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Cinesi «schiavi» di cinesi due arresti a Barletta

Cinesi «schiavi» di cinesi due arresti a Barletta
Immigrati irregolari come reclusi in un «tomaificio» nella zona merceologica in via Foggia. I turni di lavoro oscillavano tra le 10 e le 13 ore al giorno, per sette giorni alla settimana e con un compenso corrispondente a vitto e alloggio. I due arrestati Sono accusati di violazione delle norme sull’immigrazione clandestina e di inottemperanza a decreto di espulsione
• Pochi i «regolari» tanti i clandestini nel Nord Barese

24 Settembre 2009

di GIANPAOLO BALSAMO

BARLETTA - Pochi, e talmente discreti da passare quasi inosservati. E sì della presenza delle «lanterne rosse» in un opificio clandestino ricavato in uno scantinato di via Foggia, nella zona merceologica di Barletta, nessuno se ne era accort o. 

GLI ARRESTI - Finchè, l’altra sera, i finanzieri della Compagnia di Barletta, guidati dal capitano Giulio Leo, nell'ambito di un servizio finalizzato al contrasto dello sfruttamento della manodopera clandestina, hanno fatto irruzione in quei locali, arrestando due cittadini cinesi, la titolare dell’azienda (Dongliang Hong di 37 anni) ed il fratello (Bazhou Hong di 35), accusati rispettivamente di violazione delle norme sull’immigrazione clandestina e sulla condizione dello straniero e, l’altro, perchè inottemperante a un vecchio decreto di espulsione emesso dalla Procura di Foggia. 

CONDIZIONI IGIENICHE - Le condizioni igieniche nelle quali erano costretti a lavorare e vivere gli operai (tutti di nazionalità cinese, cinque uomini e due donne, di età compresa tra i 24 e i 39 anni) erano precarie; tutti erano alloggiati al piano superiore di quella struttura che, dai controlli delle Fiamme gialle, già in passato era stata sequestrata. 

L’OPIFICIO - Recentemente, in particolare, lo stabile sarebbe stato venduto nell’ambito di una procedura esecutiva del Tribunale di Trani ad un professionista barlettano che, a sua volta, lo ha affittato alla cittadina cinese. Nel piano superiore, come detto, i cinesi alloggiavano e dormivano su materassi di fortuna, in un ambiente privo di aerazione e servito da un impianto elettrico altrettanto di fortuna, nel quale gli operai avevano stipato letti ed effetti personali. 

I TURNI DI LAVORO - È emerso che i turni di lavoro erano di 10-13 ore al giorno, per sette giorni alla settimana (compresi i festivi) e con un compenso spesso corrispondente al solo vitto e alloggio al piano superiore . Anche nell’opificio vero e proprio, ricavato nello scantinato, le condizioni igienico- sanitarie e quelle relative alla sicurezza sul lavoro erano pessime. C’erano nove postazioni di lavoro per la cucitura e tre banchi per il taglio: in un angolo sono state trovate un migliaio di tomaie conferite da alcuni calzaturifici di Barletta. 

I CLANDESTINI - Dei lavoranti trovati dai finanzieri durante il blitz serale, cinque sono risultati sprovvisti di permesso di soggiorno e, in base alle nuove norme sulla sicurezza, sono stati denunciati per inottemperanza delle norme che regolano la presenza sul territorio nazional e. I due arrestati, fratello e sorella, sorpresi in flagranza di reato invece, sono finiti subito in carcere. I provvedimenti restrittivi sono stati convalidati dal pm di turno Marco D’Ag ostino che ha anche disposto il giudizio per direttissima trattato dal giudice Francesco Messina presso la sezione distaccata del Tribunale di Trani a Barletta. 

IL SEQUESTRO - Le macchine da cucire e tutta la merce rinvenuta è stata sequestrata mentre in relazione alle carenti condizioni igienico- sanitarie in cui versa l'immobile è stata interessata l'Asl competente. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei militari della Compagnia della Guardia di finanza di Barletta al fine di verificare il coinvolgimento di altri soggetti nell'illecita attività che, probabilmente, andava avanti già da alcuni mesi.
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