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In Puglia e Basilicata

Caso Fitto, indagato Alfano ma l'inchiesta verrà archiviata

Caso Fitto, indagato Alfano ma l'inchiesta verrà archiviata
Abuso d’ufficio per aver ostacolato la nomina del procuratore aggiunto di Bari Marco Di Napoli al vertice della procura di Brindisi: è l’ipotesi di reato per la quale il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma. La notizia, pubblicata in prima pagina dal giornale «Il Fatto Quotidiano», viene confermata dagli inquirenti della Capitale che però già anticipano un’imminente archiviazione della vicenda

25 Settembre 2009

ROMA – Sarà con tutta probabilità archiviato il procedimento per abuso d’ufficio nei confronti del Guardasigilli Angelino Alfano e del ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, che pende davanti al Tribunale dei ministri. 
La notizia dell’indagine sui due esponenti del governo è stata pubblicata oggi in prima pagina dal quotidiano il "Fatto Quotidiano", ma la procura di Roma è orientata a chiudere il caso non appena riceverà il fascicolo. 
Alfano, secondo la denuncia avviata a marzo da un magistrato della procura di Bari che doveva ottenere un incarico direttivo, non avrebbe inviato al Csm il parere necessario per la promozione del pm. Parere che nel frattempo è arrivato.

IL MINISTERO: ISPEZIONE FU PRECEDENTE A DISCUSSIONE SU NUOVO INCARICO PROCURATORE DI BARI
L'ispezione ministeriale nella procura di Bari disposta dal Guardasigilli Alfano risale al 13 marzo 2009, dunque “ben prima” che la quinta commissione del Csm proponesse, il 7 aprile scorso, il procuratore aggiunto di Bari Marco Di Napoli per l’incarico di procuratore capo di Brindisi. E’ quanto viene reso noto all’ANSA da ambienti del ministero della Giustizia in riferimento alla vicenda giudiziaria che vede indagato, dalla procura di Roma, con l'ipotesi di abuso d’ufficio, il ministro della Giustizia per un presunto ritardato parere di concerto alla nomina di Di Napoli. I risultati dell’inchiesta ministeriale, avviata sulla base di una serie di esposti del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, indagato a Bari, sono arrivati “solo nei giorni scorsi” all’attenzione del ministro Alfano che – fanno notare le stesse fonti – 'in tempi rapidi” ha deciso di non esercitare alcuna azione disciplinare nei confronti di Di Napoli e ha “immediatamente” dato il concerto necessario alla sua nomina al vertice della procura di Brindisi. Nomina che è avvenuta due giorni fa da parte del plenum del Csm. 

Il rapporto degli ispettori di Alfano è stato inviato lo scorso 10 giugno al gabinetto del dicastero di Via Arenula che, a sua volta, avrebbe provveduto a girarlo all’ufficio direzione nazionale magistrati per l’obbligatoria valutazione e il relativo parere. Quest’ultimo – si apprende sempre da fonti ministeriali – sarebbe arrivato all’attenzione del gabinetto del ministro lo scorso 5 agosto e quindi sottoposto ad Alfano nei giorni scorsi. I pareri arrivati al ministro Alfano sulla posizione di alcuni magistrati sarebbero stati discordanti: nei confronti di Di Napoli Alfano avrebbe fatto propria la tesi più favorevole, decidendo così di non esercitare alcuna azione disciplinare e dunque di firmare il concerto per la sua nomina a procuratore capo di Brindisi. Resterebbero aperte, però, le posizioni di altri magistrati finiti nell’inchiesta degli ispettori di Via Arenula: Alfano al momento – secondo quanto si è appreso – si riserva di decidere e ha tempo un anno per esercitare o meno l'azione disciplinare. Secondo quanto già anticipato dall’ANSA lo scorso giugno, gli ispettori avrebbero concluso la loro relazione con alcuni rilievi su come sarebbero state condotte le inchieste "Cedis" e "La FloritA" a carico di Fitto di cui sono titolari i pm Roberto Rossi, Lorenzo Nicastro e Renato Nitti. 

Secondo gli 007 di Alfano, Fitto sarebbe stato iscritto in ritardo nel registro degli indagati. Sempre nella relazione di giugno, gli ispettori non proponevano nei confronti dei magistrati sotto inchiesta l'adozione di alcuna misura cautelare in sede disciplinare (come invece fu all’inizio dell’anno per un caso ben più grave, quello dei sette magistrati di Salerno e Catanzaro coinvolti nella 'guerrà tra procure). Gli ispettori del ministro Alfano erano arrivati in procura, a Bari, lo scorso marzo, suscitando le reazioni di protesta dell’Associazione nazionale magistrati, dopo l’invio da parte di Fitto di un esposto al Csm e al Guardasigilli. In quell'atto il ministro per gli Affari Regionali lamentava, tra l'altro, la sua “ritardata iscrizione nel registro degli indagati” e la “illegittimità “ della richiesta di autorizzazione a intercettazioni telefoniche. 

Non solo: Fitto si doleva anche della partecipazione al "Vaffa Day" di Grillo da parte del Roberto Rossi, uno dei pm che aveva indagato su di lui, e denunciava un “metodo persecutorio” di indagine da parte dei magistrati della procura di Bari, segnalando una “ripetuta fuga di notizie”.
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