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dissesto a Potenza

Pittella: per fermarmi
mi devono ammazzare

Il presidente della Regione Basilicata ai suoi «detrattori»: «in uno stato di diritto, un avviso di garanzia è una garanzia per il cittadino indagato, non una condanna»

Marcello Pittella

POTENZA - «Sono molto sereno perché ritengo di non aver fatto nulla. Io vado avanti, dovranno ammazzarmi per fermarmi»: in un video postato su Facebook, è questa la risposta data «ai detrattori» dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (Pd). Nel video, in cui si parla anche della finanziaria regionale in corso di approvazione da parte del Consiglio lucano, Pittella ha fatto riferimento alla notizia (pubblicata ieri dal «Quotidiano della Basilicata» e poi ripresa da alcuni siti, giornali e tv nazionali) di essere uno dei 35 indagati nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza - in cui si ipotizza anche il reato di corruzione elettorale - sul dissesto al Comune di Potenza, dichiarato dal Consiglio comunale il 20 novembre 2014.

«Noi andiamo avanti nel lavoro», ha aggiunto Pittella, ma bisogna «provare a essere più responsabili. Non è che dando la notizia su Rai 1 che Pittella ha un avviso di garanzia ed è indagato - ha evidenziato - si risolvono i problemi dell’Italia e della Basilicata. Nè si può pensare che, per recuperare qualche voto in più, gettando fango su Pittella, si possa passare sulla dignità degli uomini. Proviamo a essere uomini e non mi sembra che, in questa fase, ciò accada. Io vado avanti, dovranno ammazzarmi per fermarmi. Quando lo faranno saranno soddisfatti loro, ma dopo di me arriverà uno più capace di me che passerà sopra a costoro perchè costoro hanno bisogno di essere soltanto asfaltati e perchè costoro non hanno nè animo nè cuore nè coscienza».

A Pittella è parso «un po' dubbio» che «una notizia uscita due mesi fa venga ripresa da un giornale in prima pagina (nulla quaestio sul diritto di cronaca, evidente) e poi venga rimbalzata sui social in un gioco al massacro, portato avanti, guarda caso, da una parte politica. E’ una notizia, poi vedremo se fondata o meno, rimbalzata a livello nazionale e che occupa la cronaca nazionale, su Rai 1 alle ore 20, senza alcuna attualità e senza nemmeno stare sul merito».
Secondo il governatore lucano, «in uno stato di diritto, un avviso di garanzia è una garanzia per il cittadino indagato, non è una condanna. Non andiamo da nessuna parte se, nel tritacarne mediatico, si tenta di colpire Pittella per colpire Renzi o si fa un’operazione di discredito delle istituzioni o, come fa qualche comico di professione, si va sul palco e si punta l'indice e si spara a zero su qualcuno».

«Capisco che - ha proseguito Pittella - siamo nel tempo in cui le aggressioni mediatiche da tutte le parti la fanno da padrone, ma mi chiedo: è civiltà questa? E’ democrazia questa? E domani quando, come mi auguro non avrò alcun addebito, cosa dovrò chiedere ai maestri del blog, ai dissacratori dei social, ai disfattisti di professione e ai mestatori nel torbido di professione? La serenità e la determinazione - ha continuato il governatore lucano - mi vengono dalla voglia di fare qualcosa per questa Regione: qualcuno forse non si rassegna all’idea che in due anni abbiamo ribaltato questa Regione, dalle macerie alla fama mondiale. Ad arte, qualcuno la vuole massacrare: questo, per me, è un delitto».
Pittella si è più volte detto «molto sereno» perchè ritiene "di non aver fatto nulla. Per la verità non so nel merito che cosa mi venga contestato. E proprio per essere sereno con la mia coscienza, non ho nulla da temere. Ci sarà un momento in cui mi verranno eventualmente contestati alcuni fatti e io avrò modo di conoscerli e poi eventualmente di replicare». 

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