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In Puglia e Basilicata

Tricase, una paladina per la quercia vallonea

Tricase, una paladina per la quercia vallonea
Mila De Nitto, giovane biologa marina, che dai primi di luglio trascorre le sue giornate ad evitare che la gente entri nel terreno di famiglia, dove da oltre 600 anni è «alloggiata» l’enorme quercia (sotto la quale, narra la leggenda, anche Federico II e i cavalieri che lo accompagnavano pare abbiano trovano riparo), uno dei simboli del Salento. Non un’improvvisa «crociata» a difesa della proprietà privata, ma un modo per tutelare l’enorme albero che rischia di essere attaccato da un fungo

22 Settembre 2009

TRICASE - Oltre due mesi di presidio a difesa della «Vallonea». È la «missione» di Mila Boso De Nitto, giovane biologa marina, che dai primi di luglio trascorre le sue giornate ad evitare che la gente entri nel terreno di famiglia, dove da oltre 600 anni è «alloggiata» l’enorme quercia (sotto la quale, narra la leggenda, anche Federico II e i cavalieri che lo accompagnavano pare abbiano trovano riparo), uno dei simboli del Salento. Non un’improvvisa «crociata» a difesa della proprietà privata, ma un modo per tutelare l’enorme albero. 

L’appezzamento di quasi un ettaro, cinto da un muretto a secco, si trova nel mezzo delle due diramazioni della provinciale che collega Tricase al mare, ed è da qualche tempo attaccato da un fungo, che ha già fatto seccare un altro esemplare di quercia vicino alla «grande madre vallonea». 
«Basta camminare sul terreno – sotto - linea Mila De Nitto – per portare in giro le spore del fungo e avvicinarle in modo pericoloso alla pianta madre, che - ricorda - è un patrimonio universale riconosciuto dall’Unesco, dal Wwf e dal Fondo per l’ambiente italiano. Da ciò, la decisione di impedire l’accesso all’area» . 

Ai muri di confine sono stati quindi attaccati dei manifestini su cui è ben visibile il divieto di ingresso. Un accorgimento che è subito sembrato inefficace: Mila De Nitto si è vista così «costretta» a improvvisarsi guardia ecologica a difesa del monumento arboreo. «La vallonea - puntualizza - soprattutto d’estate, è meta di turisti e vacanzieri essendo presente su tutte le guide turistiche. Da luglio, ho dovuto affrontare decine di persone al giorno». 

Tricase, quercia valloneaTanti i siparietti, più o meno simpatici, di questi due mesi. Dal dover parlare al botanico della domenica, smanioso di fare una foto accanto al tronco della quercia e convinto di non arrecarle danni, sino a inseguire intere carovane di gente scesa dai pullman arrivati da chissà dove. «Senza dimenticare il no opposto a tante coppie di neo sposi, a chi voleva entrare “soltanto” per staccare una foglia – dice ancora la giovane paladina della Vallonea, ormai volto noto a chi attraversa quotidianamente la provinciale – oppure a giovani fidanzati smaniosi di incatenare il loro amore intorno al tronco con catena e lucchetto». 

Ma non sono mancate anche le belle sorprese: la gente che ha capito il problema e non si è permessa di entrare, chi ha sposato la causa della famiglia De Nitto lanciando l’idea di una raccolta di firme e fondi, la realizzazione di un blog su internet e tutto quanto si potesse fare a difesa della quercia. 
«A ripagare i nostri sacrifici – dice ancora Mila De Nitto – la dimostrazione che la maggior parte delle persone sono poi attente alle lezioni di rispetto dell’ambiente, all’educazione civica. Senza dimenticare che è la stessa pianta a trasmetterci forza». 

Tutto il terreno avrebbe bisogno di un imponente trattamento fitosanitario per debellare il fungo. La «Grande madre» non è in una situazione di pericolo imminente (come confermato dagli esperti dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari che monitorano costantemente la pianta, con le spese sostenute dai soli proprietari): ma è chiaro che dovrebbe essere aiutata. Ma perché la cura abbia buon esito, occorrerebbe che la pianta fosse «a riposo». Impossibile, a causa del continuo passaggio di auto o delle fonti luminose che disturbano il «sonno» della quercia secolare. «Lungi da noi – chiosa Mila De Nitto – sollevare polemiche. Quello che ci preme è tutelare la salute della vallonea, un obiettivo al quale speriamo concorrano anche tutte le istituzioni interessate». [g.m.]
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