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La testa del boss? Dimenticata da7 anni al Policlinico di Bari

La testa del boss? Dimenticata da7 anni al Policlinico di Bari
BARI - Quel teschio semplicemente... dimenticato. Svelato il mistero del cranio scomparso dal sarcofago che custodiva le spoglie di Giacomo Ciaramitaro, assassinato nel 1999 a 43 anni con un colpo di pistola alla testa. È emerso che la scatola cranica dell’uomo non è mai stata sepolta insieme al resto del corpo. È attualmente custodita nella sala reperti dell’istituto di medicina legale del Policlinico. Vi è rimasta per sette anni.
Bari: dalla tomba sparita la testa dell'ex boss

27 Settembre 2009

BARI - Quel teschio semplicemente... dimenticato. Svelato il mistero del cranio scomparso dal sarcofago che custodiva le spoglie di Giacomo Ciaramitaro, assassinato nel 1999 a 43 anni con un colpo di pistola alla testa. È emerso che la scatola cranica dell’uomo non è mai stata sepolta insieme al resto del corpo. È attualmente custodita nella sala reperti dell’istituto di medicina legale del Policlinico. Vi è rimasta per sette anni.

I resti umani di Ciaramitaro vennero ritrovati due anni dopo l’omicidio in fondo ad un pozzo nelle campagne di Santo Spirito. Ben poco rimaneva del corpo e soprattutto il cranio, risultò devastato dal proiettile al punto da rendere del tutto irriconoscibile il volto e la scatola cranica scarnificati. I magistrati inquirenti (il caso venne in un primo momento affidato al magistrato di turno, la dottoressa Angela Maria Morea per essere poi trasferito al pm antimafia Gianrico Carofiglio) per esigenze di indagine disposero che venisse effettuata la ricostruzione del cranio, possibile solo in laboratorio e in tempi lunghi . Dopo l’identificazione compiuta dalla moglie che riconobbe gli abiti, l’orologio, i bracciali e la collana indossati dal marito, la salma, sebbene priva del cranio, necessario al lavoro dei medici legali, venne riconsegnata nel sarcofago chiuso e sigillato alla famiglia per la sepoltura.

Da allora non è più stato possibile riportare alla luce il corpo di Ciaramitaro fino a quando, nei gironi scorsi, a dieci anni dalla sepoltura ha avuto luogo, secondo prassi, la riesumazione alla presenza della famigliare del defunto. Nella circostanza c'era il figlio attualmente detenuto a Lecce, il quale aveva ottenuto l’autorizzazione dal magistrato di sorveglianza per poter assistere alla dissotterramento. Nessuno tra i parenti di Ciaramitaro nè tra gli affossatori del cimitero che avevano il compito di raccogliere i resti in un’urna, era al corrente della «amputazione» per ragioni di indagine. La scoperta ha gettato nello sgomento i familiari (la moglie ed i figli del defunto) e nello sconcerto gli addetti alla riesumazione che dopo aver rilevato come la tomba fosse ancora intatta e sigillata hanno subito informato la polizia. Si è pensato inizialmente ad una profanazione da parte della malavita organizzata ipotetica responsabile della morte.

La Squadra mobile e gli specialisti della Scientifica si sono messi in movimento e il mistero è stato risolto dopo poche ore dalla macabra scoperta.

[l.nat.]

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