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L'intervista

«Distanziamento non basta, in ambienti chiusi va purificata l'aria», parla dermatologo barese Mazzarella

«La trasmissione dipende da spazi, numero di persone e permanenza», il Mit di Boston gli dà ragione

«Distanziamento non basta, in ambienti chiusi va purificata l'aria», parla dermatologo barese Mazzarella

Il distanziamento di due metri non è necessariamente il… metro corretto di valutazione per scongiurare la diffusione del coronavirus. Più che ragionare sulle distanze, occorre ripensare i modelli con altre formule matematiche e fisiche: volume degli ambienti chiusi, numero di persone e tempo di permanenza all’interno, velocità di trasmissione. Ne è convinto il dottor Francesco Mazzarella, 54 anni, dermatologo barese che esattamente un anno fa, durante il lockdown, ha rispolverato e approfondito gli studi in fisica, in vista della riapertura della sua attività. Un primo lavoro dell'Harvard University e il recente studio del prestigioso Massachusetts Institute of Technology secondo il quale le regole relative al distanziamento sociale e alla capienza nei luoghi chiusi «non hanno nessuna base scientifica», sembrano dargli ragione.

«La premessa - spiega Mazzarella - è che, trovandoci di fronte a una malattia respiratoria, la principale via di trasmissione è quella aerea, attraverso appunto le vie respiratorie, molto banalmente perché il virus è nell’aria. Per infettarsi è necessario che il virus entri nell'ospite utilizzando in primis naso e bocca». Un rischio che aumenta sulla base dell’ambiente in cui ci troviamo. «Cosa succede se in un angolo di una stanza chiusa spruzzo un deodorante? Dopo qualche secondo l’odore si sentirà ovunque perché le goccioline tendono a occupare il volume della stanza. Se spruzzo il deodorante poniamo in un grande capannone, invece, l’odore non si sentirà dappertutto al suo interno. Bene, il virus agisce nello stesso modo».


Insomma, la distribuzione è in funzione del volume di aria. E alle leggi della fisica si aggiunge il buonsenso. «Rispolveriamo i vecchi insegnamenti dei nostri genitori. Alzi la mano chi, da piccolo, a letto per una influenza, non veniva spostato altrove per fare “cambiare l’aria” dell’ambiente viziato. Ecco perché è fondamentale ragionare sul volume d’aria, non solo sul "distanziamento" inteso come distanza tra due punti».


Se questa è la premessa, c’è da chiedersi quali sono le contromosse. E quali sono gli strumenti per purificare l’aria in ambienti chiusi. Durante il lockdown dello scorso anno, il dott. Mazzarella ha studiato come riaprire in sicurezza il suo ambulatorio.
«La risposta viene dalla fisica e dalla matematica: ho fatto dei calcoli sul rapporto volume d’aria/pazienti presenti in studio. Un lavoro complesso, che ha ritardato al 1° giugno 2020 la riapertura della mia attività rispetto al 4 maggio previsto dal decreto, perché ho dovuto attendere arrivassero dagli Stati Uniti i sistemi per purificare l’aria. Oggi, va molto meglio perché i costi sono inferiori e perché ci sono anche aziende italiane che producono determinati sistemi». Di cosa si tratta? «Tubi che emettono UVC, raggi ultravioletti ad alta potenza che hanno una determinata lunghezza d’onda. Nessuna stregoneria, si conoscono da sempre ed è dimostrato che uccidono batteri, virus e funghi». Due le variabili, potenza dei UVC e tempo di contatto delle radiazioni sui vari microorganismi. Gli ultravioletti sanificano banalmente l’aria condizionata. Inoltre, ho acquistato un ulteriore sistema di purificazione dell’aria, basato su un altro principio della fisica. Entrambi lavorano 24 ore al giorno». Altro che distanziamento. «Se in una stanza chiusa - spiega Mazzarella - ci sono tre persone che osservano il distanziamento previsto dalle linee guida ma una di loro è positiva, rischierà di contagiare le altre due sulla base essenzialmente di due variabili: tempo di permanenza di queste persone all’interno della stanza e concentrazione di virus nell’aria».

Numerosi i benefici che questi sistemi potrebbero apportare nella vita di tutti i giorni. «Pensiamo alle scuole, altro che banchi a rotelle. Oppure ai mezzi di trasporto. Sarebbe sufficiente installare questi sistemi in aula piuttosto che sugli autobus, peraltro a un costo contenuto, per abbattere il rischio di diffusione del coronavirus. Concetto che si può traslare a qualsiasi locale chiuso, dai tribunali ai negozi».
Insomma, siamo di fronte a una vera rivoluzione. «Ho scritto mesi fa al presidente nazionale dell’Ordine dei medici Filippo Anelli il quale ha sposato pienamente la mia idea. Del resto, non si può mollare sulla prevenzione anche se la campagna vaccinale va avanti», conclude il dott. Mazzarella.
Chissà che, partendo da una esperienza pugliese sul campo, confortata dagli studi dell'Harvard University prima, e dal recentissimo lavoro del Mit di Boston, la Puglia, giocando in casa, non diventi una regione pilota nella prevenzione della diffusione del contagio.

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