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Foggia, 49 morti l'anno per droga

Foggia, 49 morti l'anno per droga
Quasi cinquanta morti l’anno, alla spietata media di quattro al mese. E poi c’è l’alcool, almeno 56 casi di abituale consumo tra ragazzi e persino tra adolescenti. Ecco la fotografia più attendibile dell’allarme sociale esploso in Capitanata, scattata dal «Servizio di tossicologia forense» dell’Istituto di medicina legale dell’Università degli studi di Foggia (che ha sede a Cerignola, presso l’ospedale Tatarella).

06 Settembre 2009

di Davide Grittani

Quarantanove decessi per droga in dodici mesi, chi per overdose chi invece per ricorso abituale agli stupefacenti. Una media di quattro morti al mese, una strage silenziosa di cui nessuno parla. Di cui nessuno dice più nulla, nemmeno le famiglie direttamente coinvolte nel tunnel nero e lunghissimo della droga. «Tanto...» si minimizza. 

«Tanto si riesce a prendere una dose anche per venti euro - ribatte con fermezza Cristoforo Pomara dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Foggia e direttore del Servizio di tossicologia forense - tanto non è più la droga dei ricchi, semmai è diventata la droga di tutti». Welcome in Capitanata, provincia che una breve mano di conti fotografa come una realtà al limite del disastro sociale. Basta guardare le cifre, che in questi casi non sbagliano mai. E le cifre sono impietose: 5103 casi di utilizzo abituale di droga nel 2008, 8476 quest’anno. 

Un incremento esponenziale, che rappresenta solo la punta dell’inceberg. Già, perché il bello vien dopo. Da qui in poi. «L’alcool - aggiunge Pomara - è una piaga impressionante, giovani tra i 18 e i 25 anni ne fanno ormai un uso costante e pressochè quotidiano. E poi i minorenni, da 13 in poi se ne vedono di tutti i colori. E noi purtroppo siamo lì, a certificarlo».

tragico osservatorioQuesta la fotografia impietosa di una Capitanata che - sia detto senza imbarazzo alcuno - i dati del Sert e dell’Asl Foggia tendono un po’ a minimizzare, ma che rappresenta un vero e proprio allarme. Ma chi è in grado di scattare l’istantanea di questo disagio è appunto l’ultima creatura dell’Istituto di medicina legale dell’UniFg diretto da Vittorio Fineschi, un «Servizio di tossicologia forense» che messo insieme a quelli di Padova e Verona rappresenta la terza strutura italiana del genere. 

A Cerignola, in alcuni locali - ampi e assolutamente blindati, sotto ogni punto di vista - individuati dall’Asl Foggia all’interno dell’ospedale Giuseppe Tatarella. Qui succede di tutto, succede che i capelli prelevati a un ragazzo che si sospetta abbia fatto uso di droghe vengono prelevati, liquefatti con un procedimento chimico e analizzati in macchinari all’avanguardia: in tempo reale si viene a sapere tutto, se ha bevuto e quanto, se haassunto delle droghe e di che tipo, se si tratta di un consumatore occasionale oppure se drogarsi rappresenta per lui un fatto purtroppo abituale. 

Una autentica eccellenza per la sanità pubblica foggiana, che naturalmente rappresenta anche un tragico osservatorio socio culturale. «Come sempre in questi casi - spiega il direttore dell’Istituto di medicina legale Vittorio Fineschi - perché al dato medico nudo e crudo si aggiungono naturalmente una serie di fattori, dal tipo di droga preso alle abitudini del ragazzo, dal fatto che viene da una famiglia un po’ off limits oppure al fatto che la magistratura lo ha affidato a istituti correttivi che però non stanno avendo su di lui la presa sociale necessaria per un completo reinserimento. Insomma da qui si vede di tutto, e soprattutto per quanto riguarda i ragazzi... non si vedono cose belle». 

Come detto i dati più che impietosi sono allarmanti, soprattutto perché denudano uno scorcio di società del tutto impotente rispetto al dilagare della tossicodipendenza. 

A leggere le cifre luglio 2008 / giugno 2009 di casi passati al «Servizio di tossicologia forense» direttamente dal Sert dell’Asl Foggia ci si mette poco a capire che la realtà ha superato purtroppo ogni fantasia: 11 casi di uso abituale di droga, 56 di alcool, 18 richieste di accertamento derivate dalla richiesta di porto d’armi e appunto 49 decessi per droga: poco più di 4 al mese, tantissimo per una provincia che fino a poco fa poteva esibire con gioia la bandiera di «territorio tutto sommato immune alla droga». Non è più così, Foggia ha raggiunto e superato livelli di guardia davvero insospettabili. «Il nostro osservatorio - conclude Pomara - non deve limitarsi a fare la fotografia di quel che succede in Capitanata, deve semmai aiutare a capire che tipo di ragazzi e perché si rivolgono alla droga. 

Da qui non si sfugge, i dati che escono da qui sono pressoché inconfutabili. E per questo sconcertanti». Naturalmente il valore della ricerca del «Servizio di tossicologia forense» va oltre la drammatica routine degli abusi di droga, ma le caratteristiche di questa strage sono quelle che più dovrebbero far riflettere un territorio piegato ormai su se stesso.
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