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In Puglia e Basilicata

Asl di Taranto, stipendi sul web e servizi gestiti in proprio

Asl di Taranto, stipendi sul web e servizi gestiti in proprio

11 Settembre 2009

Operazione trasparenza. Dando seguito alla legge voluta dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, l’Asl di Taranto ha pubblicato sul proprio sito sia le retribuzioni lorde annue dei dirigenti della stessa Asl, sia l’elenco degli incarichi libero-professionali di consulenza esterni e co.co.co. Il primo elenco, aperto dal direttore generale dell’Asl, Domenico Colasanto, e dalle altre figure di direzione, attiene perlopiù medici; seguono poi i veterinari, biologi, chimici, farmacisti, psicologi, avvocati, amministrativi, ingegneri e tecnici, tutte figure professionali comprese nella pianta organica dell’Asl tarantina. Lo stipendio della dirigenza, eccetto l’area della direzione, si compone di quattro voci: lo stipendio tabellare, la parte fissa, quella variabile, le retribuzione di risultato e le altre voci. Nel secondo elenco, invece, viene specificato l’inizio e la fine dell’incarico professionale e di consulenza, si parla di impegno di spesa. Quanto cioè la stessa Asl assegna a ciascun incarico. 

La «Gazzetta » ha cominciato la pubblicazione di questi elenchi Asl già da martedì scorso e oggi proseguiamo con gli altri nominativi. Ma se la pubblicazione dei compensi on line suscita attenzione, c’è anche un altro tema che sta animando in questi giorni la discussione nel mondo della sanità ed è la decisione della stessa Asl di internalizzare, ovvero riportare all’interno, una serie di servizi di ausiliariato, pulizia e assistenza alla persona sinora gestiti da privati, associazioni di volontariato e cooperative. Circa un migliaio sono i lavoratori interessati. L’inter nalizzazione di Taranto segue quella già fatta a Foggia e passa attraverso la costituzione di una società ad hoc, a capitale pubblico, che assorbirà tutto il personale oggi diviso in varie realtà. Una svolta che difende la Cgil, la quale risponde alle organizzazioni rappresentative del privato (Legacoop, Confcooperative e Fise-Confindustria) che invece sono per il mantenimento della situazione attuale. «La Cgil - si legge in una nota - dice sì alla costituzione di una società in house (sul modello della Sanitaservice di Foggia) a totale capitale pubblico in cui dovrebbero transitare tutti i dipendenti delle imprese dell’appalto che svolgono attività di supporto al percorso di cura del paziente». La Cgil chiede però un «percorso» che «garantisca tutti i lavoratori e le loro legittime aspettative». Per il sindacato bisogna «guardare ad un modello di assistenza sanitaria che ponga finalmente al centro della sua “missione” la persona con le sue problematiche e i suoi diritti nel momento della sua maggiore fragilità». Secondo la Cgil l’internalizzazione «dovrebbe comportare anche risparmi e miglioramento nella qualità del servizio di supporto al percorso di cure sanitarie. Siamo di fronte ad un percorso che per quanto riguarda una platea corposa di lavoratori comporta non solo la garanzia degli attuali livelli occupazionali, ma anche il miglioramento delle condizioni contrattuali e la previsione in prospettiva di un aumento delle ore lavorate per gli attuali dipendenti part-time. Rimane il problema di quali attività e quali servizi ricomprendere nella società in house. Un problema aperto perché, al contrario di ipotesi da più parti messe in campo e che hanno creato legittime aspettative tra i lavoratori, le attività e i servizi da ricomprendere nelle società in house, almeno nella fase di avvio, sono esclusivamente quelle attinenti il supporto alla cura della persona ed escluderebbero quindi le attività di pulimento così come altre di supporto generale. Per il settore delle pulizie sarebbe prevista l’indizione di regolari gare d’appalto con l’applicazione ai lavoratori interessati delle stesse condizioni (contratto sanità privata - ndr) dei lavoratori ricondotti nella società in house».
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