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In Puglia e Basilicata

Petruzzelli, prova d'orchestra nel teatro rinato

Petruzzelli, prova d'orchestra nel teatro rinato
Petruzzelli, ore 10. L’orchestra sinfonica della Provincia è giù nel golfo mistico. I musicisti entrano rapidamente, cercano la posizione, parlottano a bassa voce come a non voler turbare il clima dell’attesa. E’ la prima volta che la musica torna padrona all’interno del teatro ricostruito. Non ci sono «oooh» stupiti né rancori in sospeso, siamo qui alla ricerca del suono, per capire come e quanto funzionerà acusticamente la nuova cupola, se questo stravagante pastiche un po’ all’italiana, un po’ alla francese, un po’ alla come viene viene, molto alla barese, avrà il tocco divino del dio della melodia.

18 Settembre 2009

Petruzzelli, ore 10. L’orchestra sinfonica della Provincia è giù nel golfo mistico. I musicisti entrano rapidamente, cercano la posizione, parlottano a bassa voce come a non voler turbare il clima dell’attesa. E’ la prima volta che la musica torna padrona all’interno del teatro ricostruito. Non ci sono «oooh» stupiti né rancori in sospeso, siamo qui alla ricerca del suono, per capire come e quanto funzionerà acusticamente la nuova cupola, se questo stravagante pastiche un po’ all’italiana, un po’ alla francese, un po’ alla come viene viene, molto alla barese, avrà il tocco divino del dio della melodia.

Tocca al maestro Renato Palumbo metterci l’orecchio, la passione, l’emozione. E’ a Bari per dirigere Tosca, che debutta il 21 al Piccinni, è lui a guidare l’ensemble, insieme al suo assistente Giuseppe Lamalfa, è lui che va a «provocare» i musicisti che affilano le armi. Uno dopo l’altro, ecco poche note, un accenno del Bolero di Ravel, una citazione di Pierino e il lupo di Prokofiev. Il maestro si sposta nella sala, cerca l’angolo perfetto, chiede un suono più morbido, si allontana ancora seguendo il ferro di cavallo: «Non corre, il suono non corre sul ferro di cavallo», sussurra. Nervoso come un padre in sala d’attesa al reparto maternità, il sovrintendente Giandomenico Vaccari non riesce a star seduto in platea, respira profondo e va in piedi sul fondo della sala: «A me piaceva anche l’acustica della vecchia sala, questa mi coglie quasi impreparato nell’emozione della musica che torna a riempire ogni volume».

Enorme, il teatro è enorme e illuminato. Qualcuno, cantanti e musicisti, si allontana e sale su fin sopra il terz’ordine, il quart’ordine, a godersi la musica che sale, a cercare di capire come «suona» l’anfiteatro deserto. «Il posto migliore per godersi questo teatro. Anzi, l’unico teatro che ha un terz’ordine», sorride Vaccari.

Certo, con il pubblico a riempire platea e palchi, la timbrica cambia sempre aspetto. Così, vuoto e lucente, con i materiali intatti senza la patina del tempo, i legni che sembrano specchi, il Petruzzelli ha un suono modernissimo, se possiamo usare un termine appena stravagante. Una dinamica fluida e molto reattiva, il suono sembra cavalcare un’onda, va sul fondo e non torna mai indietro. Come serve che sia. La buca restituisce ogni palpito dell’orchestra, ogni pulsione, persino troppo: non ci saranno trucchi laggiù, il politeama rende anche i sospiri.

Palumbo è un direttore con la passione del canto. Chiede a Domenico Colaianni di salire sul palco, di giocare con alcuni dei duetti e delle formidabili arie di Tosca. Eccolo, il cantante barese calarsi nei panni del sacrestano che, in Sant’Andrea della Valle, rimette a posto gli attrezzi da pittore di Cavaradossi («...e sempre lava...»), poi s’arrischia dignitosissimamente, da basso-baritono qual è, nella «Recondita armonia» da tenore del cavaliere amato da Tosca. Il palcoscenico del Petruzzelli ha un’inclinazione come non se ne vedono più, scende verso la platea come la voce che invade il teatro, la prende d’impatto come l’atmosfera quasi mistica che pervade la grande sala.

Un breve break per il caffè, poi si riprende. Palumbo è al suo posto e dirige l’orchestra quasi un’intera versione dell’opera, suggerendo con la sua voce i temi del cantato. Sembra chiudersi un cerchio, la musica è di nuovo padrona della scena del Petruzzelli e si prepara a prenderne possesso materialmente. Mentre i tecnici della Fondazione stanno già lavorando alle scena del Sogno di una notte di mezza estate di Britten in funzione Petruzzelli (probabile debutto il 25 ottobre), si fa strada l’ipotesi di un’inaugurazione sinfonica. Tempi stretti tra Tosca e Sogno, diciamo non oltre il 30 settembre, massimo il 1° ottobre. Sul podio, Palumbo a dirigere orchestra e coro baresi in un concerto fortemente verdiano.


[fra.cost.]

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