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Mistero D'Addario a casa del premier con doppia identità

Mistero D'Addario a casa del premier con doppia identità
Spulciando i verbali di interrogatorio gli investigatori hanno scoperto che la donna usò la prima sera il nome da escort, Alessia. Chiedendo l’intervento del premier a favore della costruzione del suo residence, la donna dovette poi rivelare il suo vero nome. «Il presidente ci venne incontro e Gianpaolo (tarantini) gli disse ‘’Lei è Alessia’’, e subito iniziammo a parlare»

26 Settembre 2009

BARI - Tra i tanti misteri intorno alla storia Tarantini - D ’Addario spunta anche il «caso Alessia». Leggendo e rileggendo i verbali di interrogatorio nello sforzo di verificare l’attendibilità dei testimoni, gli investigatori sono inciampati in una nuova contraddizione. Patrizia D’Addario, come è solita fare ogni escort, si presentò infatti al presidente del consiglio con un nome di copertura, eppure dopo poche ore gli sottopose il problema del suo residence alla periferia di Bari, dovendogli perciò confessare la sua vera identità. 
Ma come mai non balzò agli occhi del premier, che non sapeva trattarsi di una prostituta sia pure d’alto bordo, la stranezza di quella ospite giunta a Palazzo Grazioli sotto falso nome? E quindi: andarono davvero così le cose? 

Il mistero comincia col racconto di Patrizia D’Addario che alla procura prima, e alla stampa poi, ricostruisce con dovizia di particolari il suo primo incontro a Palazzo Grazioli con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi avvenuto a metà ottobre del 2008. «Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva farmi parlare con una persona che conosceva, per partecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma - ricostruisce il giorno 17 giugno al Corriere della Sera - io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovuto pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allora mi ha presentato un certo Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio nome era Alessia». 

La circostanza viene confermata nel corso dell’interrogatorio del 29 luglio anche da Gianpaolo Tarantini: «L’ho conosciuta come Alessia - dice al pm Giuseppe Scelsi - in quanto così presentatami da Massimiliano Verdoscia, mio amico nonché coll aboratore». 

Patrizia D’Addario assume quindi l’identità, falsa di Alessia e con quel nome entra a palazzo Grazioli. È comune fra le escort questo gioco di nomi, un espediente per garantirsi privacy e custodire la propria identità. «Il presidente ci venne incontro e Gianpaolo gli disse ‘’Lei è Alessia’’, e subito iniziammo a parlare» racconta ancora la D’Addario, secondo la quale sin da quella sera fece presente al presidente del consiglio il problema del suo residence in costruzione alle porte di Bari e per il quale chiedeva un intervento. 

Dopo qualche giorno «Alessia» tornò a Palazzo Grazioli: «Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare - sottolinea Patrizia - poi mi ha chiesto di rimanere». Sarebbe maturata quella notte la promessa da parte del premier di intervenire: «Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica - racconta ancora la D’Addario - ma non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più voluta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da parte di Giampaolo». 

È qui che nasce il mistero. Per rendere possibile un intervento su una pratica edilizia, la D’Addario non può aver continuato infatti a nascondere al premier la sua vera identità: ma come gli ha spiegato di non chiamarsi più Alessia? E non potendogli rivelare di essere una escort, cosa ha detto per giustificare quell’iniziale inganno? Inganno che ha dovuto probabilmente spiegare anche Tarantini, che l’aveva invece presentata al premier non solo col nome di Alessia ma come una sua amica. Piccoli misteri rimasti finora senza risposta.
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