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In Puglia e Basilicata

Inchiesta Sanità Gianpi Tarantini  domiciliari a Roma

Inchiesta Sanità Gianpi Tarantini  domiciliari a Roma
Il gip Vito Fanizzi - a quanto ha riferito un difensore di Tarantini – non ha ritenuto sussistente il pericolo di fuga ma solo quello di reiterazione del reato. Il Pm gli contestava di aver detto bugie sui quantitativi di stupefacenti. L'accusa non è riuscita a provare che l’indagato progettava di trasferirsi in Tunisia. Tarantini ha lasciato poco dopo le 16 il carcere di Bari (nella foto di Luca Turi la sua Audi Q7 all'ingresso del carcere) diretto agli arresti domiciliari nella sua casa romana, dove da qualche tempo ha trasferito la sua residenza: «sono soddisfatto - ha detto - il giudice mi ha creduto».
• Il commento del procuratore: questa è più di mezza sconfitta
 Tarantini: sono soddisfatto, il giudice mi ha creduto
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21 Settembre 2009

BARI - Non vuole fuggire ne' inquinare le prove. Può solo reiterare il reato di spaccio di droga. Per questo il fermo dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini non deve essere convalidato e la detenzione in carcere può essere sostituita con quella più soft degli arresti domiciliari, non nell’abitazione di Giovinazzo (Bari) ma in quella di Roma dove Tarantini vive con la moglie e le due figliolette.


Ha spiazzato e deluso la procura la decisione del gip del tribunale di Bari Vito Fanizzi che ha spazzato via il decreto di fermo emesso il 18 settembre scorso per il trentaquattrenne diventato famoso per aver inviato escort e ragazze immagine nelle residenze del premier. 

La decisione del gip "è più di una mezza sconfitta", ammette il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, che allarga le braccia e ricorda che, oltre alla vicenda dello spaccio della cocaina, alla quale fa riferimento l’arresto, Tarantini è coinvolto anche nelle indagini sulle escort inviate a politici bipartisan e sul giro di mazzette elargite a medici e dirigenti sanitari per indurli ad acquistare dalle sue aziende protesi sanitarie.


Il giudice Fanizzi ha liquidato il provvedimento con due paginette e mezzo scritte di proprio pugno in carcere subito dopo l’udienza di convalida del fermo. "Nell’ordinanza – spiega il legale dell’arrestato, Nicola Quaranta, che lo assiste assieme a Nico D’Ascola – il gip ha riconosciuto la 'leale collaborazione dell’indagatò, cioè ha ritenuto che Tarantini non abbia mentito al pm inquirente Giuseppe Scelsi cercando di minimizzare le proprie responsabilità" sul quantitativo di droga acquistata dal suo pusher di fiducia, Nico. "Sono molto soddisfatto. E’ emersa la verità" dice l’imprenditore barese.


Secondo l’accusa, e in base a quello che ha confessato il pusher Nico, Tarantini ha acquistato circa 300 grammi di cocaina da maggio a settembre 2008, ma negli interrogatori ha detto il falso ammettendo di averne presi solo 50-70 grammi. 

"Da maggio a settembre 2008 – avrebbe detto oggi Tarantini al giudice – ho acquistato da Nico 237 grammi di cocaina, ma con riferimento alla sola vacanza in Sardegna, durante i week end di luglio e dal 3 al 26 agosto 2008, ho acquistato complessivamente 120-130 grammi di droga, cioè poche decine di grammi in più di quello che avevo già ammesso". 

Il gip gli ha creduto: ha confermato i gravi indizi di colpevolezza, ha ipotizzato che può reiterare il reato, ha escluso l’aggravante che lo spaccio di droga potesse favorire l’attività di prostituzione delle ragazze della sua 'scuderià, e lo ha mandato ai 'domiciliarì.


"Noi la pensiamo in maniera diversa da come l’ha pensata il gip, verso il quale abbiamo il massimo rispetto", dice il procuratore Laudati. "Prendiamo atto con doveroso rispetto della decisione del giudice – aggiunge – ci rimbocchiamo le maniche e ce le rimboccheremo ancora di più, per cercare di tutelare quello che noi consideriamo un possibile inquinamento della prova" in atto. 

Per quanto riguarda i domiciliari – secondo il procuratore – "in qualche modo tutelano le esigenze cautelari" ma è chiaro che "il provvedimento del gip determinerà da parte nostra una modifica della strategia investigativa sia per quanto riguarda i tempi sia per quanto riguarda gli atti" del procedimento.


Ma la volontà della procura di mettere in carcere Tarantini desta qualche curiosità. Tarantini è stato rinchiuso in una cella d’isolamento e guardato a vista. La sua cella era un piano sotto la sezione riservata ai potenti trafficanti di droga del rione Japigia di Bari. Era forse per capire se qualcuno lo conosceva?

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