Mercoledì 17 Agosto 2022 | 05:43

In Puglia e Basilicata

Frisullo: Ho sbagliato non mi ricandido ma insegnerò politica

Frisullo: Ho sbagliato non mi ricandido ma insegnerò politica
di ONOFRIO PAGONE
LECCE - «Ho commesso errori di cui chiedo scusa. Non mi ricandido, ma nel Pd c’è chi mi ha pugnalato alle spalle». L’ex vicepresidente della giunta regionale, Sandro Frisullo racconta la sua amarezza.  Il sesso? Sì, ed è stato uno sbaglio, ma mai in cambio di favori, giura.
La moglie di Frisullo «Un linciaggio, ma io l'ho perdonato»

11 Settembre 2009

dal nostro inviato ONOFRIO PAGONE

LECCE - Arriva in bicicletta da un vicolo del centro storico, si fa strada attraverso un folto gruppo di turisti lombardi incantati davanti al barocco della basilica di Santa Croce e saluta da lontano con la mano per farsi vedere. «Scusa il ritardo, ma sai: il telefono non mi dà pace». Sandro Frisullo ormai è un ex: ex vicepresidente della Regione Puglia, ex assessore regionale allo sviluppo economico, ex potente e leader promettente del Pd, ex uomo soddisfatto e sereno. A 54 anni compiuti da cinque mesi, si ritrova a considerarsi «il vaso di coccio» di una vicenda che non esita a definire, comunque, più grande di lui.

Lo scandalo dell’intreccio tra sesso e politica ha travolto «lu Sandru», come viene salutato in piazza Sant’Oronzo la vittima più illustre in Puglia dell’inchiesta giudiziaria e del conseguente circo mediatico. La sua vita adesso è cambiata: quella politica ha subìto una brusca battuta d’arresto, quella privata è sconvolta. Questo è un momento difficile per lui. Confessa: «Dopo i lutti in famiglia, dopo la morte di mio padre, questo è il momento più drammatico, di grave turbamento personale e di riflessione interiore».

Frisullo resta consigliere regionale, che non è poco ma rispetto alla sua storia è un ridimensionamento imprevedibile fino a due mesi fa. Adesso la sua agenda è alleggerita, e persino le telefonate sono diminuite benché il suo cellulare trilli in continuazione: ha memorizzato duecentotrentacinque tra sms e chiamate in ventiquattr’ore. Tutte di solidarietà, anche dal centrodestra. «Ci vuole forza d’animo per tenere questa bufera», ammette, e in questo momento Frisullo non ce l’ha. In piazza viene salutato da chiunque incroci: buongiorno dottore, salve presidente, ciao «lu Sandru», osanna appunto chi ha più confidenza. Strette di mano e pacche sulle spalle, incitamenti a tener duro e a resistere. All’inizio di luglio, a poche ore dall’azzeramento della giunta, è bastato un giro di sms per radunare in un grande albergo leccese decine di amici.

Questa vicenda intreccia il dibattito congressuale del Pd e l’avvio della campagna elettorale per le regionali del 2010, ed è questo che rode di più. «Qualcuno - saetta lui parlando di sé in terza persona - pensa di mettere mano al bottino elettorale di Frisullo». Un tesoretto: 17mila voti alle ultime regionali, conquistati dopo dieci anni di impegno alla Regione ma dall’opposizione. Insiste: «Cinismo e cannibalismo albergano anche nella comunità elettorale di Frisullo». Non basta. «Nel Pd c’è chi mi ha pugnalato alle spalle dopo avermi abbracciato».

In queste settimane di riflessione interiore, l’uomo più promettende del Pd salentino ha maturato una decisione. Passeggia a testa bassa, non nasconde l’imbarazzo di incontrare la gente e di tollerare i sorrisini maliziosi; poi racconta: «Ho commesso ingenuità ed errori di cui chiedo scusa, ma non accetto lezioni di moralità. Ho già pagato un prezzo, ho già fatto un passo indietro dimettendomi, ed ora vado oltre: non entro più nella contesa politica perché non sia strumentalizzato questo errore». Insomma Frisullo non si ricandida alle regionali: lui che ha cominciato da ragazzo nella sezione Pci di Castrignano dei Greci, paese natale di cui è stato sindaco per nove anni, eletto neppure trentenne, lui torna alla militanza come iscritto al Pd. 

«Lo faccio per rimanere fedele ai valori della mia vita». È convinto che «la politica non si fa occupando poltrone di governo», e dunque immagina di potersi dedicare a far crescere «una cultura di governo» facendo formazione delle classi dirigenti. Tarantini? Sì, lo ha conosciuto, al pari di altri imprenditori, precisa. Il sesso? Sì, ed è stato uno sbaglio, ma mai in cambio di favori, giura. Riconosce gli errori, li definisce «inciampi», ma non vuole fermarsi qui. Spiega: «Io sono il sangue che deve scorrere per dimostrare che certi vizi non sono solo di Berlusconi. Ma io non sono il presidente del Consiglio, e non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità».

Ascolta lo sfogo un suo amico fidato, docente universitario: resta impietrito. «Chi conosce Sandro sa chi è Sandro, né cambia idea perché legge i giornali: la droga e i festini che c’entrano con Sandro?». E lui sorride. Alza lo sguardo e sorride: «Ai tempi del movimento studentesco - dice - tutti si facevano una canna, io no. Ora sono diabetico, e per bloccare l’ipoglicemia, ho sempre una mela in tasca: una mela, questa è la mia droga».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725