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In Puglia e Basilicata

«Le mie ceneri nello Jonio» Le volontà negate all'ammiraglio Ranieri

«Le mie ceneri nello Jonio» Le volontà negate all'ammiraglio Ranieri
L’ammiraglio Duilio Ranieri, spezzino di nascita, ha trascorso più di cinquant’anni a Taranto. Alla sua morte, il 18 novembre del 2008, aveva espresso il desiderio di essere cremato e che le sue ceneri fossero disperse in quel mare, lo Jonio, che aveva tanto amato. Ma le ultime volontà dell’ammiraglio non sono mai state rispettate. Colpa della burocrazia soffocante che governa gli uffici pubblici italiani e anche, forse, della cattiva volontà. A rivolgersi alla «Gazzetta» nella speranza di sollevare un problema che sta a cuore a tanti, quello della cremazione, è stato il figlio dell’ammiraglio, Giampiero Ranieri.

31 Agosto 2009

di Maristella Massari

TARANTO - È stato «l’uomo» del centenario dei sommergibili italiani. Fu lui ad organizzare le celebrazioni che portarono in città il presidente della repubblica Francesco Cossiga. Ma è stato anche il «padre» della moderna Scuola Sommergibili, uno dei vanti della Marina Militare italiana.

L’ammiraglio Duilio Ranieri, spezzino di nascita, ha trascorso più di cinquant’anni a Taranto. Alla sua morte, il 18 novembre del 2008, aveva espresso il desiderio di essere cremato e che le sue ceneri fossero disperse in quel mare, lo Jonio, che aveva tanto amato. Ma le ultime volontà dell’ammiraglio non sono mai state rispettate. Colpa della burocrazia soffocante che governa gli uffici pubblici italiani e anche, forse, della cattiva volontà.

A rivolgersi alla «Gazzetta» nella speranza di sollevare un problema che sta a cuore a tanti, quello della cremazione, è stato il figlio dell’ammiraglio, Giampiero Ranieri. «Mio padre è morto a Roma. Con non poche difficoltà sono riuscito a far trasferire la salma a Taranto, per offrire alla città la possibilità di salutarlo in occasione di un funerale coronato dagli onori militari. Secondo le sue volontà (e ancora una volta con difficoltà infinite) è stato cremato e le sue ceneri sono state conservate nel cimitero di Taranto. Nelle sue volontà - scrive Giampiero Ranieri -, c’erà anche il profondo desiderio di poterle disperdere in mare. Ma, dall’anno scorso, combatto per far applicare una legge che, a Taranto, sembra sconosciuta».

La legge citata dal figlio dell’ammiraglio Ranieri è la numero 34 del 2008. La Regione dispone che le ceneri possano essere disperse in mare su autorizzazione del Comune di riferimento. «A gennaio chiesi al Comune di Taranto come muovermi, ma trovai il buio totale: non ne sapevano nulla. Dopo alcune settimane mi fu risposto - prosegue Ranieri -, che la questione era in fase di definizione. A giugno scrissi ancora, ma non ebbi più notizie. Un paio di giorni fa sono tornato al Comune a chiedere informazioni e mi hanno detto, testuali parole, che la legge 34 a Taranto non vale perché manca un registro nel quale annotare le richieste di affidamento delle ceneri e l’ubicazione in cui avverrà lo spargimento. Insomma, è passato un anno e non posso ancora onorare le volontà di mio padre».

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