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In Puglia e Basilicata

Franceschini: sì a Nichi ma decidono i pugliesi

Franceschini: sì a Nichi ma decidono i pugliesi
Il segretario Pd a Bari. «Le inchieste non c’entrano nulla col nostro congresso, ma dobbiamo lavorare perché la politica tolga le mani dalla sanità». «Fare opposizione significa denunciare l’atteggiamento del governo su crisi e libertà di stampa. Che c’è di male?». «Vendola ha fatto bene, ma a differenza del Pdl che predica il federalismo, noi crediamo nelle scelte autonome delle regioni»

24 Settembre 2009

di BEPI MARTELLOTTA 

BARI - «Parlare in casa nostra di eccessi di antiberlusconismo suona male». Il segretario nazionale del Pd Dario Franceschini atterra a Bari un po’ inviperito per l’ultima sferzata lanciata da Massimo D’Alema al Pd, mai come ora stretto nella battaglia interna per la sfida al congresso. In ballo c’è la strategia stessa che governerà il partito all’indomani delle primarie del 25 ottobre: da un lato il segretario nazionale uscente che ha deciso di alzare il tiro contro il governo e così riagganciare l’opposizione dura e pura dell’Idv di Di Pietro, dall’altro il partito che si candida a farsi guidare da Bersani e che guarda alle urla contro il premier come la modalità che lo rende ancora più vincente. 

Dario non ha dubbi: non solo «il berlusconismo è una categoria inesistente», ma bisogna reagire - anche scendendo in piazza coi giornalisti che il prossimo 3 ottobre invocheranno la libertà di stampa - «di fronte all’atteggiamento che il governo ha rispetto alla crisi e a centinaia di migliaia di italiani e di imprese che non ce la fanno più a vivere. Fare opposizione è un nostro dovere, lo è anche fare proposte, ma so anche che essere una forza riformista con cultura di governo non significa stare zitti». 

Il leader del partito, tornato in Puglia per sostenere la candidatura di Guglielmo Minervini alla guida del partito regionale, tenta di sottrarsi in aeroporto alle domande dei cronisti sulla bufera sanità che ha investito il centrosinistra pugliese («Il congresso nazionale e quello della Puglia non c'entrano niente con le vicende giudiziarie»). Ma non lo fa quando, incalzato in serata dal direttore della «Gazzetta» Giuseppe De Tomaso, è dinanzi alla platea di villa Romanazzi: «la politica tolga le mani dalla sanità. Non mi riferisco a singoli casi come quello dell’ex assessore Tedesco, ma a tutto il sistema: dobbiamo trovare meccanismi che tolgano la nomina dei medici alla politica». 

Quindi le regionali, che in Puglia come altrove stanno surriscaldando gli animi e creando scossoni anche al tentativo del Pd di allargare la coalizione all’Udc. «Quando ci sono presidenti uscenti che hanno fatto bene il loro lavoro non ci sono motivi per non ricandidarli. Mi pare che sia esattamente il caso di Vendola». Nessun dietro-front rispetto a quanto già detto? In realtà la precisazione sul percorso che la Puglia dovrà seguire non tarda ad arrivare: «Di fronte ad un centrodestra che si riempie la bocca di federalismo e poi gioca come con le figurine panini a scambiarsi le regioni - attacca - della serie “io di to la Puglia e tu mi dai il Piemonte”, noi siamo rispettosi delle scelte che verranno fatte dai partiti regionali e dal Pd della Puglia». 

Dunque, come metterla col governatore uscente, che ha prima detto sì alle primarie e poi ha annunciato di essere pronto a correre da solo in assenza di un via libera della coalizione? «Le regole sono scritte nel nostro statuto. Il criterio delle primarie come criterio di carattere generale, ma c'è scritto anche che nel caso ci sia una coalizione è la coalizione che sceglie i criteri e le modalità». Come dire: a quel punto, con l’Udc dentro, sarà Vendola come ogni altro candidato governatore a doversi adeguare alle decisioni. 

La battaglia congressuale è infuocata quanto basta. Gli scontri tra il segretario regionale Emiliano e i dalemiani sono all’ordine del giorno. Minervini, chiudendo gli incontri, è tranchant: «un grande sindaco, ma dobbiamo costruire il Pd e non sfregiarlo. E dobbiamo ragionare oltre la “logica del capo” che ha guidato il partito in questi due anni».
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