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In Puglia e Basilicata

Scandalo a Cerignola: l'incubatore è pronto ma è vuoto. E le aziende?

Scandalo a Cerignola: l'incubatore è pronto ma è vuoto. E le aziende?
di ANTONIO TUFARIELLO 
L’incubatore di Cerignola, i cui lavori edili sono praticamente ultimati, è stato realizzato nella zona industriale all’interno dell’Interporto. 2.205 metri quadri destinati ad ospitare imprese e 200 per spazi comuni. Il commissario prefettizio chiede chiarimenti a «Sviluppo Italia»

08 Settembre 2009

CERIGNOLA - Che fine ha fatto l’incubatore d’imprese di «Sviluppo Italia»? Se lo chiedono in molti, a cominciare dal commissario prefettizio Michele Di Bari che ha invitato «Puglia sviluppo spa» a fornire urgenti notizie sullo stato dei lavori delle strutture a servizio dell’incubatore di Cerignola, destinato a dare impulso allo sviluppo economico della città e della provincia. 

L’incubatore di Cerignola, i cui lavori edili sosno praticamente ultimati, è stato realizzato nella zona industriale all’interno dell’Interporto e progettato su un’area complessiva di 2.405 metri quadri, dei quali 2.205 destinati ad ospitare imprese e 200 per spazi comuni. La sua «mission», dicono al Comune, è «fornire servizi altamente qualificati ed innovativi alle aziende ubicate nella zona industriale; riordinare il traffico delle merci di un vasto territorio interprovinciale, caratterizzato dalla presenza di numerose imprese operanti nel settore dell’agroalimentare». 

Sul piano più squisitamente legato alla incubazione di nuove imprese ne dovrebbero nascere 10 per volta, secondo un modello che «Sviluppo Italia» ha già collaudato nei centri di di Taranto, Casarano e Bari-Modugno, dove già operano oltre 80 imprese che hanno garantito nuova occupazione ad oltre 500 unità lavorative. Oltre alle infrastrutture le 10 nuove imprese si avvarranno dei contributi e dei benefici garantiti dal fondo incentivi agli investimenti e dal consorzio di garanzia fidi creati da «Sviluppo Italia» per migliorare capacità finanziaria e condizioni di accesso al credito a vantaggio delle iniziative imp renditoriali. 

Negli ultimi contatti tra l’ex sindaco, Matteo Valentino ed i vertici di «Sviluppo Italia» fu concordata la costituzione di una commissione tecnica per la selezione dei progetti a cui avrebbero dovuto partecipare i rappresentanti delle facoltà di agraria e economia dell’Università di Foggia e dell’Assindustria di Capitanata. In pratica, i soggetti coi quali si intendeva attivare la concertazione degli interventi destinati all’innovazione produttiva e alla promozione imprenditoriale e del territorio. Poi, mentre i lavori edili andavano avanti, non se n’è saputo più nulla. Quando riprenderanno i contatti sarebbe forse il caso di attualizzare gli obiettivi da raggiungere, posto che l’idea di un incubatore mirato sull’agroalimentare risale a circa 12 anni fa, quando fu costituita la società mista «Ceriservice », poi miseramente naufragata. 

Oggi le parole d’ordine sono innovare e diversificare. E non ha più molto senso puntare esclusivamente sull’agroalimentare, mentre sarebbe il caso di puntare sull’indotto (vero che l’agroalimentare è il settore più importante della nostra economia, vero anche che attorno ad una qualsiasi filiera gira un indotto che da queste parti non esiste o quasi) o su tutt’altro, sulla base di ricerche di mercato e studi di fattibilità che indichino le piccole nicchie nelle quali può andare a collocarsi una nuova imprenditorialità giovanile, unitamente ad un pizzico di entusiasmo ed a tanta voglia di lavorare ed intraprendere. Nuove idee e nuovi percorsi, quali che sia il settore di intervento. Semprechè l’incubatore parta.
ANTONIO TUFARIELLO
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