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In Puglia e Basilicata

Potenza, a giudizio Vittorio Emanuele

Potenza, a giudizio Vittorio Emanuele
Sarà processato a Potenza, a partire dal prossimo 21 dicembre, il principe Vittorio Emanuele di Savoia. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Luigi Barrella, accogliendo la richiesta presentata, nelle precedenti udienze, dal Pm Henry John Woodcock per l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e allo sfruttamento della prostituzione
• Tutte le accuse per «l'aspirante» re
• I mille rivoli dell’inchiesta finiti in altre procure
• Nel 2006 quella settimana di carcere a Potenza

24 Settembre 2009

di GIOVANNI RIVELLI 

Il principe Vittorio Emanuele di Savoia sarà processato a Potenza a partire dal prossimo 21 dicembre per l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e allo sfruttamento della prostituzione. Con lui il suo segretario Gian Nicolino Narducci, l’imprenditore Ug o Bonazza, il faccendiere-broker assicurativo Achille De Luca, il re delle macchinette mangiasoldi Rocco Migliardi e il suo factotum Massimo Laganà. Lo ha deciso ieri il Giudice dell’udienza preliminare di Potenza, Luigi Barrella, accogliendo però, solo in minima parte le richieste avanzate qualche mese fa dal Pm Henry John Wooddcock (ieri al suo posto c’erano i Pm Laura Triassi e Salvatore Colella), ma sulla parte di maggiore rilevanza. 

Per le altre sette persone a cui veniva contestata l’ipotesi associativa l’accusa è caduta con il proscioglimento per Ignazio Migliardi, Giuseppe Migliardi, Giovanna D’Angelo, Luigi Tancredi Massimo Tancredi e Antonio Ivano Tancredi e con l’assoluzione, al termine del rito abbreviato, in cui è stato difeso dall’avvocato Giorgio Cassotta, per Rocco Tancredi. Restano, invece, tutti da definire i reati scopo (dal commercio dei certificati per le macchinette ad alcune ipotesi di corruzione e favoreggiamento, alla pirateria informatica che coinvolge anche Emanuele Filiberto di Savoia) contestati anche ad altre persone, per i quali il Gup ha dichiarato la propria incompetenza territoriale disponendo il trasferimenti in altri sette tribunali e cioè Messina, Venezia, Aosta, Crema, Roma, Milano e Perugia. Se, quindi, le singole partite vanno ancora giocate, al momento ila tesi di Woodcock regge proprio in quei livelli che lui aveva ritenuto fondanti dell’associazione. Lo stesso Pm anglonapoletano, infatti, chiedendo il giudizio aveva ipotizzato l’associazione «in particolare rivestendo Savoia Vittorio Emanuele, Migliardi Rocco (soggetto legato alla criminalità organizzata), Bonazza Ugo e Narducci Gian Nicolino il ruolo di promotori e di organizzatori e De Luca Achille il ruolo di organizzatore dell’associazione a delinquere in questione (tutti appartenenti ed espressione di una unitaria “holding del malaffare”) impegnata nel settore del “gioco d’azzardo” fuori legge, in particolare attiva nel così detto “mercato illegale dei nulla osta”, procurati e rilasciati dai monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso, “nulla osta”». 

E mentre il Gup Barrella ha ritenuto che per gli altri reati il giudizio dovesse trasferirsi, sull’associazione ha fatto valere il principio per cui, nell’indeterminatezza del luogo in cui è stato compiuto il primo reato, «la competenza si radica presso la prima Procura che inizia a indagare», nel caso specificio, quella di Potenza. «Non c’era da aspettarsi altro - è il commento fatto da Vittorio Emanuele tramite i suoi legali Francesco Murgia e Gianfranco Robilotta - visto che già l’esistenza di questa vicenda è assurda e in conseguenza c’era da attendersi un atteggiamento del genere. Certo - ha aggiunto - è un dolore continuare a subire queste accuse, ma resto comunque fiducioso che la vicenda si chiarirà». Ancor più duro il commento dell’avvocato Murgia: «Francamente non ce lo aspettavamo - ha detto - se si adopera l’aria come materiale da costruzione per le accuse allora sono spaventato come cittadino. Oggi si è bruciato un pezzettino della mia fiducia».
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