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Petruzzelli, la Provincia alla Fondazione: o il cda o l'orchestra

Petruzzelli, la Provincia alla Fondazione: o il cda o l'orchestra
BARI - La Provincia di Bari (che mette a disposizione della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari la sua orchestra sinfonica) minaccia di abbandonare l'Ente lirico se non avrà il suo posto nel Consiglio di amministrazione. Se si arrivasse alla rottura, la Provincia dovrebbe reperire un milione di euro ma la Fondazione dovrebbe trovarsi un'altra orchestra

02 Settembre 2009

«La Provincia di Bari è pronta a fare sino in fondo la sua parte, persino a spingersi al limite delle proprie possibilità, per garantire una rapida e funzionale apertura del nuovo teatro Petruzzelli. Ma chiede di poterlo fare da protagonista insieme agli altri soci della Fondazione e per questo rivendica il suo posto in consiglio d’amministrazione. In caso contrario potremmo anche decidere di uscire dall’ente lirico». 

Il vicepresidente nonché assessore provinciale alla cultura Nuccio Altieri è andato ieri pomeriggio a ribadire il concetto agli altri membri del cda della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, in una riunione che era stata appositamente convocata per cercare un’accordo circa l’utilizzo dell’orchestra sinfonica dell’ente del lungomare. A ballare sono seicentomila euro che la Fondazione deve da tempo alla Provincia (la questione non è nuova, già il precedente presidente Enzo Divella l’aveva più volte sollevata) per le prestazione dell’ensemble e l’accordo per il futuro, che dovrà portare definitivamente in carico all’ente lirico tutta la formazione. 

Assente ieri il solo ing. Di Paola, presente l’altro socio privato, la Camera di Commercio, nella persona del presidente Farace, Altieri è tornato a spingere il pedale dell’acceleratore sul tema delle dimissioni dal cda del vicepresidente Onofrio Sisto, che è attualmente il membro di nomina provinciale. Cambiato a giugno il colore politico del governo dell’ente, ecco che il nuovo presidente Schittulli ha subito fatto presente la necessità di adeguare la nomina. Essendo invece la Fondazione del tutto autonoma, il suo cda segue un percorso di scadenza indipendente da quello elettorale, cosa che blinderebbe il posto di Sisto. Un meccanismo che fu ad esempio applicato sin in fondo dal vecchio cda della Rai, quando i membri nominati dal centrodestra rimasero in carica sino alla scadenza appellandosi alla norma. «E’ vero - sottolinea Altieri - ma qui siamo in presenza di un momento storico particolare, assolutamente speciale per la città e per tutto il territorio, persino per l’intera regione e per il Sud. C’è da partecipare a scelte decisive per la riapertura del teatro e per garantire sin da subito il miglior funzionamento possibile. Ribadisco che la Provincia ha tutta l’intenzione di collaborare al meglio, di fare in pieno la sua parte, ma pretende che venga riconosciuto il suo diritto di rappresentanza. La riapertura del Petruzzelli è un punto di snodo fondamentale per la vita sociale e culturale di Bari e noi vogliano essere protagonisti delle scelte operative che lo investiranno». 

Un po’ spiazzati gli altri membri del cda, dal sindaco Emiliano che ne è per statuto il presidente, all’assessore regionale Godelli, a Michele Mirabella, all’avv. Carrieri, allo stesso Sisto. La posizione della Provincia è nota da tempo ma succede - ed è successo in passato - in tutte le società partecipate quel che sta accadendo adesso alla Fondazione. Si sottolinea che i consigli di amministrazione vivono una vita propria, assolutamente autonoma, e che ad esempio alla ex municipalizzata Amiu il vecchio presidente Grilli, nominato dall’allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia, rimase in carica sino alla naturale scadenza del suo mandato, un anno e mezzo dopo che Michele Emiliano era salito a Palazzo di Città da dominatore. 

Nessuna intenzione di arrivare ad un braccio di ferro: per questo lo stesso Emiliano nei prossimi giorni, forse addirittura oggi stesso, chiederà al presidente della Provincia Schittulli un incontro per cercare di arrivare ad un’intesa almeno sulla rateizzazione del debito, visto che un esborso immediato di secentomila euro rischierebbe di mettere inginocchio tutta l’attività della Fondazione. I seicentomila euro sono il frutto di tre anni di accordo tra ente lirico e Provincia. Mentre Comune e Regione mettono di tasca propria un milione di euro come contributo annuale alla gestione, aggiungendosi alla ripartizione ministeriale, la quota che spetta all’ente ora presieduto da Schittulli è «scalata» nell’utilizzo dell’orchestra sinfonica. Duecentomila euro l’anno rappresentano la differenza di costo vivo. 

Dunque la Provincia, che ora minaccia anche di prendere le distanze sino all’uscita dalla Fondazione, in caso di mancato accordo per l’utilizzo dell’orchestra, da domani dovrebbe tornare a reperire un milione di euro per la gestione della propria ICO. Da dove? Stornandolo evidentemente dai contributi per cultura e spettacoli. E la Fondazione dovrebbe andare a caccia di un’altra orchestra. 
[r.cro.]
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