offerto i corsi gratuitamente. Ma i consumi crescono. Mi auguro che il Comune o lo Stato ci vengano incontro almeno per il pagamento delle bollette e della tassa sui rifiuti. Con noi vive mio padre 86enne, che è diventato il nonno di tutti. Da cinque siamo passati a dieci e il contatore gira veloce. La solidarietà è importante, ma non basta. Le famiglie, come la nostra, che hanno dato sin da subito la disponibilità all’accoglienza sono state lasciate sole. Non ci tiriamo indietro, non lo abbiamo mai fatto. Confidiamo in una modifica della normativa che includa chi accoglie già i profughi».

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