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Ambiente a picco Maglia nera a Taranto

Ambiente a picco Maglia nera a Taranto
Capoluogo 96esimo nella speciale classifica del «Bil, benessere interno lordo» che non misura la ricchezza, ma lo stato di salute di una comunità a prescindere da beni e servizi prodotti. Ovvio che a incidere sia, in maniera determinante, l’inquinamento ambientale. La classifica del «Sole 24 Ore» affonda definitivamente la tragica equazione tarantina per cui al benessere economico garantito dall’industria corrisponde necessariamente il benessere sociale e individuale 
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22 Settembre 2009

di FULVIO COLUCCI

Taranto condannata anche dal «Bil». Il Benessere interno lordo è l’indice che non misura la ricchezza, ma lo stato di salute di una comunità a prescindere da beni e servizi prodotti. Ovvio che a incidere sia, in maniera determinante, l’inquinamento ambientale. Introduce parametri nuovi il «Bil»: «Le condizioni di vita materiali e la salute; l’istruzione e le attività personali; la partecipazione alla vita politica e i rapporti sociali; l’ambiente e l’insicurezza economica e fisica». 

Così ieri gli articoli del «Sole 24 Ore» hanno presentato la ricerca effettuata insieme al Centro studi Sintesi. Una sfida «lanciata la settimana scorsa dal Rapporto Stiglitz per andare oltre gli indicatori tradizionali che misurano lo stato di salute di un’economia». 
Classifica nazionale eppure a Taranto di «Bil» si è parlato e si continua a parlare. Soprattutto nel mondo del volontariato e anche con dibattiti interessanti, ma a scorrere la classifica pubblicata dal «Sole 24 Ore» si scopre il paradosso. Proprio nel «Bil» rientra il paramentro del numero di associazioni di volontariato presenti sul territorio. La città è al 72esimo posto: mezza associazione ogni mille abitanti contro l’1,29 di Gorizia prima in Italia. Qualcosa non funziona. Qualcosa si è definitivamente rotto. 

Più di ogni cosa non funziona l’ambiente, ma è solo una conferma. Mentre il governo dà il via libera alla nuova centrale elettrica dell’Eni e l’azienda ammette candidamente un aumento delle emissioni di anidride carbonica, la classifica del «Bil» inchioda Taranto al 102esimo posto proprio per Carbon intensity l’intensità produttiva di anidride. In graduatoria il capoluogo è penultimo. Fa peggio solo Brindisi. Non è un caso. 

Ma cosa misura il «Bil»? Forse è più facile dire quello che non misura. Lo spiegò nel marzo del 1968 Robert Kennedy in un discorso all’Università del Kansas: «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones (l’indice della Borsa Usa, ndr) né i successi del Paese sulla base del Prodotto interno lordo. Il Pil comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari». 

«Il Pil - aggiunse Bob Kennedy - non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta». 

L’inciso kennedyano stringe lo sguardo sul presente, su Taranto. La classifica del «Sole 24 Ore» spiega che la misurazione del «Benessere interno lordo» non ha «pretesa di rigore scientifico». Eppure la classifica rispecchia al città, le sue insicurezze, la sua mediocrità, il drammatico ristagno del pensiero. Taranto non brilla per tasso d’iscrizione all’università (39,9 per cento; la prima in Italia, Campobasso, registra il 57,9 per cento ) e per valore aggiunto pro capite (86esima con 15mila 600 euro nel 2008). Indietro anche la spesa per gli spettacoli (71esimo posto) e poco consola la speranza di vita alla nascita: per un tarantino è di quasi 82 anni (il capoluogo è 21esimo). Completano il quadro l’af fluenza alle urne (Taranto al 71esimo posto con il 65,7 per cento) e i reati: in media 2,2 per 100mila persone (39esimo posto). Alla fine dei numeri Taranto si piazza al 96esimo posto della classifica nazionale. Sarà stato pure «una sorta di gioco», come hanno voluto dipingerlo i cronisti del «Sole», ma la città esce ancora con le ossa rotte dal confronto e vede vicino il baratro dell’ultimo posto (occupato da Siracusa, 103esima). 

La classifica del «Sole 24 Ore» affonda definitivamente la tragica equazione tarantina per cui al benessere economico garantito dall’industria corrisponde necessariamente il benessere sociale e individuale. Inquinamento, non solo ambientale, dissipazione energetica, consumi, cattive pratiche ora tengono sotto scacco la comunità.
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