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In Puglia e Basilicata

Terme di Torre Canne normalità «perduta»

Terme di Torre Canne normalità «perduta»
Dopo la morte di una 68enne, Terme chiuse. L’Asl: da quel momento nessun altro caso sospetto. Almeno una ventina di pazienti colpiti da broncopolmonite dopo le inalazioni alle terme. Ma non c’è prova di un collegamento. Trovati due batteri: la «pseudomonas aeruginosa», e la «candida albicans». Ma nessuna traccia della temuta legionella. Agli ospiti dell’albergo, in attesa della ripresa dell’attività, offerta una gita ai trulli

23 Settembre 2009

di STEFANO BOCCARDI 

TORRE CANNE (FASANO-BRINDISI) - Nel grande albergo delle Terme - e più o meno in tutte le altre strutture turistiche di Torre Canne - gli animatori ed il personale addetto ai vari servizi di accoglienza fanno di tutto e di più per rendere «normale» la vacanza degli ospiti di questo fine settembre. Eppure, da poco più di una settimana, di «normale» qui, in questa frazione di Fasano adagiata sul litorale settentrionale della provincia di Brindisi, c’è davvero ben poco. Soprattutto non ci sono le Terme. Nel senso che sono chiuse. Dapprima - e solo parzialmente - per volontà della stessa società che le gestisce (la «Serena Majestic »). E poi - globalmente - per ordine della Procura di Brindisi, che ha deciso di verificare se vi sia una «relazione diretta» tra le cure termali ed una ventina di casi di polmonite registratisi in Puglia tra luglio e agosto e soprattutto se vi sia una relazione tra le Terme e la polmonite che il 6 settembre scorso ha ucciso una 68enne, la signora Maria Stella Ancona di Martina Franca in provincia di Taranto. 

La stessa Procura ha deciso di sottoporre ad indagini, con l’accusa di omicidio colposo, ben sei persone: dal direttore sanitario e scientifico dello stabilimento termale, il prof. Vittorio Valerio, all’amministratore delegato della «Serena Majestic», Silvio Maresca, dal direttore delle Terme, Massimo Casciano, al medico che eseguì la visita di accettazione alla signora Ancona, il dott. Giovanni Di Turi, dal responsabile della manutenzione degli impianti, Francesco Ciaccia, al tuttofare Camillo Ancona, quest’ultimo, quasi 70enne, considerato universalmente la memoria storica delle Terme di Torre Cann e. Un caso, quello della signora Ancona, che, lungi dall’essere stato risolto (l’esito dell’autopsia non è stato ancora diffuso in tutti i dettagli), ha sinora prodotto una «relazione diretta» con le Terme, resa nota nei giorni scorsi dai Carabinieri dei Nas di Taranto. 

In particolare, i Nas hanno riferito di aver trovato un germe, la candida albicans sia nelle acque delle Terme che nel corpo della signora Ancona. Nessuna traccia, invece, dell’altro germe trovato nelle acque dello stabilimento termale (il suo nome è pseudomonas aeruginosa), che è un batterio da tutti ritenuto decisamente più pericoloso della candida albicans, che è fungo, peraltro assai diffuso in tutta la popolazione. 

Sin qui i fatti resi noti ufficialmente. Ai quali va aggiunta la montagna di segnalazioni che da un paio di settimane inondano vari siti internet, a cominciare da quello della Gazzetta. Segnalazioni dalle quali si ricava almeno un dato. E cioè che la misura di quanto può essere accaduto durante l’estate all’interno delle Terme di Torre Canne è tutta da esplorare. In causa, da parte dei lettori, sono chiamati, ancor prima degli stessi dirigenti dello stabilimento termale, i responsabili della sanità pugliese e soprattutto i funzionari della Asl di Brindisi. I quali - si afferma - non starebbero coordinando opportunamente le operazioni di monitoraggio. 

Accuse che abbiamo girato al dott. Emanule Vinci, direttore sanitario della Asl di Brindisi, il quale ricorda che «ci siamo attivati sin dal primo momento, sin da quando è arrivata la prima segnalazione di un caso di polmonite dall’ospedale di Acquaviva delle Fonti». Il dott. Vinci ricorda anche che la Asl ha immediatamente ordinato l’esecuzione degli esami di laboratorio sulle acque termali e che, sinora, «è stata esclusa » sia la presenza della legionella, che è «il germe più pericoloso», sia quella della cosiddetta influenza suina. Vinci ricorda, infine, che negli ultimi giorni, ovvero da quando le Terme hanno sospeso l’attività, «non sono stati registrati altri casi di polmonite». 

Quindi, tutto risolto? Tutto circoscritto ad una ventina di casi, peraltro non direttamente riconducibili alle Terme? È presto per dirlo. Anche se in tanti qui a Torre Canne, a cominciare dal farmacista, il barese anzi bitontino Emanuele Piacente, giurano sulla bontà della gestione dello stabilimento termale da parte dei Maresca, una famiglia di imprenditori abruzzesi. Importante e forse decisivo ai fini delle indagini, sarà l’esito dell’autopsia sul corpo della signora Ancona. E a sottolinearlo in una breve chiacchierata con la Gazzetta è il prof. Vittorio Valerio, 80 anni, l’unico, insieme con l’av v. Massimo Manfreda, ai quali i Maresca abbiano affidato l’inca - rico di rilasciare dichiarazioni. Invece loro, i Maresca, per il momento preferiscono non parlare. Loro, pur non dicendolo, sperano di tornare al più presto alla «normalità». Senza frastuoni. E forse non è un caso che nemmeno uno dei circa ottanta lavoratori stagionali addetti alle cure termali sia stato licenziato. E forse non è un caso che ieri agli ospiti dell’albergo (rimasti senza cure) sia stata offerta, gratis, una bella gita ai trulli di Alberobello. Tutti hanno gradito. Ma, ovviamente, la «normalità» è ben altra storia.
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