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Bari, dopo 18 anni risarcito custode dello stadio «Ostaggio di quelli del Vlora»

Bari, dopo 18 anni risarcito custode dello stadio «Ostaggio di quelli del Vlora»
Fu un «campo di prigionia» lo stadio Della Vittoria. Se lo ricorda bene Luigi Roca, custode dell’impianto sportivo, «segregato» per giorni, con i disperati della nave «Vlora» che nello stadio rimasero chiusi dopo il loro approdo nel porto di Bari. Correva l’anno 1991. Oggi la Corte di cassazione ha deciso che Roca va risarcito con un congruo indennizzo: 110mila euro

26 Settembre 2009

BARI - Fu un «campo di prigionia» lo stadio Della Vittoria. Se lo ricorda bene Luigi Roca, custode dell’impianto sportivo, dove rimase «segregato » per giorni, trattenuto con i disperati della nave «Vlora» che nello stadio rimasero chiusi dopo il loro approdo nel porto di Bari. Correva l’anno 1991, era esattamente l’8 di agosto. Diciotto anni e due mesi dopo, giorno più giorno meno, la Corte di cassazione ha deciso che Roca va risarcito. I giudici della Suprema corte hanno rigettato il ricorso con il quale il ministero dell’Interno si era opposto alla decisione della Corte di Appello di Bari di riconoscere all’ex custode un congruo indennizzo: 110mila euro. 

Cala quindi il sipario sulla lunga battaglia legale. La Cassazione ha detto l’ultima parola riconoscendo le buone ragioni di Luigi Roca, assistito dall’avvocato Giuseppe Chiaia Noya. Il custode è rimasto prigioniero di un campo concentramento improvvisato nello stadio comunale, hanno osservato i magistrati romani che in questa maniera hanno bocciato, 18 anni dopo l’improvvisata accoglienza delle autorità baresi, del tutto impreparate a far fronte ad un esodo di proporzioni bibliche. 

Quando la «Vlora» fece il suo ingresso nel porto di Bari, più che dalla sorpresa i baresi furono assalti dallo sconcerto. Fino a quella mattina dell’8 agosto 1991 gli avvistamenti di barconi carichi di clandestini albanesi si erano ripetuti quotidianamente, ma si trattava di piccole imbarcazioni in grado di trasportare piccoli manipoli di disperati. La «Vlora» fu un’altra cosa. Roca durante quel periodo di autentica segregazione patì la sete e la fame, al pari dei suoi stessi «involontari» compagni di detenzione, accampati in quello stadio che fino a quel momento era stata la sua casa. Divenne la sua prigione, svuotata dagli ospiti-invasori che non capirono le ragioni della sua presenza e finirono addirittura per derubarlo. 

Luigi Roca fu l’unico a non essere avvertito di quello che stava accadendo. La macchina organizzativa si dimenticò di lui, lasciandolo da solo nel mezzo di una «invasione». I «desperados» del cargo giunto dall’Albania furono rifocillati con cibo calato da elicotteri e man mano rimpatriati dopo un accordo economico.
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