Giovedì 11 Agosto 2022 | 07:15

In Puglia e Basilicata

1968: l'autunno «caldo» che infiammò la Puglia

1968: l'autunno «caldo» che infiammò la Puglia
di VITO ANTONIO LEUZZI 
L’onda delle proteste nelle nostre fabbriche e nelle scuole. Con i lavoratori scesero in piazza anche gli studenti. E proliferarono i nuovi gruppi politici di sinistra. Punti di forza anche nell’editoria d’impegno. A Bari, tessuto connettivo della protesta dei diversi gruppi maoisti, lottacontinuisti e operaisti, trotsksti, fu la lotta antimperialista e antifascista, in particolare la denuncia della violenta repressione in Grecia nei confronti di studenti ed intellettuali e la solidarietà nei confronti dei molti esuli

19 Settembre 2009

di VITO ANTONIO LEUZZI 

«L’autunno potrà essere veramente caldo»: in questa frase pronunciata da Francesco De Martino è racchiuso il significato di un’epoca storica tra le più travagliate della storia dell’Italia repubblicana. Il leader del Partito socialista Italiano la pronunciò nel contesto dell’ennesima crisi politica dell’estate 1969, caratterizzata da una nuova scissione tra socialisti e socialdemocratici e dalla ricostituzione di un centrosinistra fortemente logorato. Nel settembre di quell’anno la protesta operaia, esplosa spontaneamente - a partire dalla Fiat di Torino - in occasione del rinnovo del contratto del lavoro, catalizzò l’attenzione nazionale proiettando le questioni della fabbrica nelle aule universitarie e nella vita quotidiana degli italiani. Il boom economico e le grandi speranze del decennio precedente sembravano esaurirsi sulla spinta dei problemi che emergevano dall’insieme della società italiana: la scuola, la casa, la salute. 

L’«autunno caldo» si innestava nel diffuso malessere che attraversava la penisola dal Sud al Nord. La rivolta popolare di Battipaglia dell’aprile 69 (successiva a quella di Avola del 1968) e gli scioperi nelle campagne del Mezzogiorno del giugno-luglio di quell’anno rappresentarono l’effettivo inizio delle diverse ondate di lotte che si estesero ad altri settori produttivi, tra i quali l’edilizia, prima di dilagare nella grande industria. Mai dal dopoguerra si era registrata una denuncia così diffusa delle condizioni lavorative sottoposte all’arbitrio padronale. Si sprigionava dal basso una esigenza di egualitarismo e di «libertà civile e sociale», dopo decenni di ricatti, imposizioni dall’alto, assenza di diritti. Una tale atmosfera di tensioni radicali non risparmiarono anche l’ambito della Chiesa, con la denuncia del volto perbenista e giustificazionista delle gerarchie ecclesiastiche (significativa fu la contestazione dell’Isolotto di Firenze all’arcivescovo). 
il 1968 a Bari
L’incitamento «Studenti ed operai uniti nella lotta» apparve come qualcosa di più di uno slogan gridato nel corso delle manifestazione di piazza. Il legame con la lotta operaia rappresentò per i ragazzi del Sessantotto l’occasione per un impegno radicale. La scelta del movimento studentesco di privilegiare il lavoro politico all’esterno della scuola, in cerca di una prospettiva rivoluzionaria, ridusse la spinta iniziale per un cambiamento strutturale dell’università e della scuola. Nacquero diversi gruppi politici che non si riconoscevano più nei partiti storici della sinistra italiana. 

E l’onda lunga di queste vicende nazionali produsse i suoi effetti anche in Puglia. La spinta innovatrice rappresentata dalle lotte studentesche dell’anno precedente proiettava i diversi gruppi giovanili nella ricerca affannosa di legami con la fabbrica e con i quartieri operai, come il Cep e la città vecchia a Bari. L’azione di volantinaggio costituì l’apprendistato per molti studenti universitari che davanti agli stabilimenti industriali del gruppo Breda (Fucine Meridionali), delle Officine Calabrese, Nuovo Pignone, Stanic e in altri stabilimenti dell’a re a industriale, caratterizzati da una forte resistenza padronale che talvolta creava divisione e tensione tra gli stessi operai. «Lotta Continua» estese addirittura alle caserme l’attiva propaganda politica, dando luogo alla costituzione dei «proletari in divisa», con lo scopo di denunciare la corsa agli armamenti, la guerra imperialista degli Stati Uniti d’America nel Vietnam e di favorire l’obiezione di coscienza. 
il 1968 a Bari
A Bari, tessuto connettivo della protesta dei diversi gruppi maoisti, lottacontinuisti e operaisti, trotsksti, fu la lotta antimperialista e antifascista, in particolare la denuncia della violenta repressione in Grecia nei confronti di studenti ed intellettuali e la solidarietà nei confronti dei molti esuli sottoposti a provocazioni di fascisti italiani e di esponenti dei servizi segreti. La protesta operaia e la proiezione delle lotte studentesche fuori dall’alveo naturale produssero effetti rilevanti anche in campo culturale e nell’editoria che a Bari aveva i suoi punti di forza nella casa editrice Laterza, nella De Donato e nella Dedalo, tutte caratterizzate da una dimensione nazionale. Diversi esponenti delle nuove formazioni politiche prestarono la loro opera nelle redazioni e mantennero legami con alcuni istituti universitari delle facoltà umanistiche. Il dibattito teorico del marxismo internazionale, alimentato dalla pubblicazione dalla edizione italiana da parte della Dedalo della «Montley Review» (la rivista di noti intellettuali americani che denunciavano le storture del capitalismo e analizzavano criticamente le vicende del comunismo internazionale) furono al centro, di approfondimenti, discussioni, controcorsi, ma anche di dispute dottrinarie non aliene da atteggiamenti elitari e settari. La chiusura del contratto dei metalmeccanici e lo «Statuto dei Lavoratori», voluto dal ministro socialista Giacomo Brodolini ( in cui ebbe un ruolo significativo Gino Giugni, docente in quegli anni all’Università di Bari), stemperarono le proteste dell’«autunno caldo». E tuttavia la strage di Piazza Fontana a Milano, nel dicembre 1969, fu il segnale che si apriva una stagione politica e sindacale ancor più aspra, caratterizzata da scontri e provocazioni che si protrassero negli anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725