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In Puglia e Basilicata

Pentito brindisino: «Voti  per favori, anche a Curto»

Pentito brindisino: «Voti  per favori, anche a Curto»
Fabio Fornaro, brindisino di trentaquattro anni, in carcere per l’omicidio di Dany Carella e un’al - tra sfilza di reati è oggi un collaboratore di giustizia. Deponendo in aula in un processo contro il clan Brandi ha speigato una serie di intrecci tra criminalità ed amministratori locali tra cui l'ex senatore An, Euprepio Curto (nella foto). «A Brindisi per mettere i manifesti in alcuni quartieri bisogna pagare i capi clan di quelle zone»
• «Fornaro? Mai sentito nominare». Così Curto e gli altri negano tutto

22 Settembre 2009

BRINDISI - Voleva entrare in affari con i politici, continuando a gestire il traffico di droga e dopo aver cercato inutilmente di riunire tutti i brindisini in un unico gruppo per controllare il racket delle estorsioni in città. Ieri mattina - nel corso del processo a carico del clan dei fratelli Brandi - a fare la parte del leone (anzi, della «belva», considerato che proprio questo è il suo appellativo) è stato lui: Fabio Fornaro, brindisino di trentaquattro anni, in carcere per l’omicidio di Dany Carella e un’altra sfilza di reati per i quali si annuncia una lunga detenzione. 

Da più di un anno collabora con la giustizia ed ha già riempito centinaia di pagine di verbali, raccontando le «sue» verità non solo sugli ambienti della criminalità organizzata ma anche su quelli politici. «Avevo diversi comitati elettorali, alcuni a Bozzano, altri Perrino e a Sant’Elia per Maurizio Masi ed Euprepio Curto che era candidato alla Provincia», ha detto Fornaro, suscitando in aula i commenti più disparati. Un presunto appoggio servito a poco all’ex senatore, che non fu eletto presidente. 

Fabio Fornaro«Che significa comitato elettorale? », gli ha chiesto il pubblico ministero Milto De Nozza. «Gli portavamo voti in cambi di regali, appalti nelle ditte partecipate o posti di lavoro», ha spiegato Fornaro, che non ha indicato nei dettagli se ha effettivamente preso contatti con gli esponenti politici chiamati in causa. Ieri, in aula, Fornaro avrebbe dovuto soffermarsi sulle attività estorsive dei fratelli Brandi ma il suo è stato un «intervento» a 360 gradi. Ha parlato a lungo, ad esempio, di uno degli imputati: Massimiliano Oggiano che, a suo dire, era sostenuto dai Brandi e con il quale avrebbe litigato dopo che i «ragazzi» di Oggiano avrebbero strappato i manifesti del «suo amico» Masi. 

«Poi, dopo l’intervento dei Brandi, ci siamo chiariti - ha detto il collaboratore -. Ma a Brindisi per mettere i manifesti in alcuni quartieri bisogna pagare i capi clan di quelle zone». Sempre a proposito di politica, Fornaro ha parlato anche di un voto disgiunto da parte della criminalità. «A sindaco votavamo per Antonino che era nel centro-sinistra e che era il più forte - ha detto Fornaro -, mentre come consigliere votavano per Oggiano, perchè un consigliere anche di opposizione faceva comodo ». Quanto alle estorsioni, appena uscì dal carcere Fornaro avrebbe chiesto a tutti i malavitosi brindisini che contavano di unirsi per gestire le estorsioni ed evitare l’invasione dei mesagnesi. «I Brandi, però, volevano gestire tutto da soli - ha detto Fornaro - allora io mi sono occupato di droga». Ieri, poi, ha parlato anche un altro collaboratore: il sampietrano Cosimo Palma che ha spiegato il racket delle giostre da lui gestito a San Pietro mentre a Mesagne lo gestiva Massimo D’Amico. [v. spar.]
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