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In Puglia e Basilicata

Puglia, gli analfabeti del Terzo Millennio

Puglia, gli analfabeti del Terzo Millennio
di Tonio TONDO
Una persona su 5 fra i 36 e i 45 anni ha problemi di istruzione. La percentuale quasi raddoppia nella fascia tra i 56 e i 65 anni. È la nuova questione meridionale. Ed è boom dei corsi serali. Dal 1997 operano in Puglia 40 centri territoriali permanenti che coordinano le scuole promotrici di corsi serali
• Il 43% ha «scarsa capacità culturale»
• Luca, operaio della Bosch in aula la sera per un diploma
• «In contatto con i nipotini, ma con la posta elettronica»

23 Settembre 2009

dal nostro inviato TONIO TONDO 

UGENTO (LECCE) - Maria Luisa Martella l’entusiasmo per la scuola l’ha avuto sempre. Da bambina, in Baviera, non riuscì neanche a terminare i quattro anni della media inferiore. Poi i genitori emigrati decisero il ritorno ad Acquarica del Capo. Troppo tardi per tornare tra i banchi. Giunse il matrimonio con un bravo operaio. Sono arrivati i primi due figli. «E’ tardi per studiare, meglio pensare alla famiglia», le ripeteva il marito. Sono trascorsi alcuni anni e Maria Luisa ha continuato a pensare all’aula di scuola. Un giorno, la decisione. «Ho saputo dei corsi serali a Ugento - dice -. Ho fatto la domanda, ho cominciato a frequentare e sono rinata. Tutto mi è sembrato più bello, ho incontrato persone con le quali ho stretto amicizie, mi sono liberata dalle angustie e, cosa importante, ho convinto anche mio marito a frequentare un corso». Il diploma di terza media è arrivato e la signora Martella intende continuare a studiare, è pronta a seguire un corso di tedesco perché lei lavora in uno dei villaggi delle marine che da maggio a settembre ospita turisti della Germania. Ai figli ripete: «Senza istruzione la vità è più difficile e più brutta». 

Al centro territoriale permanente (Ctp) della scuola media di Ugento s’incrociano molte storie. La lotta all’analfabetismo segna successi, ma l’ignoranza è come una marea. «La mia sensazione è che l’analfabetismo in Puglia stia dilagando», dice un’ altra signora. «Non mi riferisco solo a chi non ha un titolo di studio, ma a un fenomeno più profondo: anche chi ha studiato, con gli anni, ha disimparato». Le statistiche sono impietose con la Puglia e il Sud: l’istr uzione primaria resta una lacuna grave per coloro che sono nati prima del 1964 con cifre record nelle fasce fra i 36 e i 45 anni (20,9 per cento), i 46 e 55 (29,9 per cento) e i 56 e 65 anni (36,2 per cento). Ma anche un giovane su dieci tra i 26 e i 35 anni è in ritardo nell’istruzione primaria e resta bloccato tra gli analfabeti funzionali. 

scuola, analfabetismoL’analfabetismo è la nuova questione meridionale. I pugliesi in condizioni di scarsa capacità culturale sono oltre il 43 per cento, fra analfabeti, semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare. Queste cifre hanno gravi conseguenze sull’economia e il mercato del lavoro. Molti studiosi sono convinti che l’unico standard duraturo che influisce sulla crescita della ricchezza e sulla sua qualità è l’abbinamento fra educazione, istruzione e cultura. Le materie prime sono destinate prima o poi a esaurirsi. L’istruzione, invece, dura nel tempo. La buona formazione va oltre: aiuta la persona ad avere stima di se stessa, potenzia l’attenzione alla cura della propria individualità e rivitalizza le motivazioni personali. Lo stesso patrimonio etico di un Paese deriva dall’educazione e dall’istruzione. 

Il capitalismo morale della Scozia del Settecento, raccontato da Adam Smith, è stato possibile grazie all’azione precedente dei protestanti che imposero a pastori e contadini la lettura della Bibbia per decenni. La lotta all’analfabetismo in Puglia e nel Sud non è mai diventata una priorità assoluta. Qualche titolo di giornale, qualche documento, un po’ di dichiarazioni politiche e sindacali, soprattutto quando sono pubblicate le indagini sulla dispersione scolastica e sulla capacità degli studenti, poi torna il silenzio. Poche persone considerano l’argomento cruciale per il futuro della regione. 

Per tentare una risposta al problema, dal 1997 operano in Puglia 40 centri territoriali permanenti che coordinano le scuole promotrici di corsi serali per il conseguimento del titolo di scuola media inferiore e attive anche nell’organizzazione di corsi brevi su diverse materie. All’analfabetismo «tradizionale» - saper leggere e scrivere e far di conto come si diceva un tempo - ci sono infatti da aggiungere i nuovi analfabetismi, in testa quelli informatico e linguistico. 

La combinazione tra vecchi e nuovi analfabetismi ha creato una miscela drammatica. Saverio Avveduto e Tullio De Mauro, autori dell’ultimo rapporto sull’analfabetismo, hanno sottolineato che «la situazione sta peggiorando a causa dell’analfabetismo di ritorno» e che il 25 per cento dei giovani che conseguono il diploma di scuola media inferiore non sa nè leggere nè scrivere, nè fare i conti. Studiosi dell’Ocse hanno osservato che solo il venti per cento degli italiani posseggono gli strumenti culturali indispensabili per orientarsi e fronteggiare le sfide della società contemporanea. 

Una frattura si sta creando tra i Paesi europei del Nord (Scandinavia, Francia, Inghilterra, Benelux e Germania) e quelli mediterranei che non riescono a tenere il passo. Eppure, è sufficiente andare nei centri territoriali per incrociare storie importanti di persone che sono riuscite a reinventarsi la vita con lo studio da adulti. Storie che riguardano uomini e donne di tutte le età. Abbiamo scelto i centri territoriali di Bitonto (scuola media Vincenzo Rogadeo) e di Ugento come riferimento. I dirigenti Nicola Siracusa e Maria Rosaria Conte ci hanno aiutati a ricostruire vicende umane di grande valore per il futuro della Puglia.
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