Martedì 16 Agosto 2022 | 14:45

In Puglia e Basilicata

Fassino: il Pd in Puglia deve ripartire da Vendola

Fassino: il Pd in Puglia deve ripartire da Vendola
«Mi pare che il giudizio che tutti danno è che Vendola sia stato un presidente autorevole, rappresentativo. Un presidente che ha costruito un rapporto forte con la società pugliese. Quindi credo che sia giusto partire intanto dal valutare la sua ricandidatura». A dirlo Piero Fassino, uno tra i più autorevoli esponenti del Pd.

05 Settembre 2009

di Stefano Boccardi

«Sarà un congresso vero. Non come nel 2007 quando l’elezione di Veltroni era sostanzialmente scontata».

Piero Fassino, uno tra i più autorevoli sostenitori della mozione che fa capo al segretario uscente, Dario Franceschini, non ha dubbi sull’esito del congresso che ad ottobre eleggerà i nuovi vertici del Pd. Un congresso che a partire da oggi comincia ad entrare nel vivo anche in Puglia ed in particolar modo in provincia di Foggia. Un congresso che qui deve fare i conti con il terremoto scatenato dalle inchieste sulla sanità regionale. Un congresso che, sempre in Puglia, deve anche tener conto della ricandidatura a segretario regionale del sindaco di Bari, Michele Emiliano, il quale ha presentato una mozione che di fatto si contrappone a tutti e a tutto.

Onorevole Fassino, partiamo proprio dall’incognita Emiliano. Come pensate di gestirla?

«Il congresso è importante anche perché dovrà eleggere i segretari regionali. In Puglia, il confronto si è arricchito della candidatura di Emiliano. È un’opportunità in più. Noi abbiamo avanzato la candidatura di Guglielmo Minervini, che riteniamo autorevole e rappresentativa della società pugliese. E siamo fiduciosi che possa raccogliere un consenso vasto».

Eppure, un mese fa Emiliano era il candidato di tutti.

«Sì, ma poi queste condizioni sono cambiate. Noi eravamo pronti a sostenerlo».

Qui in Puglia, il congresso del Pd è diventato una sorta di palestra in preparazione delle elezioni regionali dell’anno prossimo. Si discute soprattutto sull’opportunità o meno di ricandidare Nichi Vendola alla presidenza della Regione. Lei da che parte sta?

«Intanto, la scelta dei candidati deve essere fatta regione per regione. Non è certo Roma a decidere. E poi la scelta andrà fatta insieme agli alleati. Non è il congresso del Pd che sceglie il candidato presidente».

Va bene. Ma lei ricandiderebbe Nichi Vendola? Sì o no?

«Mi pare che il giudizio che tutti danno è che Vendola sia stato un presidente autorevole, rappresentativo. Un presidente che ha costruito un rapporto forte con la società pugliese. Quindi credo che sia giusto partire intanto dal valutare la sua ricandidatura».

Il tutto avviene nel bel mezzo delle inchieste sulla sanità pugliese che hanno scosso fortemente la giunta Vendola e che vedono sempre più coinvolto l’ex assessore alla sanità, ora senatore del Pd, Alberto Tedesco. Tutto questo non è ininfluente.

«Le vicende e le inchieste in corso è chiaro che incidono. Ed è per questo che noi chiediamo ai magistrati di proseguire nelle loro indagini e di andare fino in fondo. In modo che chi ha delle responsabilità emerga e chi non ne ha non venga ingiustamente coivolto. L’unica cosa che chiediamo ai magistrati è di farlo in tempi celeri. Perché queste inchieste hanno un forte impatto mediatico».

Come valuta la posizione dell’ex assessore Tedesco, il quale da principale indagato è diventato senatore attraverso l’elezione di Paolo De Castro al Parlamento Europeo? È una posizione che le procura imbarazzo?

«Intanto, vale per tutti la presunzione d’innocenza. Prima di fare le valutazioni politiche, attendiamo le conclusioni dell’inchiesta».

Nei giorni scorsi i sostenitori di Bersani hanno detto che la nomenclatura del Pd pugliese sta con Franceschini.

«Questo è veramente ridicolo. È come il bue che dà del cornuto all’asino. Tanti assessori regionali, una buona quota dei sindaci e degli amministratori, i principali... i segretari del Pd, sono fortemente schierati più con Bersani che con Franceschini. Ed è così in tutta Italia. Franceschini è molto più forte quando si va tra gli iscritti, tra gli elettori. Io vorrei che fosse chiaro anche perché io da ex segretario dei Ds sostengo Franceschini. Lo sostengo per tre ragioni. 

La prima perché è stato eletto segretario solo sei mesi fa e penso che sia un tempo troppo breve per considerare esaurita l’esperienza di un segretario. La seconda perché in questi sei mesi, pur in un tempo limitato, ha dimostrato di saper fare il segretario, di tenere unito il partito, di saperlo dirigere, di saper scegliere, di farlo con autorevolezza, con un rapporto di credibilità nell’opinione pubblica. La terza, la ragione più forte, perché dobbiamo scegliere il segretario che più corrisponde al profilo che abbiamo voluto dare al Pd, di un partito largo, aperto, in cui le culture, le storie, le esperienze di ciascuno di noi si mescolano. Vottare per Franceschini corrisponde di più a questo obiettivo».

Il premier Silvio Berlusconi, rivolgendosi ai giornalisti e riferendosi al sistema mediatico italiano, ha detto “povera Italia”. Come replica?

«Povera Italia in realtà lo devono dire gli italiani che stanno subendo i danni provocati da Berlusconi e dalla sua politica. I suoi comportamenti stanno producendo un imbarbarimento del confronto politico, lacerazioni gravi nel rapporto fra politica e società e per di più siamo esposti a una riduzione di credibilità dell’Italia nel mondo che chiunque può constatare».

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