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In Puglia e Basilicata

Il Comune di Brindisi «investe» su un rudere e spende 287mila euro

Il Comune di Brindisi «investe» su un rudere e spende 287mila euro
Per quale destinazione finale, che non sia il mero riordino dell’area - come pure si dice in delibera -, si vanno a spendere 287mila euro? La proposta di delibera afferma genericamente che si vuol perseguire la «riqualificazione urbana dell’area, previa la demolizione del rudere del preesistente fabbricato insistente». Nulla altro. Il rudere è quello del glorioso ex Estoril, alla Sciaia, della cui acquisizione comunale si discute in queste ore in Consiglio comunale.

01 Settembre 2009

Di certo in giunta non si è parlato dell’argomento, ma l’approvazione della variazione di Bilancio per «l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune di Brindisi del compendio demaniale denominato “Ex Estoril” sito in Brindisi-Località Materdomini» era all’ordine del giorno della seduta di Consiglio comunale che si è celebrato ieri sera. Ed il dubbio che non è stato appalesato in giunta, ma che sembra più d’uno in maggioranza abbia formulato è: che cosa farne di un rudere? «Insomma, pro quid?», avrebbero detto i latini.

Per quale destinazione finale, che non sia il mero riordino dell’area - come pure si dice in delibera -, si vanno a spendere 287mila euro? La proposta di delibera afferma genericamente che si vuol perseguire la «riqualificazione urbana dell’area, previa la demolizione del rudere del preesistente fabbricato insistente». 

Nulla altro. Mentre ricostruisce le ultime vicende. Dice che «da tempo l’Amministrazione comunale ha in corso trattative, sia con i rappresentanti del Ministero della Difesa sia con i funzionari dell’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione dei beni sdemanializzati di interesse per la città, in particolare il compendio demaniale denominato “Ex Estoril”, sito in località Materdomini, compresa l’area circostante il perimetro della struttura» e che con lettera dell’Agenzia del Demanio pervenuta il 12 giugno dello scorso anno veniva notificata al Comune la determinazione a vendere quell’immobile demaniale inventariato al Patrimonio dello Stato «per un prezzo di cessione stabilito in 287.000 euro» e che l’11 luglio successivo il Comune di Brindisi «ha manifestato l’intendimento ad esercitare, il diritto di prelazione». 

Nella narrativa della delibera, ancora, si ricordava, tuttavia, che il 26 agosto 2008, l’Agenzia del Demanio, «comunicava che non poteva essere accolta la richiesta di acquisto per asserita tardività dell’esercizio del diritto di prelazione». E da qui era nato un contenzioso, con ricorso ai giudici amministrativi del Tar di Lecce «per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, delle procedure di vendita». 

Ed il Tar aveva accolto tale sospensiva e quindi il procedimento andava oltre e - dice ancora la narrativa - «nelle more della definizione del giudizio di merito, con lettera del 7 agosto 2009... l’Agenzia del Demanio ha riproposto l’offerta di vendita al prezzo originario di 287.000 euro alla sola condizione che questa Amministrazione Comunale rinunci alla controversia in atto con compensazione integrale delle spese di lite». 

Insomma era accaduto che i privati si erano tirati indietro, il bene era nuovamente disponibile ed il contenzioso non aveva più motivo d’esistere. Ed il Comune ha deciso che «tale offerta di vendita risulta accoglibile, conveniente e non comporta oneri ulteriori per il Comune, ripristinando il prezzo originario proposto, evitando gli oneri, i rischi ed i lunghi tempi di definizione del giudizio in corso e consentendo all’Ente di programmare importanti interventi di riqualificazione urbana dell’area, previa la demolizione del rudere del preesistente fabbricato insistente sull’area». Non molto, in verità, considerato che - voce ascoltata negli ambienti della maggioranza di governo - «gli enti generalmente vendono e non acquistano ruderi». Ma tant’è.

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