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In Puglia e Basilicata

Scandalo Sanità Csm: «Vendola non ha leso il Pm»

Scandalo Sanità Csm: «Vendola non ha leso il Pm»
La Prima Commissione del Csm ha deciso, a maggioranza, di non aprire una pratica a tutela del pm di Bari Desiree Digeronimo. Era stato il vicepresidente Nicola Mancino, nello scorso agosto, a chiedere alla Commissione di valutare se ci fossero i presupposti per l’apertura di un fascicolo in merito alla lettera inviata al magistrato dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola il 7 agosto
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15 Settembre 2009

ROMA - Ha rivolto critiche inopportune e inappropriate, ma non ha leso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, con le sue accuse al sostituto procuratore della Dda di Bari Desirè Digeronimo, titolare di una delle inchieste della procura su un presunto intreccio politica-appalti nel settore della Sanità regionale. Lo ha stabilito la Prima Commissione del Csm, che perciò ha deciso, a larghissima maggioranza, con la sola astensione del togato di Magistratura Indipendente Antonio Patrono, di non aprire una pratica a tutela del pm di Bari. 
A chiedere alla Commissione di pronunciarsi sul caso e dunque su un intervento a difesa del magistrato era stato il vice presidente del Csm Nicola Mancino.

Il caso era scoppiato dopo che in  una lettera destinata al pm e pubblicata dai giornali Vendola  aveva parlato di una «permanente spettacolarizzazione» e di un  uso «strumentale» che sarebbe stato fatto dell’inchiesta per  danneggiare la sua persona. E aveva denunciato alcune  «anomalie», come la mancata astensione di Digeronimo,  nonostante una «rete di amici e parenti» le impedirebbe di  «svolgere con obiettività questa specifica inchiesta». 

Vendola aveva lamentato la scelta di trattenere sotto la  competenza della Procura Antimafia «una mole di carte che hanno  attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica  Amministrazione» e la decisione di acquisire «atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se  le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente». Quelle del presidente della Regione Puglia sono critiche a  atti processuali, ha stabilito la Commissione, che non  determinano la lesione dei principi di autonomia e indipendenza. Tant'è che, secondo i consiglieri di Palazzo dei marescialli, nemmeno il pm le ha percepite come offese personali, visto che  alla stampa ha dichiarato che continuerà a seguire la sua inchiesta con serenità. Quanto alla presunta  strumentalizzazione mediatica dell’inchiesta, Vendola – ha  ritenuto la Commissione - accusa tutt'al più il pm di subirla, non certo di cercare la ribalta mediatica. Dunque anche in  questo caso, nessuna offesa in grado di tradursi in una lesione  dei principi a tutela della magistratura. Il ragionamento non è  stato però condiviso da Patrono che - a quanto si è appreso -  al di là della forma, avrebbe ritenuto le espressioni di  Vendola non dissimili da quelle che hanno portato la scorsa  settimana il plenum del Csm a intervenire a difesa di più  magistrati, come i giudici del caso Mills e quelli della  Cassazione, questi ultimi per la decisione sul caso di Eluana  Englaro.
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