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In Puglia e Basilicata

Sotto processo rettore santuario di Padre Pio «Ingiuriò dipendente»

Sotto processo rettore santuario di Padre Pio «Ingiuriò dipendente»
A quattro giorni dalla festa di San Pio da Pietrelcina un caso giudiziario rischia di mettere in imbarazzo i vertici religiosi della Fondazione che porta il nome del frate morto a San Giovanni Rotondo. Il 25 settembre prenderà il via, davanti al giudice di pace penale di Roma, il processo che vede sul banco degli imputati il frate cappuccino Francesco Di Leo, rettore del Santuario di Padre Pio e legale rappresentante della Fondazione

19 Settembre 2009

ROMA – A quattro giorni dalla festa di San Pio da Pietrelcina un caso giudiziario rischia di mettere in imbarazzo i vertici religiosi della Fondazione che porta il nome del frate morto a San Giovanni Rotondo 41 anni fa. Il 25 settembre, infatti, salvo slittamenti dell’ultima ora, prenderà il via, davanti al giudice di pace penale di Roma Saverio Antonio Romano, il processo che vede sul banco degli imputati il frate cappuccino Francesco Di Leo, rettore del Santuario di Padre Pio e legale rappresentante della Fondazione. Di Leo deve rispondere del reato di ingiuria: secondo l’accusa, ha offeso l’onore e il decoro di una dipendente della Fondazione cui ha inviato una lettera di licenziamento datata 28 aprile 2009. A determinare l'imputazione sono stati il contenuto della missiva e l’uso di certe espressioni che Di Leo ha rivolto alla signora ("perplessità in ordine alla correttezza della sua condotta... sua propensione alla gestione della corrispondenza... è chiaro che sia avvenuto per lo meno un caso di appropriazione del denaro ivi contenuto... forte sospetto che quell'appropriazione non sia stata affatto occasionale...") traendo spunto da una inchiesta che chiamava in causa la donna per una ipotesi di distrazione di somme di denaro. Una ipotesi che la procura di Foggia, su input del commissariato di polizia di Manfredonia, aveva esteso originariamente anche ad altri esponenti del convento, salvo poi chiudere l’indagine con una richiesta di archiviazione. Richiesta accolta dal gip che, pur scagionando tutti gli indagati tra cui la dipendente finita successivamente nel mirino di Di Leo, aveva parlato di «gestione assolutamente caotica e non tracciabile del donativi di denaro al convento», dando per assodato un episodio di sottrazione tra la corrispondenza indirizzata normalmente alla stessa struttura religiosa e un caso di appropriazione «di denaro ivi contenuto».
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