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Tarantini: temo per la mia vita

Tarantini: temo per la mia vita
Teme per la sua vita. Si sente come un collaboratore di giustizia che, dopo aver rivelato ai magistrati i nomi dei responsabili di alcuni omicidi, vede le proprie confessioni pubblicate dai giornali. È lo stato d’animo di Gianpaolo Tarantini che - in un esposto - afferma di temere per la sicurezza sua e della sua famiglia
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11 Settembre 2009

BARI – Teme per la sua vita. Si sente sott'assedio. «Sono – dice – come un collaboratore di giustizia che, dopo aver rivelato ai magistrati i nomi degli autori di alcuni omicidi, vede le proprie confessioni pubblicate sui giornali». Si sente in pericolo Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che ha detto di aver ingaggiato ed inviato 30 ragazze nelle residenze private del premier Berlusconi. 

Le sue preoccupazioni Tarantini le annota nell’esposto che oggi, assieme al suo avvocato Nicola Quaranta, ha depositato nelle mani del procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati. Al magistrato, Tarantini ha lamentato il danno «devastante» che ha ricevuto dalla pubblicazione dei verbali secretati dei suoi interrogatori finiti due giorni fa sul Corriere della Sera. Quale danno? "Gianpi" afferma di temere per la sicurezza sua e della sua famiglia e confessa che, se qualcuno dovesse minacciarlo, non esiterà a chiedere di essere tutelato, proprio come si fa con i pentiti di mafia. Tarantini ha spiegato a Laudati che la pubblicazione degli atti, dai quali emerge la sua decisione di collaborare con la magistratura, ha danneggiato anche la sua posizione processuale. Soprattutto perchè – sostiene – ora sarà più difficile per la procura verificare, attraverso anche i testimoni da lui indicati, la veridicità delle sue dichiarazioni. 

Attendibilità che, una volta riscontrata dalla pubblica accusa, potrebbe garantire a Tarantini il patteggiamento della pena e chiudere il procedimento istruito dal pm Giuseppe Scelsi che contesta a "Mister protesi" i reati di cessione di droga, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e favoreggiamento della prostituzione. Una richiesta, quella del patteggiamento, che la procura ha finora respinto perchè – ha spiegato Laudati dopo aver ricevuto Tarantini – «il procedimento ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Tuttavia, entro l’anno ci sforzeremo di definire tutti i fascicoli». 

I riscontri dei magistrati riguardano anche la cena tenuta il 28 marzo 2008 in un ristorante di Bari a cui erano presenti – secondo Tarantini – lui, Massimo D’Alema, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, primari e dirigenti di Ausl baresi. I ricordi di Tarantini sulla cena contrastano con le affermazioni di Emiliano e di D’Alema. I due politici hanno detto di essere arrivati nel ristorante e di essere andati subito via. D’Alema ha precisato: «Arrivai tardi, feci un breve saluto e me ne andai». Per organizzare la cena Tarantini sostiene di aver speso 4-5.000 euro. Ma si ritiene quasi offeso dalle parole dei due politici che dicono di non conoscerlo. 

«Emiliano e D’Alema - afferma Tarantini – hanno detto di non conoscermi: se ce lo chiederanno gli inquirenti forniremo tutte le indicazioni utili perchè su quella cena sono in corso indagini. Dico solo che sbagliano quanti oggi dicono di non conoscermi o di non ricordarsi di me. Farebbero bene a ricordarsi chi sono». Dichiarazioni che Emiliano ha definito «equivoche come il personaggio» annunciando querela. Lasciando il palazzo di giustizia Tarantini è stato protagonista di un siparietto: si è imbattuto nella sua amica gip Jolanda Carrieri, che con la collega Giulia Romanazzi si è astenuta dal trattare fascicoli su Tarantini. I due si sono salutati a distanza con le braccia levate e regalandosi generosi sorrisi. Vi conoscete?, gli ha chiesto un cronista. «Sì – ha detto "Gianpi" – siamo amici da anni».
Roberto Buonavoglia - Ansa
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