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In Puglia e Basilicata

Bari, nuove indagini sull'omicidio Lacalamita

Bari, nuove indagini sull'omicidio Lacalamita
La richiesta è della procura di Bari. Giuseppe Lacalamita era un ragioniere trentenne ucciso con colpi di pistola a Modugno (Bari) il 23 settembre 2002 nel corso di una rapina durante la quale difese con il proprio corpo la fidanzata che dopo pochi mesi avrebbe sposato. Per l'omicidio del giovane due albanesi che avevano trascorso in carcere quasi quattro anni, il 30 maggio 2006, furono assolti e scarcerati dalla Corte d’assise d’appello di Bari, mentre un terzo riuscì a sfuggire all’arresto ed è latitante

22 Settembre 2009

BARI - La procura di Bari chiedera' al gip di riaprire le indagini sull'omicidio di Giuseppe Lacalamita, il ragioniere trentenne ucciso con colpi di pistola a Modugno (Bari) il 23 settembre 2002 nel corso di una rapina durante la quale difese con il proprio corpo la fidanzata che dopo pochi mesi avrebbe sposato. La richiesta, che sarà firmata dal procuratore aggiunto Pasquale Drago, è frutto di un’istanza depositata nell’agosto scorso dal difensore della famiglia Lacalamita, Augusto Bellino, ritenuta parzialmente fondata dalla procura. Nella richiesta si chiede ai magistrati di procedere nei confronti di “eventuali concorrenti non ancora identificati” degli imputati – tutti assolti – nei confronti dei quali la sentenza è passata in giudicato. Non conoscendo ancora la decisione della procura, stamani il papà di Giuseppe Lacalamita, Gaspare, di 78 anni, ha esposto cartelli davanti al tribunale di Bari con le scritte “Sette anni di ordinaria ingiustizia. Lo Stato garantisce l'impunità ai colpevolì. 'Magistrati dove siete? Vergogna!'. Appena ha saputo che il pm Drago sta per chiedere la riapertura del fascicolo, l’anziano ha interrotto la protesta

Per l'omicidio del giovane due albanesi che avevano trascorso in carcere quasi quattro anni, il 30 maggio 2006, furono assolti e scarcerati dalla Corte d’assise d’appello di Bari, mentre un terzo riuscì a sfuggire all’arresto ed è latitante essendo passata in giudicato la sentenza di condanna di primo grado. I giudici d’appello riformarono la sentenza di primo grado che, il 3 febbraio 2005, aveva riconosciuto i tre albanesi colpevoli del delitto condannandoli a pene comprese tra i 23 anni e i 12 anni. Nella sentenza di appello i giudici scrissero che “l'intera fase delle indagini fu caratterizzata da una innegabile approssimazione” e lamentarono il fatto che i sospettati, fermati “a distanza di meno di un’ora dal fatto”, non furono sottoposti all’esame dello stub, così come “sarebbe stato logico attendersi” per appurare se qualcuno di loro avesse sparato poco prima.
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