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In Puglia e Basilicata

Taranto, allarme tumori infantili

Taranto, allarme tumori infantili
TARANTO - “In Europa, ma ancor più in Italia c’è un incremento inatteso di tumori infantili nel primo anno di vita. In Italia si è registrato un incremento del 3% annuo. Negli adolescenti poi si registra un preoccupante incremento di tumori cerebrali. Ad inquietare anche alcuni studi epidemiologici da cui risulta un incremento delle patologie neoplastiche nel sistema nervoso centrale. E quando sono i bambini ad ammalarsi, c’è da capire che il problema è davvero grave”.

20 Settembre 2009

TARANTO - “In Europa, ma ancor più in Italia c’è un incremento inatteso di tumori infantili nel primo anno di vita. In Italia si è registrato un incremento del 3% annuo. Negli adolescenti poi si registra un preoccupante incremento di tumori cerebrali. Ad inquietare anche alcuni studi epidemiologici da cui risulta un incremento delle patologie neoplastiche nel sistema nervoso centrale. E quando sono i bambini ad ammalarsi, c’è da capire che il problema è davvero grave”.

 Dalla platea delle Prime Giornate joniche di Pediatria, in una realtà fortemente martoriata per i problemi ambientali, parte l’allarme dei medici pediatri sulla relazione ambiente e salute. Ad illustrare, sulla base delle ricerche e degli studi in atto, quanto i numerosi agenti inquinanti presenti nell’ambiente stiano producendo modifiche sul patrimonio genetico umano è Ernesto Burgio, medico pediatra dell’Università di Palermo, esponente dell’Isde (International Society of Doctors for Environment).

Dottor Burgio, perché sempre più tumori e sempre più serie patologie tra i bambini?

Per l’esposizione ai fattori inquinanti di padre e madre, perché dunque i gameti della madre e del padre hanno subìto un danno. Ad essere danneggiato è l’epigenoma, cioè le molecole che servono a leggere il Dna e che determinano l’assetto dei tessuti a venire. Ma i tumori sono solo un elemento sentinella. Il fenomeno è in realtà più ampio. Occorre contestualmente guardare all’incremento delle allergie, ad esempio, e comunque di tutte quelle patologie cronico-degenarative come le malattie infiammatorie, tra cui rientrano anche l’obesità e l’ateriosclerosi, che si scatenano nell’individuo per un meccanismo reattivo.

Insomma, tutte cose e rischi a cui i bambini tarantini, che vivono in un contesto fortemente inquinato, sono costantemente esposti…

Sì, ben venga la riduzione di diossina. Il problema vero, però, non è costituito da quelli agenti inquinanti che si possono abbattere attraverso l’utilizzo di più moderne e sofisticate tecnologie, ma da quelle sostanze come arsenico, metalli pesanti, particolato fine, difficilmente monitorabili e difficili da ridurre e fermare. Anche se l’esposizione è a piccole dosi, il danno è lì nella modifica dell’epigenoma. Il rischio non è solo per il Dna, ma anche per l’assetto cromosomico. A Seveso, la gente sana ha già maturato delle traslocazioni, cioè cambiamenti insoliti delle forme dei cromosomi. A Taranto, come in tutte quelle realtà a grande impatto ambientale, dove esistono inceneritori o impianti che bruciano grandi inquinanti, il rischio è proporzionale agli impianti esistenti, alle tecnologie ed ai materiali utilizzati. Considerati i rischi, che oggi si continui ad utilizzare il pet-coke non trova più giustificazione. Non si dovrebbe più fare.

Sì, però, lei ha detto che anche in molti prodotti usati dai bambini, persino i biberon, ci sono sostanze cancerogene…

Sì, in molti prodotti utilizzati, come i biberon ma anche le flebo, ad una certa temperatura si sprigionano molecole che interferiscono con le molecole di controllo, come gli ormoni, e condizionano lo sviluppo dei tessuti.

Ma ci sono delle misure che possono essere adottate da subito per prevenire i rischi?

Ci sarebbe da imporre delle regole, ma non quelle fasulle come ad esempio il traffico a targhe alterne. Regole serie significa vietare l’ingresso dei camion nei centri urbani, ad esempio. C’è da abbattere drasticamente la presenza e l’esposizione al benzene. Insomma, fare vera prevenzione primaria, che invece fanno in pochissimi. Fare prevenzione contro il carcinoma mammario, ad esempio, è utile, ma occorre intervenire a monte.

Cosa potete fare voi pediatri?

I pediatri hanno sicuramente un ruolo fondamentale in questa battaglia. Se affronteranno sempre più questi temi, se capiranno la necessità di fare sinergia con studiosi di altre branche della medicina, i pediatri potranno fare la differenza.
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