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In Puglia e Basilicata

Mazzette ai politici, l'inchiesta sulla Sanità arriva a Roma

Mazzette ai politici, l'inchiesta sulla Sanità arriva a Roma
BARI - La Procura antimafia di Bari ha in corso accertamenti per verificare se vi siano stati finanziamenti illeciti da parte di imprenditori locali non solo verso politici del centrosinistra pugliese ma anche nei confronti di esponenti di partiti politici del centrosinistra nazionale. Per alcuni reati, e nei confronti di alcune persone, si ipotizza l'aggravante di aver favorito una associazione mafiosa. 
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04 Settembre 2009

di Luca Natile

BARI - Quanto radicato ed esteso sarebbe stato il presunto sistema di potere, individuato dalla inchiesta del magistrato antimafia Desirèe Digeronimo, cresciuto attorno a quella specie di «cupola» affaristica interna alla pubblica amministrazione, capace di pilotare le delibere regionali in materia di sanità?

Fin dove sono arrivati i soldi che in base alla ipotesi investigativa in corso di verifica, sarebbero stati elargiti dagli imprenditori per ricompensare il mondo della politica regionale così generosa nei loro confronti da favorirli in alcune gare di appalto?

I carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale, guidati dal maggiore Antonio Massaro e dal capitano Michele Cataneo, stanno cercando la risposta a questi interrogativi dietro i quali esiste il sospetto, insinuato dal contenuto di una serie di intercettazioni telefoniche, che l’ex assessore Alberto Tedesco oggi senatore della Repubblica, non sia l’unico politico di rango coinvolto.

Per essere più espliciti, mentre si setacciano i bilanci e le documentazioni bancarie dei cinque partiti di maggioranza, Pd, Prc, Socialisti Autonomisti, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano, si cerca di capire se ci sono stati stanziamenti di denaro dagli imprenditori a politici «locali» e «nazionali». Ed è questa la novità.

Il sospetto è tutto da verificare ma – a quanto è dato sapere – poggerebbe su nomi di politici anche nazionali che spunterebbero dalle conversazioni tra Tedesco e alcuni imprenditori intercettate dai carabinieri. Intercettazioni ambientali sono state compiute per otto mesi anche nella stanza dell’allora assessore Tedesco, dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato.

Dal tenore delle conversazioni registrate dagli investigatori e inserite nel fascicolo di inchiesta, pare emerga una manifesta inclinazione degli imprenditori «vincitori di appalto» a rendersi disponibili per far giungere segni tangibili della loro riconoscenza a politici del centrosinistra. Il magistrato inquirente vuole capire se degli ipotetici benefici derivanti al mondo della politica da questo sistema di potere sviluppato in loco, abbiano potuto godere esponenti di primo piano di quei partiti rappresentati in parlamento (Pd e Prc), oppure le stesse segreterie nazionali. Attraverso quali canali? Con denaro finito nei bilanci delle compagini regionali oppure attraverso «cadeau» consegnati direttamente ai portaborse dei referenti nazionali? Per il momento siamo di fronte solo a congetture, supposizioni in corso di verifica.

Nell’indagine i carabinieri sarebbero riusciti a raccogliere una serie di elementi che inducono ad ipotizzare come le nomine dei direttori generali delle Ausl, sarebbero state pesantemente condizionate da una specie di «do ut des» (frase latina, dal significato letterale: «io do affinché tu dia») fondato su logiche di puro ritorno elettorale imposte - in base a quanto sostengono i carabinieri - dallo stesso assessorato alla Sanità. Identico discorso sarebbe valso per gli appalti. Insomma – secondo l’accusa – chi era in grado di assicurare più voti si aggiudicava poltrone e forniture.
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