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In Puglia e Basilicata

San Cataldo di Lecce alghe paralizzano la darsena

San Cataldo di Lecce alghe paralizzano la darsena
Diportisti e pescatori infuriati dopo l’ennesimo episodio che ha addirittura impedito l’uso delle barche. Capone: «Non possiamo continuare a pagare per un servizio che non c’è Chiediamo i danni e ci trasferiamo a San Foca». Della Valle: «Quella posidonia può essere una risorsa preziosa se utilizzata per ricostituire la fascia delle dune» (Massimino foto)

14 Settembre 2009

LECCE - Le alghe ostruiscono l’entrata e l’uscita dalla darsena di San Cataldo: diportisti e pescatori sono inferociti. Ieri mattina, l’ennesimo episodio di presenza massiccia di posidonia accumulatasi all’ingresso del porticciolo che ha bloccato ogni passaggio delle imbarcazioni. I proprietari dei natanti - oltre centodieci tra diportisti e pescatori - ieri hanno manifestato apertamente il disappunto per una situazione che si protrae da decenni. Per tutti, parla Antonio C ap o n e, presidente dell’asso - ciazione Nova Apulia, già assessore comunale. 

«Il porto di San Cataldo, la cosiddetta darsena, tormentone della Lecce a vocazione marittima, è praticamente inservibile - denuncia - Questo è un oltraggio all’immagine del territorio costiero ed un danno alle tasche dei diportisti che pagano per il posto-barca ma sono costretti a tenere l’imbarcazione ferma, senza poter prendere il mare, a causa della posidonia accumulatasi in quantità industriale all’imbocco del canale di collegamento al mare. E’ un fatto inaccettabile - insiste - Adesso si attende la risposta del Comune per comprendere come e quando l’approdo di San Cataldo si trasformerà in qualcosa di più o meno serio. O, molto presto, tutti, diportisti e pescatori si trasferiranno a San Foca. Lì il porto turistico c’è per davvero». 

alghe bloccano darsena a San cataldoAntonio Capone fa sapere che i titolari dei posti-barca stanno pensando a chiedere un risarcimento per i troppi danni subìti. «Paghiamo dai quattromila ai cinquemila euro all’anno per uscite in barca che si contano sulle dita di una mano - dice Capone - L’ingresso dela darsena è praticamente costantemente ostruito da un accumulo spropositato di posidonia. Dopo quarant’anni, l’amministrazione comunale non ha ancora risolto il problema. Eppure, ha speso decine di milioni di euro per quell’obbrobrio di filobus, che ancora non offre la sua utilità, quando con poche decine di euro avrebbe potuto sistemare blocchi di cemento per allungare il braccio d’ing resso della darsena. E’ questa la soluzione, semplicissima, al problema». 

La questione, però, va oltre i disagi dei titolari di imbarcazioni, ed investe tutto il settore dello sviluppo di San Cataldo e dell’intero litorale leccese, come fa osservare Mauro Della Valle, presidente del Club turismo Salento. «Quest’estate abbiamo visto decine di yacht e catamarani che arrivavano a ridosso della darsena ma poi riprendevano il mare in direzione Otranto o Brindisi - dice Della Valle - che sono state, dunque, decine di occasioni perdute per il territorio. Il problema della darsena va risolto quanto prima perchè non è affatto fine a sè stesso ma è funzionale allo sviluppo del territorio in termini turistici e, quindi, economici. La presenza di un porto e di imbarcazioni crea un indotto ed una logistica di servizi importanti. Al mantenimento di una barca sono legate decine di attività lavorative. I diportisti che vengono da fuori, davanti all’attuale situazione, scappano vi a e non tornano più. E’ il modo peggiore per stroncare il turismo sul nascere - considera - Ci bruciamo in partenza». Ma, soprattutto, Mauro Della Valle lancia una proposta al sindaco di Lecce Paolo Per rone ed a quello di Vernole Mario Mangione. 

«Quelle alghe possono costituire una risorsa preziosa - dice - se utilizzate e impiegate per ricostituire il cordone delle dune, fino all’oasi delle Cesine. Non è solo un’idea ma è una soluzione che abbiamo già messo in pratica ad Ugento, appena un paio di mesi fa, e che ha dato risultati eccellenti. Perchè non ripeterla anche sulla fascia costiera leccese per riprendere il cordone dunale danneggiato? Viceversa - aggiunge - togliere quelle alghe lasciandole in mare significherebbe solo spostare il problema; peggio, abbandonarle a terra nella prima zona utile potrebbe solo procurare inutile e dannosa sporcizia».
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